Philip Roth, in vendita la casa-museo dello scrittore americano

di Silvia Quaranta

Il 23 maggio di un anno fa, in un ospedale di Manhattan, esalava l’ultimo respiro Philip Roth, uno dei più grandi scrittori viventi fino a quel momento. Aveva 85 anni, e sembra che la causa sia stata un’insufficienza cardiaca. Roth non aveva figli e tutti i suoi beni sono stati ereditati dai parenti, compresa la casa in cui viveva. In questi giorni è arrivata la notizia che in molti aspettavano da tempo: la casa è in vendita, l’agenzia che se ne occupa è Brown Harris Stevens.

La cifra proposta per l’appartamento è 3,2 milioni, ma la vista non ha prezzo.

La scrivania di Roth, con il Pulitzer vinto nel 1998 per “Pastorale Americana”.

Perché dal giorno in cui Roth è mancato, nella sua casa il tempo si è fermato. Lo spazzolino è ancora nel bicchiere, le pantofole davanti al letto, le camicie ordinatamente risposte nell’armadio. Sulla scrivania, in bella vista, c’è il Pulitzer vinto nel 1998 per “Pastorale Americana”. E anche se gli effetti personali non sono compresi nel prezzo, davanti all’agenzia c’è già una fila di potenziali acquirenti, per i quali il valore immateriale di quella casa è inestimabile.

Sono 150 metri quadri e tre balconi su West 79 Street, a due passi dal Museo di Storia Naturale.

L’appartamento, per Manhattan, non dei più sfarzosi, ma è la degna dimora di uno scrittore di successo. Lo scrittore, inizialmente, aveva acquistato in quella stessa palazzina solo un piccolo monolocale, da usare come studio. Era una soluzione comoda, visto che a pochi isolati c’era la casa che Roth condivideva con la moglie Claire Bloom. Poi l’amore finì, Roth si ritirò nel Connecticut e il piccolo monolocale rimase l’ufficio newyorkese da usare occasionalmente. Poi, con il successo della “Trilogia Americana”, lo scrittore si decise a tornare a New York, acquistò l’appartamento accanto al monolocale e ne fece un’unica abitazione.

Tutti i libri andranno alla Newark Public Library.

Dentro ci sono i ricordi che raccontano una vita: il computer Dell usato per anni e la macchina del fax (lo scrittore cominciò a usare l’email solo dopo aver annunciato che non avrebbe più dato un romanzo alle stampe). La poltrona Eames in pelle nera consumata su cui amava leggere. Tra i pochi cimeli il cappello a cilindro indossato da Saul Bellow alla cerimonia del Nobel: premio che a Philip Roth fu sempre negato.

Tutti i libri, ed anche una parte degli altri oggetti, per espressa volontà dello scrittore finiranno alla Newark Public Library.

Approfondimenti:

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