Loft di campagna ad Anghiari

di Redazione Ville&Casali

Attraversando la strada che porta ad Anghiari, si scende verso la valle del Sovara e, a pochi metri dal centro abitato, ci si ritrova in aperta campagna toscana, in un posto incantato, riparato dalle quinte delle colline aretine, una valle coltivata a campi di girasole, grano ed erba medica. Piccoli borghi, antichi essiccatoi del tabacco e casali si contendono il predominio dei poggi e punteggiano i morbidi declivi, molti abitati dai coltivatori di queste terre argillose e ferrigne, altri riportati in vita da coloro che scelgono di abbandonare la città per cercar rifugio in un modus vivendi più vicino alla natura. Tra questi, Anna Serra e Luca Giampani, architetti novaresi che hanno scelto di ristrutturare il loro casale, un antico essiccatoio del tabacco e rimessa agricola, con cura filologica nell’intento di preservare lo spirito del luogo, seguendo i principi della bioarchitettura.

Alla dimora si accede dal giardino a terrazze, che si affaccia sulla valle e guarda verso il tramonto, uno spazio aperto, informale e legato alla campagna, piantumato con ulivi, rosmarini, lavande, argentei cespugli di santolina e rose rampicanti. Il casale conserva oggi l’antica atmosfera e l’anima agreste, nonostante abbia perso l’originaria funzione: le facciate in pietra e mattoni, ad esempio, sono rimaste inalterate o pazientemente ricucite, mentre l’imponente canna fumaria esterna caratterizza fieramente la parete cieca, su cui restano leggibili gli interventi che si sono susseguiti nel tempo. L’abitazione svela la sua essenza non appena si varca la soglia in pietra, unico vano a doppia altezza, di cui si è conservato l’antico volume, vero e proprio loft di campagna, che si sviluppa intorno a un grande camino in pietra, archetipo del focolare, che riunisce la famiglia e gli amici, in un caldo e avvolgente rifugio.

Anticamente destinato ad essiccatoio del tabacco e ad opificio per la preparazione e confezione delle preziose foglie di Kentucky, l’edificio è stato in parte soppalcato per creare una zona notte; le camere, divise da porte recuperate da vecchi granai, affacciano direttamente sul volume centrale a tutta altezza. Si sale al piano superiore percorrendo l’antica scala in pietra, delimitata dall’alternarsi di lanterne in ferro che ascendono alla zona notte creando un originale parapetto. Tra le antiche travi in legno di rovere e le pianelle in cotto della copertura sono stati rinvenuti originali meccanismi a leva per il controllo dei fumi nel processo di essiccazione del tabacco, ora riutilizzati per la regolazione di tiraggio del camino. Gli interni, contenitori di affetti e di ricordi, sono arredati con vecchi mobili di famiglia restaurati che si affiancano a pezzi di design, oggetti etnici e manufatti di artigianato locale provenienti dai fiorenti mercati dell’antiquariato della zona.

I colori riprendono quelli delle terre toscane, i materiali conservano la patina del tempo o sono stati lasciati ossidare naturalmente. Gli antichi tessuti in lino si accostano alle nuove trame in fibre naturali tinte con pigmenti vegetali. Accanto agli arredi del secolo scorso, convivono moderni pezzi di design, come le poltrone in stampo plastico di Kartell, le Bubble Club di Stark, e il divano rivestito di candido lino di Christian Laigre. Tavolini e consolle provenienti da antiquari toscani e brocante francesi, si accostano poi a oggetti dal sapore coloniale. Completa l’arredo l’inserimento di alcuni mobili di famiglia, come il cassettone per toilette con il piano in marmo di Carrara, lo specchio e i contenitori in legno. La cucina, poi, che richiama i vecchi banconi da fabbro e le paratie in ferro che schermavano i fuochi e regolavano l’essicazione del tabacco, è concepita come una struttura monolitica rivestita in ferro ossidato, trattato con oli naturali che avvolge una vasca in pietra.

Il salvataggio del manufatto, compiuto dagli architetti piemontesi, è partito da una minuziosa rimozione degli elementi non pertinenti ed ecologicamente dannosi, per poi passare alla fase del restauro. Per tutti gli interventi sono stati utilizzati materiali di recupero, provenienti da siti limitrofi. In Toscana, fortunatamente, non è mai venuta meno la prassi del riutilizzo dei materiali d’epoca, visto che è ancora possibile reperire, nella quasi totalità delle rivendite edili, accanto ai prodotti di nuova concezione, anche una vasta scelta di elementi storici. L’intervento sulle murature è consistito nella ricucitura degli elementi presenti con materiali affini a quelli esistenti, come i ciottoli trovati nei campi adiacenti il casale; ove necessario, gli architetti hanno realizzato nuove strutture portanti antisismiche e inserito materiali isolanti e traspiranti tratti da fibre naturali.

La copertura ha, invece, beneficiato di un completo smontaggio degli elementi, restauro e riposizionamento di tutte le strutture originali. Ove mancanti, sono state utilizzate travi in legno di rovere centenare, lasciate al naturale. Il camino, di grandi dimensioni, è stato costruito riprendendo gli stilemi del luogo, ma ottimizzato e personalizzato per il volume e la forma dell’ambiente da riscaldare, adottando le più moderne (ed antiche) conoscenze riguardo la proporzione tra le dimensioni e l’altezza del focolare, quelle della canna fumaria, tenendo conto anche dei venti dominanti. Anche i pavimenti hanno avuto un ruolo importante nella fase di ricostruzione del casale. La pavimentazione del soggiorno e cucina è in pietra grigia, della stessa tonalità di quella descritta nei minuziosi naturalistici fondali degli oli ed affreschi rinascimentali, da Leonardo a Piero della Francesca, e lascito delle eruzioni in epoche geologicamente lontane del vicino monte Fumaiolo.

Per i pavimenti delle camere è stato scelto, invece, il massello di castagno in doghe maschiate, ma lasciato con superfici grezze. La terra, l’argilla toscana, entra nella casa negli impasti degli intonaci, con colori caldi e neutri che danno profondità materica alle superfici, per un effetto molto più “vero” di una “superficiale” tinteggiatura, ripresi direttamente dalle malte originarie recuperate dalla muratura. Nelle sere d’estate i proprietari indugiano con gli amici intorno al grande tavolo in pietra del giardino, antico balcone recuperato, al lume di candela, ascoltando i rumori della notte. Di primo mattino e all’imbrunire, sorseggiando un’aromatica tisana di erbe officinali, è facile scorgere famiglie di cerbiatti, solitarie volpi o piccoli falchi che si avvicinano curiosi a questa suggestiva dimora, di romantica e aspra bellezza.

di Aldo Mazzolani
foto di Corrado Bonomo

© Riproduzione riservata.

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