Come nasce l’industrial design

di Redazione Ville&Casali

L’Industrial Design, termine tanto in voga ai giorni nostri, nasce circa un secolo fa, esattamente nel 1919, dopo gli sconvolgenti anni di guerra che coinvolsero tutti i paesi europei, causando milioni di morti. La voglia di ricostruire un tessuto sociale distrutto dalle bombe ebbe il sopravvento in Germania e la Bauhaus, sorta con l’obiettivo di conciliare creazione artistica e metodo artigianale con la produzione industriale, unendo cioè il valore estetico di un oggetto, la sua bellezza, con la componente tecnica e funzionale, divenne un faro acceso per tutto l’universo creativo che si stava faticosamente mettendo in moto in Europa. Fu Walter Gropius che decise di fondare a Weimar, nel cuore della Germania, un nuovo modello di scuola d’arte che denominò Bauhaus (“casa del costruire”).

Doveva essere una scuola molto diversa da quelle tradizionali, basata su una stretta collaborazione tra maestri e allievi, con interscambio di idee e studio degli oggetti di uso quotidiano, che potevano spaziare da piccole lampade da tavolo – con lo studio della lavorazione dell’acciaio cromato e dell’alluminio – a mobili in tubolare metallico. Nel 1926 la scuola Bauhaus venne trasferita a Dessau, in un nuovo edificio progettato dallo stesso Gropius. L’edificio ha ricoperto un’importanza fondamentale per lo sviluppo dell’architettura razionalista, cioè di una concezione del costruire basata su criteri essenziali, privi di aspetti decorativi, attenti principalmente alla funzione. Questi stessi principi di razionalità, con il totale rifiuto della bellezza estetica, erano applicati e insegnati in qualsiasi attività artistica.

Gli insegnanti artisti

I professori della scuola Bauhaus erano in primo luogo artisti, spesso famosi e in piena attività, e pertanto maestri creativi capaci di stimolare gli allievi: tra i più famosi vi erano i pittori Vasilij V. Kandinskij, Paul Klee, Josef Albers e lo scultore Oskar Schlemmer. La disciplina più importante era considerata tuttavia l’architettura, intesa come sintesi delle diverse arti. Veniva insegnata da Adolf Meyer, architetto collaboratore di Gropius nel progetto del nuovo edificio della scuola. A caratterizzare e qualificare la Bauhaus fu però il destino di molti allievi, che divennero in seguito – e con merito – professori: tra questi Marcel Breuer, che divenne direttore della sezione mobili, dove si disegnavano pezzi d’arredamento per la produzione industriale, e che progettò la famosa poltroncina in tubolare metallico e cuoio chiamata Wassily (in onore di Kandinskij) e tanti altri capolavori dell’interior design. Gropius lasciò la scuola nel 1928 e la direzione fu assunta dall’architetto svizzero Hannes Meyer, ma alla fine del 1932 venne trasferita a Berlino e l’anno seguente fu chiusa definitivamente dal regime nazista, cui l’innovazione e la sperimentazione industriale non andava a genio. Ma, per nostra fortuna, tanti oggetti usciti da quella fucina di idee sono ancora tra noi, a ricordarci che la cultura supera ogni ostacolo e ritorna viva, sempre e comunque, nonostante le azioni di un regime totalitario che avrebbe voluto annullarla.

Di Paolo De Petris

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