Case a 1 euro? Un affare

di Alessandro Luongo

A Sambuca di Sicilia, borgo fra i “Più belli d’Italia” di oltre 5mila abitanti in provincia di Agrigento, le richieste e gli acquisti di case a 1 euro sono arrivate da Norvegia, Danimarca, Dubai, Israele, Spagna, Paesi Bassi, Belgio, Francia, e da tanti altri paesi europei e del resto del mondo. Il successo è dovuto alle notizie diffuse sulla Cnn e su The Guardian che si sono occupati del borgo siciliano, a soli 20 minuti dal mare (Bandiera Blu), e a 55 km dagli scali di Palermo e Trapani.

[penci_blockquote style=”style-2″ align=”none” author=”Giuseppe Cacioppo, vice sindaco e architetto “]Abbiamo pubblicato il bando il 18 gennaio scorso, con scadenza 21 aprile e i 16 immobili, interamente da ristrutturare, sono stati aggiudicati l’8 maggio, di cui uno a Discovery Channel, che ne farà gli studi per un format tv sulla ristrutturazione della casa.[/penci_blockquote]

Proprietà tipiche dell’architettura siciliana, talvolta con scala esterna, tetti a falda e terrazzo piano, edificate con pietra arenaria locale. Il costo di ristrutturazione varia dai 500 ai 1.000 euro al metro quadrato.

In principio fu Vittorio Sgarbi, una decina di anni fa, allora sindaco di Salemi, sempre in Sicilia, a lanciare l’iniziativa “Case a 1 euro”.

Il progetto “Case a 1 euro” sta prendendo sempre più piede in una ventina di comuni italiani per ripopolare i borghi pieni di immobili fatiscenti e pericolanti che richiedono grandi opere di recupero.

Spesso di proprietà privata, sono donati ai Comuni che tramite procedura pubblica li vendono alla cifra simbolica di un euro. Talvolta sono le stesse amministrazioni comunali che si fanno garanti per i proprietari di tali immobili.

Chi si aggiudica una casa a 1 euro ha però degli impegni che in genere sono: un progetto di ristrutturazione e rivalutazione entro 365 giorni dall’acquisto;

sostenere le spese notarili per la registrazione, volture e accatastamento; due mesi di tempo per far partire i lavori una volta ottenuti i permessi; infine, a garanzia della sicurezza dell’acquisto da parte del compratore l’amministrazione comunale chiede di stipulare una polizza fideiussoria di 5mila euro della durata di tre anni che a scadenza sarà rimborsata.

Ma è davvero un affare comprare casa a 1 euro?

[penci_blockquote style=”style-2″ align=”none” author=”Leo Ciaccio, sindaco di Sambuca”]Si può mettere a reddito; a Sambuca in tre anni sono nati 14 b&b, e presto lanceremo altri 20 lotti. Il progetto ha avuto riflessi anche sul mercato privato, con oltre 60 immobili venduti.[/penci_blockquote]

Il sindaco di Sambuca crede molto nelle potenzialità del borgo arabo, che può permettere a qualsiasi cittadino del mondo di poter vivere bene. Con dieci cantine, tre musei, un teatro, 22 chiese, una Pinacoteca con le opere del celebre pittore Gianbecchina e tante delizie culinarie.

Nelle Marche, a Cantiano (PU), borgo al confine con l’Umbria alle pendici del Monte Catria, L’iniziativa è partita nell’ottobre del 2018 per recuperare e valorizzare il centro storico e le sue frazioni.

[penci_blockquote style=”style-2″ align=”none” author=”Filippo Gentilotti, assessore all’Ambiente e territorio”]Sono disponibili al momento a 1 euro due immobili di proprietà comunale, entrambi in muratura da ricostruire, con una struttura tipica delle case rurali marchigiane su due livelli, la cui superficie coperta va dai 100 ai 200 metri quadri.[/penci_blockquote]

A Latronico (PZ), in Basilicata, sul Pollino, ci sono molte case a 1 euro e il costo medio di ristrutturazione è di circa 800 euro al mq.

[penci_blockquote style=”style-2″ align=”none” author=”Fauso De Maria, sindaco di Latronico”]In questo momento è un grande affare, perché qui hanno investito anche i russi nei pressi delle terme.[/penci_blockquote]

Ha aderito di recente a “Case a 1 euro” anche Bivongi, in provincia di Reggio Calabria, denominato “borgo della longevità” per la presenza di alcuni ultracentenari su una popolazione di soli 1300 abitanti. Ci sono decine di immobili che richiedono di essere recuperati per essere trasformati in case private, b&b, e ostelli di ospitalità diffusa.

Sembra proprio questa la strada migliore per fare affari secondo Davide Scarantino, fondatore e direttore commerciale di Italianway, imprenditore e architetto che con questa start up di successo nazionale dell’ospitalità ha ridato vita a un edificio storico abbandonato come la Locanda della Meridiana, a Santa Margherita di Pula, un tempo borgo colonico del latifondista conte Nieddu, e oggi avamposto di accoglienza diffusa con dieci soluzioni abitative e un bistrot gourmet attaccato, inaugurato proprio quest’estate.

[penci_blockquote style=”style-2″ align=”none” author=”Davide Scarantino, fondatore e direttore commerciale di Italianway”]Comprare ruderi a poco può essere vantaggioso ma ha un costo di ristrutturazione che può arrivare anche fino a 2.500 euro al mq; pertanto la posizione deve essere strategica, magari vicino al mare o in una zona d’interesse turistico. Mettere a reddito questi beni attraverso l’ospitalità diffusa è un mestiere per professionisti. Ci vogliono competenze digitali per la promozione online, capacità di fare revenue e sfruttare i picchi di affluenza. Già la fase di recupero e allestimento dell’immobile deve essere fatta con la consapevolezza della destinazione turistica in modo che sia predisposto fin da subito all’accoglienza. E questo si può fare solo con la consulenza di chi poi gestirà la messa a reddito.[/penci_blockquote]

Sui “Borghi rinati” è stato presentato anche un libro lo scorso luglio a Milano da Sigest, fra i protagonisti trentennali del mercato residenziale nel capoluogo e in Lombardia.

L’Italia delle piccole comunità è composta, in effetti, di luoghi, dove vivono 10 milioni e mezzo di cittadini e che rappresenta oltre il 55% del territorio nazionale, con le aree più belle da un punto di vista naturalistico del Paese. Il recente fenomeno dell’urbanizzazione ha portato però alla situazione attuale, con numerose piccole città che rischiano di spopolarsi definitivamente.

[penci_blockquote style=”style-2″ align=”none” author=”Vincenzo Albanese, fondatore e ceo di Sigest”]A mio parere, svendere le case a pochi euro non risolve i problemi più profondi delle piccole città, che per tornare a popolarsi hanno bisogno per prima cosa d’iniziative che attivino politiche basate sulla creazione di servizi e forme di produzione. Nel caso delle svendite d’immobili, se a esse non seguiranno politiche basate sulla creazione di servizi, valorizzazione del patrimonio locale e digitalizzazione rischieremo purtroppo nel tempo di trovarci di fronte a un nuovo abbandono.[/penci_blockquote]

Indirizzario web:

Visita il sito web di Case a 1 euro

© Riproduzione riservata.

Abbonati online

fino al 50% di sconto

100 Idee per Ristrutturrare Digital Edition 100 Idee per Ristrutturrare Apple App Sore 100 Idee per Ristrutturrare Google Play Store

Digital Edition

Disponibile su browser, tablet e mobile app iOS e Android.

Prova Gratis

save papersave paper

Edizione Cartacea
+ Digital Edition

Scegli la comodità del cartaceo con in più la versione digitale.

Abbonati Ora

1 anno a soli 33,00 €

Partner

I più letti

Lezione di stile

L’interior designer Antonio Lionetti ha riportato ai p...

Vivere fuori Milano

Vivere fuori Milano: ecco dove conviene

Tra Monza e Brianza, vivere fuori dalla città più che u...

casale ristrutturato umbria

Design in un casale ristrutturato tra gli ulivi

A cinque minuti dalla città di Perugia, dopo aver varca...

Lo stile Made in Puglia

“A metà strada tra il rustico e il country-chic, che s...

Arredare la casa con il color verde petrolio

Tra i colori di tendenza in questo 2018 per l'arredo to...

Ville&Casali su Instagram