Il litorale pontino e le sue bellezze

di Redazione Ville&Casali

Lenola
Scorcio di Lenola

Lenola


Sperlonga, Gaeta e Maranola fanno parte del litorale pontino, tesoro favoloso inviolato dal turismo di massa, emozionante anche in inverno e in primavera, senza aspettare i bagni di mare. Il Parco sul versante di Latina abbraccia le cittadine di Fondi, Itri e Formia, e i minuscoli comuni di Campodimele, Spigno Saturnia e Lenola. L’antica via Appia lo percorre con tratti lastricati di età romana e rinascimentale e parti di selciato borbonico.

Per la via Francigena del sud transita un pellegrinaggio organizzato dall’Associazione Gruppo dei Dodici. In questi paesi centinaia di giovani musicisti perpetuano le tradizioni dell’organetto e della zampogna con la ‘ballarella’, le novene natalizie, i canti di raccolto ‘a voce e zampogna’ in endecasillabo. Concerti di zampogna animano, a Natale, anche Campodimele, il ‘paese della longevità’, uno dei Borghi più belli d’Italia, deliziosamente restaurato. Da trent’anni, la comunità scientifica osserva l’età centenaria degli abitanti, che sembra collegarsi al consumo di scalogno, diffuso qui nell’XI secolo dai frati benedettini dell’Abbazia di Sant’Onofrio. La dieta dell’eternità include anche la zuppa di cicerchia (prodotto regionale protetto), la laina (pasta di acqua e farina) e le ciammotte (lumache) alla menta. Il paese medioevale, in pietra calcarea e ‘tasto’ argilloso, fu costruito tra dodici torri rimaste intatte, e si trova in un’incantevole posizione collinare.

Dopo aver visitato l’antico Mulino ‘del Malo Tempo’ e l’Eremo di Sant’Onofrio, da qui si possono seguire i vari itinerari nel Parco, fino alle faggete. Tra strette stradine, due torri del 1395 e orti medioevali, Maranola, frazione di Formia, è la porta di accesso ai Monti Aurunci, con le pareti rocciose del monte Petrella e la cima del Redentore. Nato nel IV secolo e fortificato dalla famiglia Caetani, il ‘castrum’ si affaccia sul golfo di Gaeta, ed è sorvegliato dall’Eremo di San Michele Arcangelo, che affiora dalla montagna a 1.158 metri; a giugno si rinnova il culto del pellegrinaggio con la statua del santo. Le due chiese medievali, San Luca Evangelista e Santa Maria ad Martires, svelano il ciclo di affreschi delle ‘Madonne del Latte’. Si dorme in una delle quindici antiche ‘Dimore al Borgo’, con giardini e ruderi medioevali tutti per sé e si mangia in due trattorie, antichi frantoi (‘muntani’).

Al ristorante Il Muntano di Efisio si assaporano la capra al sugo e la pecora bollita, ma anche specialità sarde; il tutto cucinato con olio aurunco di Maranola di produzione propria. La trattoria Numero Dieci offre marzolina degli Aurunci (formaggio di capra, anche con timo e nocciole), ‘pitartola’ (salsiccia con coriandolo), le ‘virtù’ (zuppa di legumi o di cipolle), ziti con ‘ciavarrotto’ (capretto) del Redentore. L’olio è di produzione propria; tra i vini, i rossi di Telaro (azienda di Galluccia) e i laziali del Casale del Giglio. Chi passa di qui nei mesi invernali può godersi la 36ª edizione del Presepe vivente, inscenato nei ‘bassi’ (26 dicembre, 1 e 6 gennaio) e (la terza domenica di gennaio) il 19° Festival della Zampogna, che richiama zampognari, liutai ed etnomusicologi di tutto il mondo.

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Imperdibile tra gli appuntamenti di agosto sul litorale pontino, il festival d’arte contemporanea SEMInaria Sogninterra, rete di installazioni tra i vicoli. Per visite e informazioni su tutte le iniziative, è utile rivolgersi all’Associazione Calliope. Itri, a 10 minuti da Formia e Gaeta, va visitata per il castello del X-XI secolo, le strette scalinate e il museo del brigantaggio. Ma anche per l’arte. Nel suo laboratorio, lo scultore Maurizio Soscia crea bassorilievi, sculture, vasi e camini in pietra e terracotta. I temi mitici e mediterranei – tori e centauri, nudi femminili, la raccolta delle olive – rivivono in un sincretismo di civiltà egizia, greca, etrusca, romana e rinascimentale, con echi novecentisti. In una casa-atelier su un’altura di Itri, vive il celebre fratello di Maurizio, il grande pittore Normanno Soscia. Tra pittura classica, pompeiana, rinascimentale e contemporanea, le sue tele sgargianti elaborano, «come in un dormiveglia fantastico», leggende contadine e memorie itrane: funamboli, Madonne e donne-sirene, cavalli giocattolo e buoitalamo, frutti della campagna. L’artista ci suggerisce di riscoprire, nel Parco, i luoghi agropastorali che ha dipinto, come «i ‘pozzi della neve’, simili a nuraghe all’inverso» (su Monte Ruazzo e al valico di Monte Fragoloso).

Sulla provinciale Itri- Sperlonga sul litorale pontino, l’agriturismo La Torre Rossa, era il palmento di S. Stefano che nel XIII-XIV secolo produceva olive e olio e le esportava via mare. Oggi offre splendide camere (una nella torre) e una cucina tradizionale: cacio caprino, maccarune ‘e Zita co’ Raù d’Annicchie, fagioli al Pignatiello con Pezzentella e lánia, genovese nera all’itrana con guanciale di vitellone.

Prestigiosi i vini del litorale pontino: Abbuoto e Aglianico di Itri e Fondi, Moscato di Terracina, Uvapane di Itri. A due passi, in Contrada Mandra d’Itri, l’azienda agrituristica Mandrarita di Marisa Ruggeri vende i suoi prodotti: olio Dop delle colline pontine, olive itrane in salamoia e paté di olive nere di Gaeta, vini chardonnay e cabernet Valle Quercia. Da aprile la masseria si apre anche all’attività ricettiva e di ristorazione con paste secche, agnello, ortaggi e frittate di vitalba. Ultima tappa del nostro tour è Lenola. Questo piacevole borgo collinare, con vista su Ponza e Zannone, è stato ben ricostruito dopo la guerra e conserva le originarie mura di cinta, due chiese medioevali e il Santuario barocco di Madonna del Colle. Si può dormire sulla montagna più alta, nell’azienda agricola Collecammino, che produce olio da cultivar itrana e offre una cucina genuina di paste fresche.

A gennaio sugli Aurunci fiorisce il crocus, e in primavera sbocceranno le 52 varietà di orchidee. Il Parco è un rigoglio di biodiversità: dalla macchia mediterranea di ginestre, alberi di giuda, lentisco, mirto e aromatiche, ai lecceti, sugherete e faggeti in altitudine. Un habitat perfetto per il ritorno del lupo, che si è nuovamente affacciato in queste zone. Le escursioni più belle in inverno sono su Monte Faggeto, nel pianoro carsico di Campello, nella piana di Sant’Onofrio, e nella foresta Sant’Arcangelo, in località Crocette. Oltre al CAI, a Legambiente, WWF e all’associazione Giorniverdi (che, con Equitrek,organizza uscite a cavallo), il punto di riferimento è l’Ente Parco a Campodimele. Diretto da Giuseppe Marzano, l’Ente ha realizzato opere di ingegneria naturalistica, l’applicazione del fotovoltaico, il monitoraggio dei pipistelli (importanti indicatori ecologici).

Il vivaio e falegnameria del Parco (sulla Itri-Campodimele), dove acquistare piante autoctone e arredi artigianali in legno, è anche il regno dell’antica manifattura contadina della ‘stramma’ intrecciata. La coriacea pianta dell’ampelodesma va raccolta umida, esposta al sole e battuta con il mazzucco. Con l’intreccio etrusco a sette file, Giovanni Morra, l’artigiano del parco, realizza ceste, cappelli, tappeti. Altra meraviglia aurunca di un territorio ricco di storia e natura, al quale un turismo rispettoso può dare valore. Per dirla con Ambrogio Sparagna, celebre musicista ed etnomusicologo di Maranola, “il Parco va tutelato attraverso la salvaguardia delle sue radici culturali, e l’educazione alla bellezza”.

Testo e foto di Cristina Gattamorta

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