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Il Parco dei Mostri di Bomarzo: l’enigma di pietra nel cuore della Tuscia

di Elena Cattaneo

L'Orco, la grande testa umana dagli occhi sbarrati è la scultura più conosciuta del Parco dei Mostri di Bomarzo.
È un grido non di terrore ma terrorizzante quello che ci si immagina uscire dalla bocca spalnacata delliconica scultura dell'Orco, nel Parco dei Mostri di Bomarzo.

Creato nel XVI secolo da Vicino Orsini, il Parco dei Mostri è un unicum nella storia del paesaggismo mondiale. Una “Villa delle Meraviglie” dove l’architettura sfida le regole del classicismo per farsi racconto onirico, visitabile in ogni stagione dell’anno.


Se il design italiano ha i suoi maestri della misura, il Rinascimento ha avuto i suoi geni dell’eccesso ragionato. Il Parco dei Mostri di Bomarzo, ufficialmente battezzato dal suo creatore come Sacro Bosco, appartiene a questa categoria: una pratica progettuale colta e visionaria che, ancora oggi, appare radicalmente contemporanea per la sua capacità di fondere espressione artistica e ambiente naturale.

Il 2026 si conferma un anno privilegiato per riscoprire i grandi classici del nostro patrimonio, e la Tuscia viterbese si pone come meta imprescindibile per chi cerca un’esperienza dove il benessere nasce dallo stupore intellettuale. Aperto tutto l’anno, il Parco dei Mostri di Bomarzo offre il suo volto più autentico proprio nei mesi invernali, quando il grigio del peperino si sposa con le nebbie della valle, rendendo l’atmosfera sospesa e quasi magica.

Un progetto tra storia e leggenda

Esiste una sottile distinzione filologica che affascina i visitatori più attenti. Per Pier Francesco Orsini, detto Vicino, questo luogo era la Villa delle Meraviglie o, più intimamente, il Sacro Bosco. Il nome popolare di “Parco dei Mostri” è un’eredità successiva, nata dallo stupore dei contadini e dei viaggiatori di fronte alle proporzioni titaniche delle opere. Commissionato all’architetto Pirro Ligorio (figura chiave che lavorò anche a Villa d’Este) il parco fu dedicato alla memoria della moglie di Orsini, Giulia Farnese. Non si tratta di una semplice esposizione di sculture monumentali, ma di un percorso iniziatico ed esoterico, dove ogni iscrizione incisa sulla pietra guida il visitatore in un labirinto di simboli.

Il Parco dei Mostri di Bomarzo è situato a circa 20 km da Viterbo, nel cuore della regione storica della Tuscia.
Il borgo di Bomarzo è situato a circa 20 km da Viterbo, nel cuore della Tuscia. Dall’aspetto marcatamente medievale, conserva edifici caratteristici e monumenti, tra cui il Palazzo Orsini.

Le sculture iconiche: un catalogo di meraviglie

Camminare tra i sentieri del Parco dei Mostri di Bomarzo significa imbattersi in figure che sembrano emergere direttamente dal ventre della terra. Tra le sculture più celebri, meritano una menzione speciale:

  • Il Proteo-Glauco: una divinità marina che emerge dal terreno, con le fauci aperte, a testimoniare la metamorfosi continua della natura.
  • L’Orco (o Mascherone): il simbolo indiscusso di Bomarzo, una bocca spalancata che invita a entrare nel “mondo degli inferi”. All’interno, un tavolo di pietra trasforma l’antro in una sala da pranzo surreale.
  • La Casa Pendente: un capolavoro di ingegneria che sfida la gravità. Costruita su un masso inclinato, provoca nel visitatore un’immediata perdita di equilibrio, simbolo dello smarrimento dei sensi.
  • Il Gigante (o Ercole e Caco): una lotta titanica che accoglie i visitatori, rappresentazione della forza bruta domata dall’intelletto.
  • Il Drago assalito da leoni: una delle composizioni più teatrali del bosco. Rappresenta un drago (o mostro alato) colto nell’istante di una lotta furibonda contro una leonessa e i suoi piccoli.
Tra le sculture più teatrali del Parco dei Mostri di Bomarzo c'è quella del Drago assalito dai leoni.
Il Drago assalito da leoni: la composizione rappresenta un drago che lotta contro una leonessa e i suoi piccoli. È un’opera che incarna la tensione della natura e il gusto rinascimentale per l’esotico.

L’estetica della pietra e del tempo

Il materiale protagonista è il peperino, la pietra vulcanica tipica del viterbese, che qui sembra prendere vita. La genialità di Ligorio risiede nell’aver scolpito i massi affioranti sul posto, rispettando l’orografia del terreno. Osservare queste opere in inverno permette di apprezzare la texture delle superfici, il muschio che ne disegna i contorni e la solidità di un progetto che sfida i secoli. A differenza dei giardini fioriti che vivono di stagionalità effimere, il Parco dei Mostri di Bomarzo è un monumento alla permanenza, dove l’assenza di foglie rivela l’architettura nuda dei colossi di pietra.

Un itinerario tra le grandi dimore della Tuscia

La visita a Bomarzo si inserisce perfettamente in un tour delle eccellenze paesaggistiche del Lazio settentrionale. Il parco dialoga idealmente con altre mete imperdibili:

Palazzo Farnese a Caprarola: per ammirare la grandiosità dell’architettura tardo-rinascimentale. Questo distretto della bellezza offre un viaggio tra parchi artistici e dimore storiche che, anche nei mesi più freddi, mantengono intatto il loro potere evocativo.

Villa Lante a Bagnaia: per comprendere il contrasto tra l’ordine dei giardini formali e il “caos” di Bomarzo.

La visita al Parco dei Mostri di Bomarzo può essere l'occasione per esplorare altre dimore storiche nella zona, come Villa Lante a Bagnaia che ospita, anch'essa, uno dei più famosi giardini italiani a sorpresa manieristici del XVI secolo.
La visita al parco può essere l’occasione per esplorare altre dimore nella zona, come Villa Lante a Bagnaia che ospita uno dei più famosi giardini italiani a sorpresa manieristici del XVI secolo.

Oltre la nostalgia: una bellezza perenne

Come accade per i grandi classici del progetto, il Parco dei Mostri di Bomarzo non abbaglia con decorazioni superflue, ma illumina attraverso la forza dell’idea. La sua apertura annuale è un invito a frequentare l’arte come pratica quotidiana di benessere, lontano dalle folle, per ritrovare quel silenzio necessario a comprendere il messaggio di Vicino Orsini. Visitare Bomarzo oggi significa riconoscere che il comfort autentico risiede anche nella capacità di un giardino di emozionare e porre domande, rimanendo fedele a una visione culturale chiara e senza tempo.

Questo distretto della bellezza offre un viaggio tra parchi artistici e dimore storiche che, anche nei mesi più freddi, mantengono intatto il loro potere evocativo. È un invito a riscoprire una “cultura dell’abitare” lo spazio esterno che non smette di influenzare il nostro modo di vivere il paesaggio.

Per approfondire la conoscenza di questo territorio straordinario, vi invitiamo a leggere il nostro reportage sulla Tuscia: una terra tra storia e natura, un viaggio tra borghi sospesi e giardini segreti.

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