“Man Ray: tutto”: la più grande retrospettiva sull’artista a Villa dei Capolavori

di Elena Cattaneo

Man Ray in mostra: una vista dall'esterno di Villa dei Capolavori, sede della Fondazione Magnani-Rocca che dal 12 settembre ospita l’esposizione "Man Ray tutto".
una vista dall'esterno di Villa dei Capolavori, sede della Fondazione Magnani-Rocca che dal 12 settembre ospita l’esposizione "Man Ray tutto".

Dal 12 settembre 2026 la Fondazione Magnani-Rocca presenta il genio di Man Ray in mostra con oltre 250 opere. Un viaggio totale tra fotografia, pittura, scultura e design nella sontuosa cornice di Mamiano di Traversetolo

A 50 anni dalla scomparsa di uno degli artisti più geniali e versatili del XX secolo, avvenuta a Parigi il 18 novembre 1976, la Villa dei Capolavori (sede della Fondazione Magnani-Rocca) propone il lavoro di Man Ray in mostra a Mamiano di Traversetolo, nei pressi di Parma. L’esposizione, intitolata “Man Ray: tutto” e curata da Walter Guadagnini, Mauro Carrera e Stefano Roffi, rappresenta la retrospettiva più completa mai dedicata in Italia al maestro nato a Philadelphia nel 1890.

Se in passato le grandi istituzioni hanno spesso privilegiato singoli aspetti della sua produzione, i curatori hanno scelto di abbracciare con pari dignità tutte le discipline praticate dall’artista: dalla fotografia alla pittura, dalla scultura al design, fino alla grafica, all’editoria e al cinema d’avanguardia.

Vedere Man Ray in mostra a Parma significa immergersi in una filosofia espositiva che abbatte ogni confine tra i mezzi espressivi, mettendo ciascuna tecnica al servizio di un’unica visione creativa. Un’attitudine sintetizzata dallo stesso artista con una celebre riflessione: dipingere ciò che non può essere fotografato, ovvero ciò che proviene dai sogni e dall’inconscio, e fotografare le cose che possiedono già un’esistenza reale.

Fotografia, muse ed enigmi: i grandi capolavori di Man Ray in mostra

Man Ray in mostra, A l’Heure de l’Observatoire, les Amoureux (femme allongée), 1936 © Man
Ray Trust ADAGP, Paris, by SIAE
Man Ray, A l’Heure de l’Observatoire, les Amoureux (femme allongée), 1936 © Man Ray Trust ADAGP, Paris, by SIAE

Il percorso indaga lo sviluppo del linguaggio dell’artista a partire dai primi anni americani, segnati dall’adesione al movimento Dada e dalla scoperta della fotografia, il medium che lo accompagnerà lungo tutta la carriera e al quale deve la parte più cospicua della sua fama. Il trasferimento a Parigi nel 1921 segna la svolta definitiva: accolto da Marcel Duchamp, con il quale stringerà un’amicizia pluridecennale, Man Ray si inserisce nel cuore dell’avanguardia parigina diventandone ben presto il fotografo ufficiale.
Tra le opere di Man Ray in mostra figurano scatti e dipinti entrate nell’immaginario collettivo:

I dipinti surrealisti: Capolavori come À l’Heure de l’Observatoire, les Amoureux, dove le labbra di Lee Miller fluttuano nel cielo sopra Parigi.

Le Violon d’Ingres (1924): Il celebre ritratto fotografico che trasforma la schiena di Kiki de Montparnasse in uno strumento musicale.

I ritratti delle muse: Gli scatti dedicati a Lee Miller, Nusch Éluard e ai protagonisti dell’avanguardia parigina.

Le sperimentazioni visive: I famosi rayographs, le solarizzazioni e la cartella Électricité del 1931.

La vena pittorica non viene mai abbandonata e trova massima espressione nei grandi dipinti surrealisti creati a partire dagli anni Trenta. Tra questi spicca il celeberrimo À l’Heure de l’Observatoire, les Amoureux, in cui le labbra cremisi di Lee Miller fluttuano gigantesche nel cielo sopra l’Osservatorio di Parigi, trasformando il tormento per la fine di una relazione in una visione cosmica.

Dagli oggetti d’affezione al design: l’arte d’avanguardia

Man Ray, À l'Heure de l'Observatoire, les Amoureux.
Collection Clo et Marcel Fleiss, Paris
© Man Ray Trust ADAGP, Paris, by SIAE
Man Ray, À l’Heure de l’Observatoire, les Amoureux. Collection Clo et Marcel Fleiss, Paris © Man Ray Trust ADAGP, Paris, by SIAE

La ricerca dell’artista supera il concetto di opera d’arte unica e irripetibile. La produzione grafica e la creazione degli “oggetti d’affezione” – ready-made trasformati dall’intervento concettuale dell’autore – rispondono alla volontà di diffondere il più possibile il proprio pensiero attraverso la riproducibilità e la manipolazione delle forme.

Ammirare Man Ray in mostra permette di analizzare da vicino oggetti entrati nella storia dell’arte del Novecento. È il caso di Cadeau (Regalo), il ferro da stiro con i chiodi applicati sulla piastra, nato il giorno dell’inaugurazione della sua prima personale parigina nel 1921 e poi replicato in serie dagli anni Sessanta, oppure de L’oggetto indistruttibile, il metronomo sormontato dall’occhio di Lee Miller. L’unione tra pittura e arredo emerge con forza in pezzi iconici come Palettable, il tavolo a forma di tavolozza ideato nel 1941, e nel Monumento al pittore sconosciuto.

La mostra documenta inoltre momenti capitali della storia delle avanguardie, come la testimonianza fotografica della Résurrection des Mannequins, l’allestimento creato nel 1938 per l’Esposizione Internazionale del Surrealismo insieme a Dalí, Ernst, Miró e Duchamp, oltre a rare e preziose pellicole cinematografiche d’avanguardia. Un percorso poliedrico che spiega perché un maestro come Andy Warhol abbia eletto Man Ray a propria icona e ideale punto di riferimento per la Pop Art americana.

La Fondazione Magnani-Rocca e la magia di Villa dei Capolavori

Man Ray in mostra: a rendere ancora più suggestiva la visita è la sede che ospita l'esposizione. La Villa dei Capolavori, antica dimora di Luigi Magnani, conserva un fascino senza tempo con i suoi arredi d'epoca Neoclassica e Impero, immersa in un Parco Romantico.
Villa dei Capolavori, antica dimora di Luigi Magnani, conserva i suoi arredi d’epoca ed è immersa in un Parco Romantico.

A rendere ancora più suggestiva la presenza di Man Ray in mostra è la sede che la ospita. La Fondazione Magnani-Rocca, collocata a Mamiano di Traversetolo nella campagna parmense, rappresenta una delle istituzioni artistiche più prestigiose d’Europa. La Villa dei Capolavori, antica dimora di Luigi Magnani, conserva un fascino avvolgente con i suoi arredi d’epoca Neoclassica e Impero, immersa in un Parco Romantico popolato da alberi secolari e splendidi pavoni bianchi.

Curata da Walter Guadagnini, Mauro Carrera e Stefano Roffi, e accompagnata da un ricco catalogo pubblicato da Dario Cimorelli Editore, l’esposizione crea un dialogo straordinario tra l’avanguardia dadaista e la collezione permanente della Villa. Le sale che ospitano Man Ray in mostra si trovano infatti a pochi passi da capolavori assoluti della storia dell’arte firmati da Tiziano, Dürer, Van Dyck, Goya, Canova, Renoir, Monet, Cézanne, de Chirico, Burri e dalla più importante raccolta al mondo di opere di Giorgio Morandi.

👉 In questo articolo non abbiamo ancora svelato nulla dei dettagli inediti delle opere esposte, proprio per invitarvi a visitare di persona la mostra e scoprire le meraviglie di Villa dei Capolavori.

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