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19 Ottobre 2019
Ville&Casali
Ristrutturazioni

Come un eremita alle Cicladi

Innamoratosi dell’isola di Serifos, nelle Cicladi, un imprenditore greco ne ha fatto la sua residenza principale, ristrutturata e arredata da un giovane architetto privilegiando arredi sobri, del tipico artigianato locale, con una spettacolare vista sul mare Egeo.

Incastonata in un paesaggio impervio e austero, la casa splende nel suo tradizionale candore greco. Guai, però, a lasciarsi trarre in inganno. I volumi che potremmo quasi definire razionalisti della sua architettura già introducono, infatti, il piacevole sospetto di qualcosa di inusuale.

Siamo a Serifos, piccola isola cicladica, dalle caratteristiche formazioni rocciose che scolpiscono curiose figure umane che richiamano il mito di Danae, di Perseo e della Medusa, come se questi preistorici abitanti dell’isola si fossero pietrificati. In cima a una collina, la casa restaurata dallo Studio di Architettura di George Zafiriou di Atene, per l’imprenditore greco Manolis Pantelidakis che ora vive qui per dieci mesi all’anno, domina su un panorama di roccia e mare e ne è… dominata.

Una volta individuata la zona, è stato deciso di dividere l’edificio in due parti: una estiva e l’altra invernale, che guardassero in due direzioni diverse, verso il mare e verso una valle di pini. Per definire il progetto, così che ogni finestra fosse orientata in modo appropriato, sono stati fatti molti esperimenti, anche sul posto. Una posizione invidiabile, ma spazzata dai formidabili venti del Mar Egeo. Come fare per proteggerla, integrarla al paesaggio, donarle quella forte impronta che la caratterizza e la rende così sorprendente? In sostanza, come dare vita a un progetto innovativo in un contesto nel quale ci si aspetterebbe una tipica dimora greca?

Il giovane architetto ha dato prova di competenza e inventiva, una vera prova iniziatica, un rito di passaggio in un gioco sottile di orientamenti, tagli nella roccia viva, muri di pietra che seguono l’andamento naturale del pendio, grandi aperture. Il restauro non ha aggiunto nulla al corpo iniziale dell’abitazione: sono stati ottimizzati gli spazi e cambiate le funzioni. Solo due scale esterne, in pietra, collegano la parte inferiore con quella superiore della casa, che possono anche essere indipendenti l’una dall’altra.

La struttura principale, l’antica dimora dei pastori, ospita due camere da letto, mentre il magazzino è stato trasformato in un ampio soggiorno e ha conservato l’aspetto iniziale di “grotta”. Così come ha mantenuto la struttura di un lungo cunicolo, prima di aprirsi a volta, la cucina al piano superiore: è stata ricavata in un’antica cisterna per l’acqua. Tutta la casa è stata dipinta di un solo colore, il classico bianco, con sfumature grigie, per riprendere anche i toni della montagna sovrastante.

Pavimento e muri sono stati realizzati in “potitò”, un rivestimento tipico greco costituito da cemento trattato con sapone. Un composto che isola la roccia e dà morbidezza al cemento e alla pittura, rendendola simile a uno stucco, con parti traslucide. L’idea era ridurre l’impatto della costruzione per confonderla col paesaggio. E infatti la parte scenografica della casa sono gli interni: spazi ampi e bianchi pensati come palcoscenici per giochi di luce.

Un delicato equilibrio, un’armonia con l’ambiente circostante, aiutati dalla scelta dei materiali naturali e dei colori. Così gli esterni sono diventati dei terrazzamenti che sembrano là da sempre, accoglienti, vivibili. Una sobrietà rispecchiata anche nell’arredamento interno della casa, i cui ambienti hanno pezzi accuratamente selezionati, provenienti soprattutto, da artigiani o pescatori locali, che non rubano l’attenzione, perché il vero spettacolo è là, oltre le grandi finestre dalle quali traguardare le mutevoli sfumature di cielo e mare.

Negli ambienti spaziosi, il bianco riflette l’intensa luce delle Cicladi, ammorbidita dai tocchi di grigio dei pavimenti. Tutto sembra pensato per creare un’atmosfera di calma e comfort, per giornate dal ritmo scandito solo dall’ispirazione del momento. I cuscini in tessuto a righe, per i letti e i divani, un vecchio frigorifero industriale, trasformato in un mobile capiente, un tavolo rustico verniciato con un colore grigioopaco sono tra i pochi oggetti d’arredo che il proprietario ha voluto inserire nella zona giorno di questa abitazione, dal vago sapore monastico.

La cucina, arredata con una panca in pietra ed un lavabo in marmo, sembra provenire da un’altra epoca, mentre, nel bagno, le tonalità bianche e grigie si integrano armoniosamente. Preparare qualcosa di appetitoso nella cucina, abbandonarsi nella poltrona davanti alla vetrata e lasciar andare i pensieri nel turchino, rilassarsi sulla piccola terrazza che sembra appesa nel nulla e che si confonde con la linea dell’orizzonte o chiacchierare al tramonto sulla terrazza più grande, da cui spiccare un volo di fantasia verso l’infinito, capelli al vento? Gli dei della mitologia greca, in versione terzo millennio, sicuramente preferirebbero passare le vacanze qui, piuttosto che sull’Olimpo.

Di Aldo Mazzolani

 

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