Sculture della Val Badia per denunciare ingiustizie


Sculture per denunciare, comunicare, gridare. Il suo è un forte bisogno di fare e di creare, di denunciare le ingiustizie, la condizione umana, le barbarie dell’ISIS.
Si ispira ai grandi del passato come Auguste Rodin, che ha modellato le figure umane con realismo, esaltando il carattere e la fisicità dell’individuo. Ma anche a Michelangelo. “La Pietà Rondanini non mi dà pace”, dice a Ville&Casali Lois Anvidalfarëi, forse il più grande artista della Val Badia, terra di numerosi pittori e scultori. Anche lui, come quasi tutti gli artisti della Val Badia ha studiato alla Scuola d’Arte di Ortisei, in Val Gardena, ma poi si è laureato nel 1989 all’Accademia delle Belle Arti di Vienna, dove avviene l’incontro con il professore Joannis Avramidis, russo di origine greca, che ha avuto un’influenza decisiva sulla sua attività di disegnatore e scultore.

Arte: un fattore ereditario e ambientale

“Già da bambino, alla terza elementare, da pastore facevo delle sculture con il taglierino”, racconta Lois

Lois Anvidalfarëi

Lois Anvidalfarëi

Anvidalfarëi.

Anche due zii, uno pittore e l’altro scultore, hanno esercitato su di lui una forte influenza. Oggi a 53 anni le sue sculture sono esposte in molti musei, chiese e collezioni private europee.

Lois, come semplicemente lo chiamano nella Val Badia, riporta nella coscienza della modernità sentimenti formidabili e sensazioni lontane, dice il critico d’arte Philippe Daverio il quale nell’introduzione a un bel libro sulle opere dello scultore cosi esordisce: “C’era una volta un’Europa nella quale le montagne non dividevano i popoli ma li univano. In quei crocevia fatti di valli parallele che si toccavano in inattese deviazioni sull’alto dei colli le culture si mescolavano quanto le lingue che ne erano portatrici. Talvolta i conflitti strangolavano le speranze, spesso invece i commerci e gli scambi ne stimolavano di nuove. Ma soprattutto la natura, per quanto rude e sempre ostile negli inverni, si sapeva fare dolcissima nelle belle stagioni ed era protagonista perenne di un’esistenza che con lei si declinava. Il ritmo delle stagioni generava il ritmo stesso della vita, portava gli uomini a lunghe fantasie estive e a infinite meditazioni invernali attorno ai fuochi e nel tepore delle stalle. Questo era il mondo alpino fino al concludersi del medioevo, fino alla nascita degli Stati moderni. Era una vastissima isola protetta tra i fragori dei conflitti che agitavano le pianure. E in quel passato si sono accumulate sensazioni arcane che si conservano recondite come i misteri celati nei ghiacciai. Questo è il segreto di Lois Anvidalfarëi”.

Il disegno, come una disciplina monacale

Sculture-Badia (3)“Anvidalfarëi è un disegnatore maniacale di nudi”, dice Matthias Boeckl, professore di Architettura all’università delle Arti Applicate di Vienna. “Il disegno praticato possibilmente tutti i giorni, ha per lui la stessa importanza che le laudi del mattino, di mezzogiorno e del vespro hanno per un monaco. Anvidalfarëi è seguace di un’immaginaria religione del corpo che è anche profondamente cristiana nella sua idea di incarnazione.

Disegnare nudi è per lui un’attività estremamente complessa, un duro lavoro”. E poi: “Questa esplorazione del miracolo umano emana una forza elementare che ricorda Michelangelo, il primo a provocare tanta eccitazione con i suoi studi di figura cosi estremi.

Ed è interessante constatare come questa eccitazione (interiore) si scateni ancora oggi quando ci si imbatte in questa sorta di accademia del nudo. E’ praticamente impossibile trovare in tutta Europa un artista che, come Anvidalfarëi, arrivi a simili vertiginose altezze con la sicurezza di un sonnambulo”.

Proteste e divieti per la sue sculture

Ma la carriera di Anvidalfarëi scultore non è stata semplice. Anche lui, come i grandi artisti, ha dovuto affrontare critiche e dissensi. A Bolzano l’installazione di una scultura in un luogo pubblico è stata vietata a causa delle proteste di gruppi religiosi. A Bezau, nel Voralberg austriaco, un crocifisso è stato rimosso dal sito originale. A Innsbruck, davanti alla Basilica di Wilten, la corda che teneva sospese le tre figure di Ecce Homo è stata recisa da vandali durante la notte. Qual è dunque l’elemento che infiamma il dibattito sull’arte di Lois? La risposta, è ovvia, dice il professore austriaco, l’ossessione dell’artista per la corporeità, il suo evidente gusto per i volumi e le superfici del corpo che il pubblico non comprende del tutto. Perché Anvidalfarëi è troppo autentico, troppo intenso e troppo vivo per non colpire il pubblico. Il suo messaggio sensuale parla a tutti, e per questo ha una dimensione universale.

Contatti: www.loisanvidalfarei.it

 

 

a cura di Enrico Morelli

Foto di DANIEL TÖCHTERLE

© RIPRODUZIONE RISERVATA