Brunello di Montalcino da collezione

di Loredana Ficicchia

Gli anni ’70 di Montalcino erano tutt’altra storia. Un luogo isolato, dove pochi avrebbero scommesso nonostante lì avesse casa il Brunello.

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E invece, nel Brunello ci ha creduto Alberto Marone Cinzano, un conte piemontese già produttore di spumanti e vermouth dalle bellissime etichette ancora vive nella nostra memoria.

La tenuta, allora Fattoria Sant’Angelo in colle, oggi Col d’Orcia (dal nome del fiume che l’attraversa) il Conte l’acquistò dalla famiglia Franceschi, un’ azienda che già aveva fatto parlare di sé nel 1933, per aver presentato il suo Brunello all’“Esposizione di vini” di Siena (prima mostra dei Vini d’Italia).

E questo, decine di anni prima che il Brunello diventasse un vino prezioso a livello internazionale. La prima doc, appuntata al petto dei Conti Marone Cinzano arriverà nel 1983 e avrà fra i maggiori clienti il Quirinale. Oggi a capo della tenuta, 150 ettari, 15 etichette per 700 mila bottiglie all’anno, c’è il figlio di Alberto, Francesco Marone Cinzano. Al suo fianco l’enologo siciliano Antonino Tranchida e un consulente pluripremiato, considerato il guru dei winemaker: Donato Lanati.

Nel maggio 2007, il Conte Francesco Marone Cinzano fu eletto presidente del Consorzio di tutela e promozione del Brunello.

Nel curriculum una formazione nel campo della comunicazione pubblicitaria, appassionato di caccia, scherma e vela d’altura, il presidente di Col d’Orcia ammette che elementi irrazionali influenzano spesso le sue scelte aziendali. In terra di Val d’Orcia sono diverse le aziende note nel mondo per il loro Brunello, ma la Col d’Orcia da subito alza la testa per la vocazione al collezionismo, con un patrimonio di 50mila bottiglie d’annata, custodite in cantina come gioielli in un caveau. Un patrimonio unico e prezioso, che solo poche aziende italiane possono vantare.

 

[penci_blockquote style=”style-2″ align=”none” author=”Conte Francesco Marone Cinzano”]Il Brunello è un vino di grande invecchiamento ed è per le annate storiche che è conosciuto. Alcuni Brunelli con 40 anni di età, sono eccezionali. Vini da meditazione oggi conosciuti con le etichette “Poggio al Vento” e “Nastagio”, due cru che raccontano due diversi territori. È la diversità del terroir della zona a fare grande il Brunello – quella diversità che esige naturalmente il biologico. Una scelta abbracciata dalla nostra azienda già dal 2008.[/penci_blockquote]

Vigneti, oliveti, seminativi e anche il parco della tenuta sono coltivati esclusivamente con pratiche naturali e sostenibili. Un ambizioso traguardo per Col d’Orcia, dove si coltiva anche il tabacco per i sigari toscani, che dalla vendemmia 2013 può etichettare i vini come biologici, così come per tutti i prodotti della tenuta.

Un progetto che culmina nel 2018, con l’uscita del primo Brunello biologico della fattoria con la vendemmia 2013.

Oggi il Brunello Col d’Orcia è un vino classico, prodotto con uve sangiovese in purezza, e commercializzato un anno dopo la vendemmia. Mantiene intatta la freschezza e le note fruttate del vino giovane e allo stesso tempo l’intensità che solo il terroir di Montalcino è in grado di esprimere.

Non è un caso se l’intero territorio di Montalcino ha il 15% di terreni vitati. Da sempre sostenitori della filosofia “i vini sono fatti nel vigneto”, Col d’Orcia ha deciso di dare dunque valore alle diversità del territorio. Così, in base al microclima e ai suoli, sono sorte due combinazioni particolari di questi elementi (Poggio al Vento e Nastagio).

Questi terreni danno vita a due vigneti di 7 ettari ciascuno, di altissima qualità e importanza.

Il Brunello di Montalcino Riserva Poggio al Vento fu piantato nel 1974 con l’arrivo dei Cinzano a Montalcino.

Nel 1982 la prima annata di produzione di “Poggio al Vento” Brunello di Montalcino Riserva: il vino viene affinato in grandi botti di rovere. Diventa ben presto una delle riserve più importanti della denominazione.

Il Brunello di Montalcino Nastagio fu piantato nel 2006, e la prima vendemmia è del 2011.

Un Brunello particolare, caratterizzato dal passaggio nel primo anno di affinamento in barrique di rovere francese (a differenza degli altri sangiovese che fanno solo botti di rovere di Slavonia e Francese).

Un vino che vuol distinguersi dal Brunello vendemmia e rimanere nel cuore dei consumatori. In cantina in tutto 15 etichette, tra cui Il Rosso di Montalcino, il Sant’Antimo rosso e bianco e il Banditella rosso di Montalcino.

© Riproduzione riservata.

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