Marc Sadler: il design è curiosità e sperimentazione

di Sara Perro

L’occasione di un incontro con Marc Sadler è la presentazione al Salone del Mobile della cucina di Sei di Euromobil, sistema d’arredo caratterizzato dallo spessore di 6 millimetri per piani, fianchi e mensole: un connubio tra laminati e materiali nobili, in un linguaggio estetico che punta sul contrasto e la versatilità, ma non dimentica sacrosante ragioni di costo. E così, alle configurazioni “tutto laminato” si affiancano versioni più pregiate con l’utilizzo di marmi, legno, acciaio inox. «È un prodotto che vuole essere popolare senza trascurare lo stile – spiega a Ville&Casali – come un’utilitaria con gli interni in cashmere».

All’ultimo Salone, i suoi progetti erano tra le proposte di 10 aziende diverse (Antrax, Riva1920, Listone Giordano, Desirée…) ma Marc Sadler, celebre designer francese nato in Austria, cosmopolita e da due decenni “milanese”, collabora anche con il mondo produttivo dei piccoli e grandi elettrodomestici e dell’illuminazione, oltre a essere ancora impegnato con i maggiori gruppi internazionali nel settore dello sport, quello che gli ha procurato il successo.

Porta la sua firma il primo scarpone da sci negli anni ‘70 in materiale termoplastico riciclabile, così come il paraschiena che è nella collezione del MOMA di New York, ma soprattutto ha salvato la vita a molti motociclisti.

La provenienza dal settore dei materiali plastici, dove ricerca e sperimentazione sono più spinte, gli ha consentito di trasferire conoscenze negli ambiti più classici del design, tracciando un percorso professionale davvero trasversale, durante il quale ha disegnato scarpe sportive, mazze da golf, divani, lampade, valigie, solo per parlare degli ultimi anni.

Sadler ha vinto quattro volte il Compasso d’Oro, l’ultima nel 2014 con il banco frigo-gelato Bellevue per IFI. «Abbiamo imparato reciprocamente – dice, con il consueto understatement, parlando di questa collaborazione – e sarò davvero contento quando ci sarà un evidente ritorno per l’azienda…».

Perché a interessare questo professionista super-affermato che ha mantenuto intatti la curiosità e l’entusiasmo degli esordi, è l’imprenditoria (con il suo patrimonio tecnico, le sue dinamiche impalpabili e le sue logiche stringenti) e soprattutto la capacità di intraprendere avventure progettuali e produttive con aziende coraggiose che, anche grazie al suo contributo, “svoltano”. «Si tratta di fare bene cose che servono – conclude -. Quello che mia nonna chiamava buon senso. Mi piace pensare che ogni tanto ci riesco».

di Paola Pianzola

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