Vivere in una torre sull’orma dei Templari

di Enrico Morelli

Luca Boncompagni, imprenditore fiorentino nel settore della moda, ha riportato a nuova vita una costruzione dell’anno mille a Bibbona, grazie all’interior designer Mariquita Papi.

La prima volta che si attesta il toponimo del Castello di Bibbona con la sua torre risale al 17 giugno del 1040.

Da una figura, conosciuta Ermellini, figlia di Farolfo Farolfi,  famiglia aristocratica lucchese di origini longobarde del casato degli Aldobrandeschi. Si pensa che il Castello di Bibbona fosse già sorto qualche decennio prima, costruito in pietra tufacea nella parte più alta del borgo. La torre principale è protetta da un doppio ordine di mura e adibita ad abitazione e difesa dei Conti Farolfi, in caso di guerra.

[penci_blockquote style=”style-2″ align=”none” author=”Luca Boncompagni, attuale proprietario e imprenditore fiorentino dell’alta moda”]Si dice che ogni incontro è predestinato da un Karma o così a me piace pensare.[/penci_blockquote]

Luca Boncompagni è da sempre appassionato di storia medievale e dai luoghi dove i Templari hanno lasciato le loro testimonianze.

Come a Bibbona, in provincia di Livorno. Una testimonianza dei Templari è la chiesa di Santa Maria della Pietà, situata ai piedi del borgo.

L’imprenditore fiorentino durante una gita a Bibbona qualche anno fa visita anche una chiesa romanica, ridisegnata da Leonardo da Vinci.

È la chiesa di Sant’Ilario e Bartolomeo,  ove una pietra riportante la croce dei Templari lo induce ad entrare. Lì avviene il primo incontro con la torre, detta “La Rocca di Bibbona”, dipinta insieme al borgo e ai santi, su tela cinquecentesca del pittore Bernardino Sei. Uscendo, l’imprenditore che abita anche a Firenze in una torre, avverte una forte pulsione verso una costruzione a pianta quadrata, situata dietro la chiesa. Meravigliato da questi segni del destino, decide di comprarla. Le trattative per l’acquisto sono lunghe, così come gli anni per il recupero, ben tre.

[penci_blockquote style=”style-2″ align=”none” author=”Mariquita Papi, architetto e interior designer toscano”]L’incontro con il proprietario è stato istintivo e nasce dal fatto che è nota la mia passione e dedizione nell’affrontare lavori di questo tipo, dove il rispetto della storia è sacro, e nessun intervento artefatto deve cambiare l’anima dei luoghi. [/penci_blockquote]

Insieme, Luca Boncompagni e Mariquita Papi, hanno percorso la strada dell’uso totale dei materiali di recupero per riportare la torre agli antichi fasti.

Le mani sapienti di maestranze e artigiani locali, hanno fatto sì che tutto l’edificio sia stato restaurato, nel rispetto del manufatto esistente.

[penci_blockquote style=”style-2″ align=”none” author=”Marquita Papi, architetto e interior designer toscano”]Alla torre mancava il terrazzamento di colmo che è stato ricostruito ridandole il suo ruolo di ‘sentinella’ che vigila a 360 gradi su tutto il territorio collinare circostante, sino al mare. [/penci_blockquote]

La torre si sviluppa in cinque piani coperti più il terrazzamento, comunicanti tra loro da scale circolari centrali in ghisa, fatte fare su misura dal propietario e da una scala in pietra, già esistente e recuperata.

[penci_blockquote style=”style-2″ align=”none” author=”Mariquita Papi, architetto e interior designer toscano”] Abbiamo riflettuto molto sugli interni. La torre richiedeva estremo rigore. Forse il contrasto con interni modernissimi poteva funzionare, ma alla fine ho capito che la famiglia avrebbe voluto trovare tracce di storia anche negli arredi. Per cui ho combinato il rigore con la matericità degli elementi.[/penci_blockquote]

Il grande portale in pietra serena riportante lo stemma della famiglia Boncompagni, accoglie una stufa in ghisa inglese, e la bellissima Lacanche, nera e in ottone.

Dietro, a protezione, il rivestimento di piastrelle di pietra lavica vetrificata nera, con decori  floreali bianchi. Grande piano con lavello scavato  in travertino e, sotto, elettrodomestici a libera installazione e sportelli in ferro nero. Una grande credenza antica e il tavolo della cucina, con un piano di piombo completano gli arredi. Il risultato è una cucina di grande impatto, con pavimento in cotto nero fatto a mano, con la tecnica dei vasi di cotto nero etruschi, al piano terra.

La zona living, al primo piano, presenta un grande camino di pietra serena, dentro il quale è stata collocata una stufa in ghisa.

Anche i termosifoni sono in ghisa. Le scale in pietra sono antiche e sono state protette con una lastra di cristallo. Conducono ai due piani superiori  dove sono state disposte le camere da letto. Il corridoio rivestito di stampe antiche, si affaccia sulla camera dei figli con il letto a baldacchino di ferro, settecentesco.

Il bagno è completamente rivestito di mosaico di bardiglio.

[penci_blockquote style=”style-2″ align=”none” author=”Mariquita Papi, architetto e interior designer toscano”]L’ultimo piano è adibito completamente a camera padronale. Il bagno è in mosaico e le cornici sono di travertino. Tutti i pavimenti dei piani, eccetto quello della cucina sono di quercia di recupero: lunghe plance di 8 cm di spessore che provengono da un castello. Anche le travi sono tutte antiche. Terminato il progetto, il rapporto intenso e piacevole di lavoro con la famiglia Boncompagni si è trasformato in amicizia perché questo è un luogo dove le luci e le ombre lasciano il posto all’anima.[/penci_blockquote]

Foto di Stefano Scatà

© Riproduzione riservata.

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