Ristrutturazione di un ex riseria nel Ticino


All’inizio degli anni 2000, quando da Milano si cercava una casa nei dintorni, l’architetto Alberto Clementi ebbe un’idea alternativa, osteggiata dai costruttori locali, di trasformare in abitazione una vecchia risiera del Novecento abbandonata. Una struttura che ormai si trova nel centro abitato di Abbiategrasso, una cittadina di 30 mila abitanti che oggi soffre di una malattia opposta, quella della fuga verso Milano, per ferrovia mal collegata anche se a solo un quarto d’ora da Porta Genova. Eppure Abbiategrasso è il comune lombardo con più terreno, dove gli abitanti vanno in bicicletta e possono godere di un’aria certamente migliore di quella che si respira nella capitale lombarda. Per non parlare dei prezzi degli immobili che oggi si aggirano sui 2mila euro al mq.

Nel cuore del Parco del Ticino, la riseria di circa 1300 mq è stata trasformata in una dozzina di grandi  appartamenti e in sei piccoli studi. L’architetto Clementi ha voluto conservare l’estetica industriale del complesso rendendo molto funzionale l’immobile, per esempio introducendo il riscaldamento a serpentina nel pavimento o isolando meglio i tetti ma lasciando le tegole marsigliesi.

L’appartamento qui pubblicato è, quindi, uno dei più belli di una lungimirante operazione di ristrutturazione che gode di una magnifica v sta sul parco e sovrasta una ex fossa viscontea. Dall’ingresso si entra direttamente nel living e si coglie con uno sguardo quasi tutta la casa: il soggiorno, la sala da pranzo, la cucina e due soppalchi, uno destinato alla camera da letto dei padroni di casa e un altro destinato a studio e libreria. Vicino alla cucina si apre una porta verso un ex silos, ora trasformato in due camere da letto e bagno per i due figli della coppia.

Buona parte dei mobili inseriti nell’arredamento appartenevano ai padroni di casa, ma qualche pezzo moderno è stato inserito qua e là, come il divano color prugna realizzato da un artigiano veneto, scelto con una nuance che alcuni anni fa non era di moda in Italia ma che si poteva facilmente vedere a Londra, ricorda l’architetto. Ai tempi del Britpop, il movimento musicale rock nato negli anni ottanta.

Il tavolo da pranzo, così come la credenza, sono pezzi degli anni Quaranta. I lampadari sono stati acquistati ad Asolo e sono oggetti di recupero che per i loro colori variopinti sono piaciuti sia all’architetto sia ai proprietari. Nel salone spicca la parete grigia con le pulegge e le ruote di ferro, un tempo utilizzate per la lavorazione a catena del riso che si distribuiva nei due piani sottostanti.

L’architetto Clementi spiega:

La parete è stata verniciata con una pittura trasparente opaco lasciando i segni e le scritture del tempo, il racconto di cento anni di lavoro.

Sul muro, alcuni Thangka antichi nepalesi, ricordo di un viaggio dei proprietari e un quadro con il volto di una donna, opera dello stesso architetto che ama dipingere con la tecnica della sovrapittura, spesso utilizzando cartelli pubblicitari. Appoggiato alla parete un antico mobile da falegnameria. L’ambiente cucina, oltre ad accogliere i mobili della Valcucine, contiene un tavolo proveniente da un bistrot francese, acquistato presso un rigattiere. È stata cambiata la base in cristallo e sono state aggiunte delle sedie Kartell colorate, opera di Philippe Starck. La cucina è separata da una quinta dal salone, ma aperta da una feritoia, resa impermeabile da un mosaico nero, per non lasciare solo chi prepara i cibi. Nell’ampio salone a doppia altezza, come anche sui soffitti dei soppalchi sono stati inseriti dei lucernai per illuminare meglio gli ambienti. La struttura industriale dell’abitazione è stata resa calda e accogliente grazie alle capriate in legno di larice e ai pavimenti in listoni di abete. Anche i serramenti nuovi sono stati rifatti con le stesse caratteristiche di quelli antichi.

Di Marcella Guidi

 

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