Raffaello e l’eco del Mito, la mostra a Bergamo


All’Accademia Carrara di Bergamo, uno dei maggiori musei d’Italia, si può ammirare una straordinaria opera giovanile di Raffaello Sanzio, il San Sebastiano (1501-1502). Riallacciandosi a questo dipinto è nato il percorso della grande mostra “Raffaello e l’eco del Mito” ( fino al 6 maggio nell’adiacente Galleria d’arte moderna e contemporanea, GAMeC, con sede nel quattrocentesco convento, ristrutturato dallo Studio Gregotti), che anticipa le celebrazioni del 2020 per i cinquecento anni dalla morte dell’Urbinate. Istituita nel 1796 grazie a Giacomo Carrara, la Pinacoteca, nel neoclassico palazzo dell’Accademia, oltre a possedere la raccolta di dipinti del donatore, nel corso di oltre due secoli si è arricchita con lasciti di grandi collezionisti, quali Gugliemo Lochis (a cui apparteneva il San Sebastiano), Giovanni Morelli e Federico Zeri, e oggi conta migliaia di opere fra pitture e disegni, sculture e stampe, libri antichi e monete, mobili e porcellane.

Le sue collezioni, che attraversano cinque secoli, vanno da Pisanello a Mantegna, da Giovanni Bellini a Tiziano, da Tiepolo e Canaletto ad Hayez e a Lorenzo Lotto. Opere di questo artista  rinascimentale veneziano si trovano in molte chiese cittadine, come in quelle di Santo Spirito, di San Bartolomeo e di Sant’Alessandro in Colonna nella Città Bassa. Qui il luogo più animato è il Sentierone, l’alberato “passeggio” dei bergamaschi, mentre nella vicina Piazza Cavour sorge il Teatro Donizetti (ora in restauro), di impianto settecentesco, dedicato al compositore, una fra le maggiori celebrità cittadine. Sovrastano e cingono la Città alta le Mura venete del XVI secolo, edificate dalla Repubblica di Venezia, distruggendone di preesistenti, insieme alla basilica del patrono San Alessandro, allo scopo di creare una roccaforte inespugnabile ai confini del suo territorio. Lunga oltre 6 km e con un’altezza che raggiunge i 50 m., nel 2017 questa gigantesca opera militare è divenuta patrimonio Unesco. Delle quattro porte, contrassegnate dal leone di San Marco, quella cinquecentesca di San Giacomo, sul lato sud, è forse la più bella, mentre a nord attraverso la porta San Lorenzo passò Giuseppe Garibaldi, quando nel 1859 liberò Bergamo dal dominio austriaco. Medioevo e Rinascimento si intrecciano e coesistono nella città alta, di cui costituiscono la cifra stilistica più significativa. Eppure non poche artistiche sorprese riserva anche il nucleo urbano, sviluppatosi ai suoi piedi, ed oggi sotto il segno di architetture ottocentesche e dell’armoniosa planimetria del centro, immaginato tra il 1914 e gli anni 1930 da Marcello Piacentini (che ebbe il merito di non inquinare con edifici svettanti l’incomparabile vista della città alta).

La stratificazione dei secoli e degli stili, della pietra e dei marmi, ha creato un Comune, detta anche il Campanone, che si innalza tra le case medievali. Di fronte campeggia il Palazzo della Ragione, eretto nel XII secolo, in cui si sovrappongono interventi di epoche diverse. Al centro della piazza, sulla quale si affacciano vari locali sempre frequentatissimi, come lo storico Caffè del Tasso, risalente al 1476, o il celebre ristorante Colleoni dell’Angelo, sta la fontana con i leoni (1780), dono del Podestà veneto Alvise Contarini, già spostata in epoca risorgimentale per far posto al monumento all’Eroe dei due mondi, quindi rimessa al suo posto. Superata l’elegante loggia del Palazzo della Ragione si rimane senza fiato di fronte all’armonioso complesso di edifici religiosi – Santa Maria Maggiore, il Duomo, la Cappella Colleoni e il Battistero. Nella prima, la più antica, iniziata nel 1187, lavorarono nel Trecento i maestri campionesi, come ben si evince dal protiro con i leoni stilofori, le figure di animali in rilievo, le statue di santi. In netto contrasto appaiono gli interni, dove l’impianto romanico rimaneggiato conserva importanti opere d’arte e il Monumento a Donizetti dello scultore Vela.

Sotto il Duomo, la cui facciata quattrocentesca fu rielaborata da Carlo Fontana, sono il Museo e il Tesoro della cattedrale, nell’area degli scavi della basilica paleocristiana e medievale. Autentico capolavoro del Rinascimento lombardo, si innalza sulla piazza la Cappella Colleoni, tutta un intarsio di marmi policromi, sovrastata da una grande cupola. Il mausoleo, voluto dal condottiero bergamasco, racchiude il suo sepolcro marmoreo e quello della glia Medea e ha pregevoli affreschi di  Giambattista Tiepolo. Si deve ancora a Giovanni da Campione il piccolo, armonioso Battistero ottagonale, con statue in marmo rosso di Verona, un tempo collocato all’interno di Santa Maria Maggiore. Se questi sono i luoghi imprescindibili di una città, che per le sue atmosfere è ideale set cinematografico (compare anche in ”Chiamami con il tuo nome”, il film di Guadagnino candidato quest’anno all’Oscar), abbandonandosi senza fretta al suo incanto, percorrendo strade, come la Via Dipinta o Via Gòmbito con resti medievali, scoprendo la Rocca o il Museo Donizettiano, camminando lungo le Mura, che nei weekend diventano in parte isola pedonale, Bergamo alta si rivela attraverso molti altri inattesi tesori.

 

Di Claudia Sugliano

© Riproduzione riservata