Il Brunello di Franco Biondi Santi

di Redazione Ville&Casali

Mette quasi soggezione Franco Biondi Santi: questo autentico gentleman di quasi 90 anni porta un nome consegnato all’eternità da quello che riteniamo essere il vino più nobile d’Italia, il Brunello di Montalcino della Tenuta Il Greppo. Ed è stato lui a firmare alcune annate eccezionali, tra cui la ’75, la ’82, la ’90 e la ’97, “la migliore di sempre” ricorda, e la recente 2004, che con la Riserva ha conquistato il punteggio di 100/100. Nonostante tutto, però, la soggezione sparisce per diventare rispetto, ammirazione non appena questo signore in splendida forma ci accoglie con un caloroso sorriso e inizia a raccontare la storia della famiglia e del vino a questa intimamente legato. Infatti, quando gli domandiamo perché il Brunello Biondi Santi sia un vino eccezionale, lui risponde che è sicuramente per via dell’ottimale “equilibrio tra acidità e tannino“, ma soprattutto grazie “all’esperienza di famiglia“.

Il suo trisavolo Clemente Santi, farmacista e appassionato scrittore, non solo produsse diversi trattati sulla difesa del territorio e la viticoltura, ma diede vita egli stesso a eccellenti vini al Greppo – tenuta ereditata da sua madre Petronilla Canali – premiati addirittura in Francia. In proposito, Franco Biondi Santi fa notare giustamente che quel vino frizzante, per resistere a un viaggio tanto lungo e ai rischi di rifermentazione in bottiglia, doveva essere proprio buono. La passione del vino, poi, Clemente Santi l’ha trasmessa al nipote Ferruccio Biondi che, in onore delle due famiglie, cambiò il cognome in Biondi Santi. Fu lui a intuire le potenzialità dei terreni della tenuta in un’ottica di viticoltura di qualità, a rivoluzionare le vigne al Greppo dopo le distruzioni della fillossera e, con coraggio e lungimiranza, a decidere di puntare esclusivamente sul Sangiovese, o meglio sulla sottovarietà “brunello”, selezionando le vecchie piante madri sopravvissute e innestandole su vite selvatica.

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Iniziò così a produrre non il diffuso Chianti (“ce n’era fin troppo in Toscana e comunque mio nonno puntava a un qualità ben superiore“), bensì un rosso che maturava diversi anni in botte prima di essere imbottigliato. Ma un rosso con caratteristiche eccezionali di eleganza e longevità, anche se questo lo scopriranno solo diversi decenni più tardi prima suo figlio Tancredi e poi suo nipote Franco. Era nato il Brunello (stavolta maiuscolo), con la vendemmia 1888. Franco ne conserva ancora due bottiglie e una terza la “sacrificò” nel 1994 quando, stanco dei troppi Brunello che non potevano neanche paragonarsi a quello “originale” del Greppo, organizzò un’esclusiva verticale che abbracciava 100 anni, fino al 1888, tra annate indimenticabili quali 1925, 1945, 1955, 1964, 1970 (la prima vendemmia con Franco pienamente responsabile della produzione: il padre Tancredi era scomparso pochi mesi prima), 1983 e 1988. Chi ha avuto la fortuna di parteciparvi, ha detto che il 1888 era perfetto, in splendida forma. Invece, il 1955 è stato inserito tra i migliori 12 vini di sempre, ma già era salito alla ribalta mondiale quando fu scelto nel 1969 dal Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat in occasione del ricevimento in onore di HRH Elisabetta II, Regina d’Inghilterra. E Franco non manca di sottolineare, con malcelato orgoglio, che se all’epoca una bottiglia di ottimo Chianti costava tra le 110 e le 120 lire, la loro Riserva raggiungeva l’astronomica cifra di 1.960 lire. Però potevano permetterselo: qualità a parte, la produzione era estremamente limitata, circa 15mila bottiglie, quindi era per forza di cose un vino da appassionati.

Per curiosità, la Riserva 1955, a listino Biondi Santi, oggi costa 5.700 euro, la 2004 (l’ultima commercializzata) 220; inoltre, la produzione è sì cresciuta, ma è tuttora su livelli artigianali: poco più di 40mila bottiglie annue di Brunello Annata e 14mila di Riserva, nelle vendemmie migliori, oltre a uno spettacolare Rosso di Montalcino (darebbe la paga a buona parte dei Brunello oggi prodotti nella Denominazione), un sorprendente Rosato di Toscana dalla vinificazione in bianco, o meglio in rosa, del Sangiovese (“mia moglie era stanca delle macchie di vino sulla tovaglia” ci risponde sorridendo Franco quando gli chiediamo perché mai si sia cimentato con un rosé) e, naturalmente, l’olio, gustosissimo, prodotto da un blend di Correggiolo, Leccino, Moraiolo e Olivastra di Montalcino spremute a freddo con molazze di pietra. I più attenti avranno notato anche un Rosso di Montalcino Fascia Rossa: è il Brunello declassato, nelle annate in cui Franco ritiene che la qualità non sia tale da poter produrre Brunello. Finora è successo solo tre volte – 1989, 1992 e 2002 – ma è indice del rigore, della serietà di questo produttore.

Franco è nato nel 1922, un anno fondamentale per Il Greppo. Il padre Tancredi, infatti, rimase l’unico dei fratelli a condurla e a produrvi il Brunello. Fu un po’ l’anno della rinascita per la tenuta e lo stesso vino che vi veniva prodotto, per questo Franco ama dire che il Brunello del Greppo è “suo fratello”. Gemello, verrebbe da aggiungere, visto che da quel momento hanno iniziato, fianco a fianco, un cammino pieno di successi, prima entrambi sotto la guida del padre Tancredi, poi, dal 1970, con Franco a condurre per mano, anno dopo anno, quel fratello verso successi ancora maggiori. Se il padre, infatti, era un enologo di eccezionale abilità (ricevette la medaglia d’oro per “abilità enotecnica” già nel 1925) che il Brunello del Greppo aveva messo a punto e perfezionato, Franco è stato non meno abile a portarlo sugli eccezionali livelli di oggi, sia dal punto di vista enologico, sia della comunicazione. Non solo. Già trent’anni fa, Franco è stato talmente lungimirante da aver isolato e riprodotto, con il supporto dell’Università di Firenze, il clone BBS/11 (Brunello Biondi Santi 11, dal numero della pianta: è l’unico caso in cui un clone ha lo stesso nome del produttore) dalle piante vecchie, quelle originali del nonno. E sempre Franco ha avviato da solo uno studio delle sottozone della DOCG di Montalcino per dimostrare la differenza di terroir tra Il Greppo e il resto della Denominazione: purtroppo quello studio giace da 15 anni in un cassetto del Ministero delle Politiche Agricole…

A proposito, oggi si abusa del termine terroir, il più delle volte a sproposito. Il suo significato esatto potrebbe essere sintetizzato come “insieme di caratteristiche pedoclimatiche e lavoro dell’uomo che danno vita a un vino unico“. È proprio il caso del Brunello Biondi Santi e della sua unicità: un terreno particolare, Il Greppo, e una mano abile, quella della famiglia Biondi Santi. Ma il futuro? Franco è il solo amministratore e responsabile della produzione. I passati screzi con il figlio Jacopo sono risolti e questi ora cura la distribuzione dei vini del Greppo al fianco dei propri, prodotti in Maremma. Nel frattempo, il giovane Tancredi, figlio di Jacopo, studia agraria e prenderà l’indirizzo enologia. Sta già affiancando il nonno in vigna e in cantina, assicurando quella continuità generazionale di padre in figlio che ha portato alla nascita di questo vino eccezionale.

di Alberto Lupetti

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