GIO Ponti: creatività senza tempo

di Paolo De Petris

Alla fervida creatività e all’innato eclettismo di Giovanni Ponti, detto Gio, si dovrà essere riconoscenti per altri mille anni.

Dai grattacieli ai calamai, dalle cattedrali alle ceramiche decorate.

La mano di GIO Ponti ha spaziato in tutti i rivoli del design d’autore, plasmando capolavori ancora oggi attualissimi.

La figura professionale di Gio Ponti, affermata nel secolo scorso a cavallo delle due guerre, esce da qualsiasi schema e classificazione vista la mole dei progetti prodotti dalla sua matita – ben 16.512 opere – e la destinazione d’uso degli stessi, inconsueta e fortemente articolata.

Giustamente considerato tra i maestri dell’architettura italiana, è stato anche designer e saggista, oltre che fondatore della rivista Domus e autore teatrale, ma spesso lo si ricorda solo per aver realizzato il palazzo “simbolo” di Milano, il famoso grattacielo “Pirellone”.
Così soprannominato, è stato il primo vero edificio della Milano da bere e icona assoluta nel panorama edilizio meneghino.
Rispettato da tutti gli abitanti della città – che alla fine dei lavori si sono sentiti molto più vicini a New York, città culla dell’architettura verticale – è oggi sede della Regione Lombardia.

Ma l’arte di Gio Ponti, genio multiforme e rigoroso scomparso nel 1979, spazia da arredi per i transatlantici alle decorazioni su ceramica, da cattedrali in cemento armato a oggettistica in acciaio inox.

Chi ha lavorato con lui lo ricorda come una “furia” al tavolo da disegno – all’epoca si usavano solo matite e pantografi – sempre attivo e in cerca di soluzioni perfette per tutto ciò che stava creando.

Poteva essere un comodino in radica o un comò per una delle navi della compagnia Italia – che gli commissionò una infinità di mobili in radica lavorata per riempire migliaia di cabine di Prima Classe nei suoi piroscafi Conte Biancamano, Conte Grande, Giulio Cesare, Oceania, Africa e Andrea Doria – oppure una maiolica artistica per Richard – Ginori, azienda che lo volle a capo del reparto progettazione per diversi anni, dal 1920 al 1930.

Il suo impegno era sempre lo stesso, 15 ore al giorno a creare, sperimentare, costruire e poche ore per mangiare e riposarsi.

Spesso i suoi collaboratori lo trovavano la mattina accasciato sul tavolo da disegno, totalmente esausto ma felice per aver completato tutti i dettagli di un progetto.
E questa grande forza di volontà mescolata ad una innata bravura lo portò a dialogare con le più disparate aziende in vari settori dell’industria e del commercio, in un periodo in cui l’Italia si stava trasformando da paese contadino in paese industriale.

Nel 1930, dopo aver concluso la sua esperienza con Richard-Ginori viene chiamato dalla Edison a realizzare la prima “casa elettrica” in Italia, in cui dovevano trovare spazio tutte le applicazioni quotidiane dell’energia, sempre più diffusa nelle abitazioni domestiche.
Il progetto, innovativo e audace, fu commissionato al Gruppo 7 e a Piero Bottoni per la IV Triennale di Monza.
Gli valse una promozione sul campo e successivamente fu incaricato di progettare proprio da Edison anche quattro centrali elettriche (!) in Trentino – sul fiume Noce (1952), sul Liro (1953), sul Chiese (1954), a Pantano d’Avio (1955) – e le centrali in Valcamonica (1950), sul fiume Mera in Val Chiavenna (1953) e sullo Stura a Demonte, Cuneo (1953).
Tutte opere bellissime e ancora funzionanti, oggetto di visite da parte di scolaresche e studiosi.

Forse basterebbe questo a raccontare la grandezza di Gio Ponti ma la sua fertilità produttiva non sembrava aver confini. Ed eccolo occupare un ruolo di primo piano nell’Interior Design, con una infinita produzione di tavoli, poltrone, divani, lampade e altri oggetti d’arredamento che prendono forma a grande velocità e si affermano in tutto il mondo grazie in particolare a due aziende italiane che ne plasmano il successo: Molteni&C. e Cassina.

Tra le sue creature, merita un cenno particolare la sedia 699 Leggerissima, un oggetto che esprime un momento di grande trasformazione industriale, resa possibile da una stretta collaborazione tra designer e maestranze dell’azienda. Una sfida racchiusa nella sezione triangolare delle gambe, la più ridotta possibile per dare snellezza e quasi trasparenza, ma quanto più robusta possibile. Un capolavoro assoluto di design minimalista.

Da segnalare che tutti i complementi d’arredo usciti dallo studio di Gio Ponti trovano spazio nelle sue tre abitazioni personali a Milano – in via Randaccio, in via Brin e in via Dezza, quest’ultima classificata come il suo “manifesto” del design domestico – e in migliaia di abitazioni di famiglie facoltose, sparse nei quattro angoli della terra.
Facoltose perché i suoi oggetti furono sempre destinati ad un pubblico d’élite, a causa degli elevati costi di produzione derivanti dall’uso di materiali sempre molto pregiati e da tirature non sempre elevatissime.

Nel nostro piccolo spazio a disposizione possiamo mostrarvene solo alcuni tra i più significativi ma potrebbe non bastare tutto il numero di Ville&Casali che avete in mano per approfondire l’argomento.

Gio Ponti rimane uno dei pilastri dell’architettura moderna anche per aver lasciato ai posteri una grande e sterminata eredità. E i suoi inconfondibili oggetti arredano con leggerezza e maestria qualsiasi ambiente domestico, sia classico, sia moderno, proprio perché sono senza tempo.

Approfondimenti:

Leggi anche Genialità e rigore, l’alchimia di Richard Sapper, l’nterior designer che collaborò con Gio Ponti.

Per questo famoso chef, cucinare vuol dire responsabilità per chi esegue e per chi gusta. Leggi La cucina secondo lo chef Alessandro Borghese

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