Dar Chez Inès: i racconti sognanti del viaggio a Kelibia


La scrittrice francese Françoise Lefebure, da sempre interessata al design e all’arredamento, qualche anno fa ha scritto una lettera in cui illustra con parole calde e sognanti, i luoghi visitati e le sensazioni provate durante la sua permanenza in un villaggio della Tunisia: Kelibia. Attraverso il suo racconto ci s’immerge totalmente in un’atmosfera fatta di luci calde e profumi mediterranei. La scrittrice soggiornava al Dar Chez Inès, una casa decorata con cura da un esteta italiano, tale Paolo Perrelli.

Lettera da Kelibia

dar chez ines kelibiaSuggestioni di un villaggio senza tempo

Il posto preferito di Françoise era la terrazza dell’abitazione, sulla quale saliva ogni giorno per percepire le pulsazioni provenienti dalla città e per ascoltare il tempo che trascorreva calmo. Ogni giorno, in quel punto, aveva la sensazione di partire per un nuovo viaggio; il cielo quasi grigio contornato da brusii lontani, i canti che risuonavano dalla medina e l’aria soave nell’ora del tramonto, accompagnavano la sua mente tra i panni stesi sui fili nelle stradine di Kelibia e nei cortili invasi di ragazzi che giocavano a palla, tra scoppiettanti Mobylette e profumi di gelsomino.

Kelibia è un villaggio molto grande, “né bello, né brutto, semplicemente naturale, fuori da sentieri troppo battuti dal turismo”, come scriveva la stessa Françoise, che spiegava quanto questa città fosse “maledettamente mediterranea” a causa delle sue continue invasioni, durante i secoli, da parte di moltissimi popoli, tra cui arabi, spagnoli, turchi, romani e punici, questi ultimi, in particolare, ne avevano fatto un punto commerciale di Siracusa. Kelibia, infatti, si affaccia proprio sul mare e la scrittrice racconta di come, sporgendosi un po’, nelle giornate di tempo sereno, si possa addirittura intravedere la costa siciliana.

Il soggiorno a Dar Chez Inès

dar chez ines kelibiaOltre la flotta di pescherecci, al di là della cittadella in cui la protagonista di questi splendidi racconti sognanti, andava alla ricerca di libri d’occasione e a gustare il tipico tè alla menta in un bar del Porto Vecchio, si scorgono le lunghe spiagge di sabbia bianca. Lo stesso colore che predominava la Dar Chez Inès, la deliziosa casa di cui era ospite. Il proprietario era un italiano, Paolo Perrelli, esteta ed esperto di arredamento, che una volta arrivato in Tunisia, non l’aveva più voluta lasciare. Françoise narra che il suo ospite, nel 2007, dopo aver fatto i lavori per la ristrutturazione dell’immobile, aveva restaurato le due stanze che si trovano subito fuori dal salone principale, aggiungendone una nuova. Questa composizione architettonica rendeva al soggiorno la particolarità di essere fuori dal tempo.  Prosegue la scrittrice:

Sì, sembra fatta per lui questa casa nascosta nella medina, fiancheggiata da un pavimento anni sessanta, di una cupola, di un immenso spazio al centro, con delle aperture a croce e una terrazza per andare a fare la siesta o per leggere un romanzo.”

L’ospite esteta italiano

Con una madre costumista di teatro, il signor Perrelli non poteva far altro che sviluppare uno spigliato gusto per le decorazioni, che lo portavano a lasciare liberamente sparse per casa le sue sculture, gli specchi di sua creazione, o ancora, le lettere maiuscole realizzate da artigiani locali. Tra vino bianco e chiacchiere, la scrittrice francese riuscì a rubare i racconti del proprietario della Dar Chez Inès, il quale le spiegò come, una volta preso possesso della casa, non aveva voluto stravolgerla, preferendo, piuttosto, prenderla per mano e modificarla al fine di toglierle un po’ di polvere, rinfrescarla e renderla ancora più desiderabile. Lo stile di questo italiano appassionato di architettura era armonico, l’equilibrio dei colori e delle decorazioni veniva fuori dalla sua costante ricerca della semplicità. Il signor Perrelli si aprì con la nostra protagonista, confidandole i suoi progetti futuri, tra cui la sua voglia di rendere omaggio alla città di Kelibia e la sua intenzione di continuare a disegnare mobili, o letti in legno torniti come quelli della sua camera da letto. Tra le aspirazioni di questo esteta c’era addirittura quella di aprire a Tunisi un luogo ampio che potesse diventare un museo d’arte contemporanea.

Tutto ciò che rimane da fare dopo suggestioni così esotiche e atmosfere tanto sognanti, è prenotare un volo diretto per il grande villaggio di Kelibia e andare a vedere con i nostri occhi quello che Françoise Lefebure descriveva in modo romantico e spensierato.

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