I “Tuscan Colors”, arcobaleno del vino firmato “I Balzini”

di Loredana Ficicchia

Quello di Vincenzo D’Isanto, di professione commercialista, era un vino per gli amici. Il podere lo aveva comprato alla fine degli anni ’70 a Barberino Val d’Elsa, in Toscana, e con l’aiuto di un enologo, Giulio Gambelli.

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Da quei 4,5 ettari vitati con Cabernet e Merlot, tirano fuori le prime bottiglie di vino etichettate “I Balzini” utilizzando il nome del podere così come trascritto nelle carte catastali.

La svolta arriva nel 1994, quando la moglie Antonella, consulente del lavoro d’origine siciliana, chiude lo studio a Firenze e decide di dedicarsi al podere di famiglia trasformandolo in un’impresa con tutti i crismi: una cantina sotterranea che con un sistema di specchi utilizza la luce del sole, l’impianto di nuovi vitigni e avanguardistiche scelte biologiche.

Oggi gli ettari vitati sono 12, con 5 mila piante per ettaro. Con lei, poco dopo, un’altra donna: l’enologa Barbara Tamburini, l’agronomo Roberto Lamorgese per la cura del territorio e poi la figlia Diana che oggi ha in mano le redini dell’azienda “I Balzini”, occupandosi anche di promozione e incoming.

Ci sono voluti anni di sperimentazione prima che la grintosa produttrice siciliana, Antonella, creasse l’etichetta “ammiraglia”, ovvero il Gold Label, un vino che guadagna velocemente cittadinanza all’Enoteca Pinchiorri, conosciuto sul mercato come il più costoso d’Italia nella sua categoria.

Anche il packaging della bottiglia è ricercato e prezioso. Un’etichetta celebrativa in oro zecchino fuso direttamente nel vetro, abbinata a tappi di sughero naturali selezionati e annusati uno a uno; il suo sogno era fare un vino da vitigni alloctoni, che fosse una concreta espressione del territorio.

Un vino toscano, quello dell’azienda “I Balzini”, che nasce dalle vigne più vecchie, allevate con il sistema del capovolto toscano.

Un lavoro che parte alle radici, per far affondare il fittone verso la terra più profonda, verso un abisso che è la memoria di un mare preistorico il cui ricordo resta nei fossili e nella potente ricchezza dei sali minerali.

Una storia iniziata oltre dieci anni fa e che oggi si traduce in questo capolavoro di profumi e di gusto, frutto di rese bassissime di uva per pianta, il 60%, in virtù di un’attenta selezione dei grappoli in fase di invaiatura ma anche di una cura maniacale in cantina.

Antonella ha arricchito la gamma di prodotti de “I Balzini” realizzando il progetto Tuscan Colors: ognuno dei suoi vini ha un’etichetta contraddistinta da un colore.

Dopo I Balzini White e Black Label, ecco il Green Label, poi il Red Label e per ultimo il Pink Label, il nuovissimo vino rosato a base di Sangiovese e Merlot, ispirato ai tramonti estivi sulle colline circostanti il vigneto.

Tutti i vini sono prodotti da uve selezionate e vendemmiate a mano. L’arcobaleno di vini si fa forte anche del Brown Label, grappa invecchiata morbida e profumatissima e di una gelatina di vino, Scarlet Label. E mentre l’azienda marcia verso i mercati esteri capitanata dalla figlia Diana, Antonella D’Isanto concentra le sue energie in altri progetti che sempre col vino hanno a che fare.

[penci_blockquote style=”style-2″ align=”none” author=”Antonella D’Isanto”]Mi sono innamorata di mio marito quando al primo incontro, eravamo giovani, mi confidò la sua grande passione per il vino che collezionava come poteva coi suoi risparmi. Capii che era un uomo interessante.[/penci_blockquote]

Solo un paio di anni fa fonda l’associazione “Vinallegre”. Sono donne che si riuniscono a cena e ognuna porta in dote un vino senza etichetta. La sfida è indovinare caratteristiche, provenienza e vitigni. Nel ruolo di presidente regionale della delegazione toscana delle “Donne del vino” si è data molto da fare in tutta Italia ma ora è assorbita dal suo ultimo progetto.

“Accoglienza e piacere di…vino”, un progetto corredato da un opuscolo tascabile, è un’idea esportabile in ogni dove, che ha a che fare con l’arte del convivio. Consigli e suggestioni per momenti di indimenticabile convivialità. Antonella con la sua immancabile verve spiega come apparecchiare la tavola e come abbinare i vini ai cibi, evitando errori ancora inspiegabilmente ricorrenti. Già nel 2006 aveva intuito che il vino rosso poteva bene essere servito (ma a 14°) sul pesce.

La sua proposta, oggi condivisa, si chiama I Balzini Green Label, un vino a base di Sangiovese e Mammolo, vinificato solo in tino di acciaio. Un vino fresco, poco tannico e si può servire intorno ai 12°, perfetto per zuppette di pesce, bistecca di tonno, pesce in crosta.

Indirizzario web:

Visita il sito web de I Balzini

Approfondimenti:

Come allestire la cantina per il vino

© Riproduzione riservata.

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