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Luce & riflessi

di Redazione Ville&Casali

Foto di Massimo Crivellari

Due “ville di luce” dove la componente ambientale è parte integrante dell’architettura

Due residenze, due committenti, due personalità e due ambientazioni diverse, ma un’unica “matita”, quella dell’architetto Antonio Guarneri, che come un sarto ha imbastito sulla personalità di ognuno di loro un vestito su misura, usando il fil rouge architettonico della luce. Queste ville sono un chiaro esempio del rapporto molto forte che l’architetto instaura con il committente e l’ambiente: rispetta le personalità dei clienti all’interno, ma all’esterno evidenzia il carattere ambientale del sito. Lo si nota nella diversa trattazione delle forme e dei colori, freddi o caldi, che dall’esterno si ripetono all’interno e rispecchiano il “modus vivendi” dei due clienti, dove l’armonia e la sensazione di benessere degli ambienti è propria e solo del committente che li abita. Idealmente “la casa” è vista come un modo di esprimere se stessi ma anche di rappresentarsi agli altri, soprattutto con gli esterni, ma l’aspetto umano non prevale a pieno sulle scelte formali estetizzanti, perché un ruolo importante lo ha sempre l’ambiente circostante, in questi due casi: un pendente crinale di collina panoramica e un piatto ambiente urbano. Sulla collina, il progetto cominciò a prender forma, solo dopo un attento studio in sito della componente naturale, delle viste panoramiche, associato all’analisi del percorso solare.

In questo sito, la tensione del paesaggio è tale che la progettazione è incentrata sulla sua valorizzazione, producendo tre parallelepipedi orizzontali, puntati come “cannocchiali ottici” verso gli scenari naturali del panorama e sulla città di Udine. La soluzione architettonica parla di una nave sospesa con i suoi ponti a sbalzo sulla collina, dove la sala di comando della camera padronale è collocata nel punto più alto, qui il panorama si apre a 180° dalle montagne a nord al bosco di querce a sud. Un linguaggio chiaro, di un manufatto semplice con linee essenziali, non appesantito da inutili superfetazioni, tuttavia appare evidente come la componente ambientale sia una parte integrante dell’architettura.

Foto di Massimo Crivellari

È di facile lettura constatare il dialogo d’intesa fra gli elementi stilisticoarchitettonici e quelli naturali, come il nero dei tronchi nelle colonne o il marrone maculato del foliage autunnale nelle pareti e il giallo solare nella pietra. Ne risulta un inserimento ambientale armonioso, perché la struttura nel suo complesso, non si innesta come un corpo estraneo costituito da un volume chiuso e definito, essa al contrario, evidenzia una serie di piani che si intersecano e si accavallano nello spazio protendendosi nel vuoto sopra la collina, in un abbraccio semplicemente naturale al paesaggio. Il trascorrere del tempo sta verificando che l’ambiente naturale ed architettonico possano convivere in simbiosi, come una cosa sola. Questa convivenza fra natura e costruito, si percepisce nel dialogo silenzioso fra il nuovo fabbricato e il maestoso vecchio albero, che appaiono come un unico grande organismo vivente. Il comfort dell’ambiente interno è considerato di pari importanza a quello esterno, da qui il principio insediativo che nel rispetto della morfologia del sito, si basa sul concetto di terrazzamento dove ampi balconi con parapetti vetrati annullano il limite con l’esterno e appaiono come ponti di una nave.

Particolare attenzione è rivolta all’equilibrio compositivo fra le alte pareti verticali che si contrappongono in modo deciso ai preponderanti aggetti delle parti orizzontali, appositamente pensate per essere osservate dal basso. Il progetto modella lo spazio in modo libero, introducendo dislivelli, affacci e aperture che creano infinite prospettive diverse. I piani della casa si arretrano succedendo gradualmente dal corpo centrale in un continuo incrociarsi di un volume sull’altro. Questa voluta segmentazione architettonica con ferisce all’insieme dinamicità e sobrietà, dove l’apparente imponenza dei fabbricati è “rotta ed alleggerita” dai vuoti e dalle fragili vetrate. Le pareti perimetrali, viste dall’esterno perdono l’aspetto di muro, appaiono di forme geometricamente definite, diversificati nei trattati cromatici e materiali in un ricercato gioco di incastri fra differenti forme e colori. Nelle “Ville di Luce” ampie vetrate incorniciano frammenti di paesaggio, ma soprattutto permettono al sole di entrare e camminare all’interno, accompagnando la vita delle persone, dagli ambienti della mattina a quelli della sera, poi… di notte la luce artificiale diventa protagonista e primaria fonte di esaltazione del design, attribuendo all’architettura una forte carica poetica ed emozionale. Gli ambienti tutti stabiliscono un linguaggio visuale con l’esterno dove proseguono senza soluzione di continuità verso nuovi microcosmi all’aperto, ma l’acqua brulicante al sole o illuminata di notte, contribuisce all’emozione.

Articolo pubblicato sullo Speciale Architetti 2021

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