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18 Gennaio 2019
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Umanità in vigna: Wine Resort in Sicilia

Intorno alla vigna deve poter volare l’ape. È la logica del sistema ad alberello, tanto cara ai contadini del secolo scorso a cui ha giurato fedeltà un imprenditore arrivato da Milano in questo spicchio di terra assolata, a un passo dal mare che unisce l’Africa alla Sicilia orientale, per creare il suo Wine Resort.

In vigna, l’umanità proviene da un alberello

Siamo a Chiaramonte Gulfi, nel ragusano, lì dove Vito Catania, nel 1995 decise di impiantare le viti in 70 ettari di terreno siciliano per il suo Wine Resort, stringendo un sodalizio con un enologo del luogo, Salvo Foti.

Il ritorno alle vigne della terra natia dopo anni e anni trascorsi in Francia e poi a Milano (la sede commerciale di Gulfi è ad Arcore) poggiava su un sentimento, fare “vini umani”, teorizzando al contempo l’aridocoltura, trasformando uno svantaggio (la terra arida) in una caratteristica unica.

Nuovi modi per coltivare in vigna

Sin dagli esordi con Vito (scomparso nel 2017), abbiamo deciso di sfruttare le risorse preesistenti, formando le persone da mandare in vigna. Servono mani non macchine in questo modo conserviamo le vigne in gran parte ad alberello come da tradizione, con un lavoro completamente manuale, nello spirito dell’azienda Gulfi. Le piante non vengono irrigate per spingere le loro radici in profondità alla ricerca dell’acqua. Così la pianta si immunizza dai fenomeni esterni oltre ad estrarre minerali e sostanze nutritive che faranno esprimere ai vini le diverse sfaccettature di questo territorio.

Salvo Foti, enologo del Wine Resort

I benefici del vino biologico

E così mentre la concorrenza si innamorava dello Chardonnay, introducendolo in vigna, Vito e Salvo tessevano la tela intorno ai vitigni autoctoni come il Frappato, il Nero d’Avola, il Nerello Mascalese e il Caricante (oggi le doc in commercio sono Caricantj, NeroIbleo, NeroSanlorè e NeroBufaleffj). Proprio per la filosofia aziendale basata sul rispetto della natura, Gulfi ha sposato il Biologico, con rese per ettaro inferiori al sistema tradizionale, ma con una maggior tutela del territorio e del consumatore finale. La concimazione della vigna avviene con il letame naturale e tra i filari si coltivano le favette che forniscono un buon apporto di azoto al terreno.

Un vero Wine Resort circondato da 70 ettari vigne

Il Wine Resort siciliano dispone di circa 70 ettari vitati, con una media di 8300 viti per ettaro, dove si coltiva principalmente Nero d’Avola, in terreni di diverse caratteristiche, situati intorno alla città di Pachino (35 ettari), ad un’altezza di 50m dal livello del mare. Nei 20 ettari di Chiaramonte si coltiva il Frappato, vitigno autoctono del ragusano e il Caricante. Altri due ettari di vigne sono sull’Etna, dove si coltiva il Pinot nero. “Ed è proprio la composizione dei terreni che dà ai diversi vini di Gulfi sfaccettature diverse – riprende Salvo Foti, l’enologo catanese considerato l’artefice della rinascita enologica della Sicilia sud-orientale. La sua competenza e conoscenza del territorio, gli permisero di capire sin dall’inizio che le terre ereditate erano le più vocate per la coltivazione del Nero d’Avola.

Convinzioni, queste, che Vito Catania ha dato alle stampe nel volume “La Sicilia del vino” per i tipi di Maimone edizioni, un’opera a più mani che racconta il forte sviluppo della viticoltura in Sicilia, offrendo un quadro storico che partendo dall’antichità arriva ai nostri giorni. Oggi l’azienda Gulfi, in grande spolvero anche per il rinomato ristorante “Locanda Gulfi”, con lo chef Carmelo Floridia, è guidata dal figlio di Vito, Matteo. Sempre con il forte sostegno dell’enologo Salvo Foti che promuove i vini anche all’estero, principalmente in Usa, Giappone e Germania.

di Loredana Ficicchia

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