Bioarchitettura ad Anghiari


Piccoli borghi, antichi essiccatoi del tabacco e casali punteggiano i morbidi declivi intorno ad Anghiari, in Toscana. Molti sono abitati dai coltivatori di queste terre argillose e ferrigne, altri sono stati riportati in vita da coloro che scelgono di abbandonare la città per cercar rifugio in un modus vivendi più vicino alla natura. Tra questi, Anna Serra e Luca Giampani, architetti novaresi che hanno scelto di ristrutturare il loro casale, un antico essiccatoio del tabacco e rimessa agricola, con cura filologica nell’intento di preservare lo spirito del luogo, seguendo i principi della bioarchitettura.

Il casale di Anna Serra e Luca Giampani conserva oggi l’antica atmosfera e l’anima agreste, nonostante abbia perso l’originaria funzione: le facciate in pietra e mattoni, ad esempio, sono rimaste inalterate o pazientemente ricucite, mentre l’imponente canna fumaria esterna caratterizza la parete cieca, su cui restano leggibili gli interventi che si sono susseguiti nel tempo. L’abitazione svela la sua essenza non appena si varca la soglia in pietra, unico vano a doppia altezza, di cui si è conservato l’antico volume, vero e proprio ‘loft di campagna‘, che si sviluppa intorno a un grande camino in pietra. Si sale poi al piano superiore percorrendo l’antica scala in pietra, delimitata dall’alternarsi di lanterne in ferro che ascendono alla zona notte creando un originale parapetto.

Gli interni del casale sono arredati con vecchi mobili di famiglia restaurati che si affiancano a pezzi di design, oggetti etnici e manufatti di artigianato locale provenienti dai fiorenti mercati dell’antiquariato della zona. I colori riprendono quelli delle terre toscane, i materiali conservano la patina del tempo o sono stati lasciati ossidare naturalmente. Gli antichi tessuti in lino si accostano alle nuove trame in fibre naturali tinte con pigmenti vegetali. Accanto agli arredi del secolo scorso, convivono moderni pezzi di design, come le poltrone in stampo plastico di Kartell, le Bubble Club di Starck, e il divano rivestito di candido lino di Christian Laigre. Tavolini e consolle provenienti da antiquari toscani e brocante francesi, si accostano poi a oggetti dal sapore coloniale. Completa l’arredo l’inserimento di alcuni mobili di famiglia, come il cassettone per toilette con il piano in marmo di Carrara, lo specchio e i contenitori in legno. La cucina, poi, che richiama i vecchi banconi da fabbro e le paratie in ferro che schermavano i fuochi e regolavano l’essicazione del tabacco, è concepita come una struttura monolitica rivestita in ferro ossidato, trattato con oli naturali che avvolge una vasca in pietra.