Arte e patrimonio: quando il mondo cambia, cambiano anche la qualità e il significato delle cose

di Redazione Ville&Casali

Arte e patrimonio: quando il mondo cambia, cambiano anche la qualità e il significato delle cose
Motivazioni personali, filantropiche e sociali guidano la scelta dell’arte nella stessa misura di quelle legate al rendimento

Giovanni Ronca, Market Head UBS Global Wealth Management Italy, riflette sul rapporto tra arte e patrimonio nelle famiglie imprenditoriali italiane. Un progetto in cui memoria, identità e valore economico sono profondamente connessi

Arte e patrimonio, oggi, si intrecciano più che mai. Una casa. Un’opera d’arte. Una collezione tramandata di generazione in generazione. Per una famiglia imprenditoriale, niente di tutto questo è mai soltanto ciò che appare. «Ognuno di questi elementi può assumere un significato diverso a seconda della storia della famiglia, del momento che sta attraversando e del futuro che immagina», osserva Giovanni Ronca, Market Head UBS Global Wealth Management Italy.

Arte e patrimonio: quando il mondo cambia, cambiano anche la qualità e il significato delle cose
 Giovanni Ronca, Market Head UBS Global Wealth Management Italy

Alla base di questa considerazione troviamo uno dei cambiamenti più profondi in atto tra le famiglie imprenditoriali italiane. Oggi il patrimonio non è più infatti solo una somma di beni da amministrare, ma porta con sé un complesso di significati che si trasformano nel tempo, insieme alle persone che li custodiscono.

Dall’impresa a un patrimonio più ampio

Non è sempre stato così. Per generazioni, il patrimonio delle famiglie imprenditoriali italiane ha visto nell’impresa il suo centro di gravità. Era qui che si concentravano valore, identità ed energie familiari. Oggi quel legame è ovviamente ancora molto forte, ma il quadro è diventato più complesso e articolato.

Arte e patrimonio: quando il mondo cambia, cambiano anche la qualità e il significato delle cose
L’arte attraversa il tempo grazie alla sua doppia natura: espressione di gusto e oggetto di valore economico

È sempre Ronca a rimarcare quanto il cambiamento del capitalismo italiano, l’ingresso delle nuove generazioni, le operazioni di M&A e l’apertura del capitale a investitori esterni stiano ridisegnando la struttura dei patrimoni familiari, distribuiti sempre più tra componenti diverse. Dagli investimenti finanziari agli immobili, dalle partecipazioni alle collezioni, siamo di fronte a beni che, sempre secondo il responsabile UBS, richiedono di essere letti «all’interno di un disegno complessivo».

In uno scenario così composito, l’arte occupa una posizione privilegiata. Non si parla qui di un semplice oggetto da possedere, ma bensì di qualcosa in grado di attraversare il tempo restando fedele a una doppia natura. Da una parte l’espressione di un gusto e di una sensibilità personale, dall’altra un bene dotato di valore economico.

Quando la passione incontra il patrimonio

A dare concretezza a questo intreccio di significati e valori provvedono i numeri. La più recente Art Basel and UBS Survey of Global Collecting – realizzata da Arts Economics in collaborazione con UBS e richiamata nel Global Wealth Report 2026 – ha coinvolto 3.100 individui ad alto patrimonio (HNWI) in dieci mercati globali. Nel 2025, gli intervistati detenevano mediamente il 20% del proprio patrimonio in arte, una quota che sale al 28% tra chi possiede oltre 50 milioni di dollari, contro il 16% registrato nella fascia tra 1 e 5 milioni. 

Secondo Ronca questo dato «merita attenzione, ma non va interpretato esclusivamente in chiave finanziaria». La stessa ricerca, infatti, ci mostra come chi è guidato da motivazioni personali, sociali o filantropiche destini all’arte una quota di patrimonio paragonabile a quella di chi persegue soprattutto obiettivi di rendimento. Si tratta della dimostrazione di quanto le scelte patrimoniali non nascano solo dalla ricerca del guadagno, ma coinvolgano anche passioni, convinzioni, identità e legami.

L’arte si presenta dunque come «una lente particolarmente efficace» per osservare la trasformazione in corso, mostrando come il patrimonio non sia mai una semplice somma di beni, ma il frutto di scelte che toccano sia la dimensione economica sia quella personale.

L’arte come patrimonio che resiste al tempo

Un’altra importante informazione che ci arriva dal Global Wealth Report 2026 è che le opere d’arte tendono a rimanere nelle collezioni private anche nei momenti di difficoltà economica, tensione geopolitica o frammentazione dei mercati. Quella che può essere vista come una fedeltà ai beni artistici mostra in realtà «che l’arte continua a occupare un posto consapevole nel modo in cui i grandi patrimoni vengono strutturati».

Un interno elegante, dove arte e patrimonio formano un tutto indistinguibile
Le opere d’arte aumentano il valore di una casa ridefinendo lo stesso patrimonio familiare

Questo però non significa che l’arte sia priva di rischi. Anzi. Meno liquida e spesso unica rispetto a molti asset finanziari, richiede attenzione e conoscenza specifica. Tanto che, osserva Ronca, gli HNWI mostrano generalmente una maggiore avversione al rischio verso le proprie collezioni rispetto agli investimenti tradizionali. Al tempo stesso, è proprio la combinazione tra valore economico, fruizione personale e trasmissione tra generazioni a spiegare il ruolo duraturo dell’oggetto artistico all’interno del patrimonio.

La sfida del passaggio generazionale

La trasmissione patrimoniale è probabilmente il punto più delicato dell’intera questione. Come spiega Giovanni Ronca, se in passato le decisioni si concentravano nella figura del fondatore, oggi il perimetro si allarga a figli, nipoti, rami familiari diversi, ciascuno dotato di specifiche sensibilità e priorità.

Arte e patrimonio: quando il mondo cambia, cambiano anche la qualità e il significato delle cose
La stessa opera d’arte può rivestire significati diversi a seconda della generazione che ne entra in possesso

Un’opera acquistata dal capostipite della famiglia può avere per lui un significato personale profondo, mentre per i figli e i discendenti assume un valore completamente diverso, culturale, patrimoniale, o entrambe le cose insieme. Non è detto, insomma, che le generazioni successive condividano lo stesso legame emotivo con le opere, né che abbiano la medesima visione sul loro futuro.

Per questo, sottolinea Ronca, «la trasmissione del patrimonio non può essere ridotta a un semplice trasferimento di proprietà». Secondo il dirigente UBS, «uno dei cambiamenti più importanti riguarda proprio il passaggio da una logica centrata sui singoli asset a una visione capace di considerarne il ruolo all’interno del progetto familiare. Vale per l’impresa, vale per gli immobili, vale per gli investimenti finanziari e vale, con caratteristiche specifiche, anche per l’arte».

Dimensione economica e personale

Il cambiamento sopra descritto, secondo Ronca, ridefinisce anche il ruolo stesso del wealth management. Con un patrimonio più articolato, non basta più sommare competenze specialistiche o amministrare separatamente le sue componenti. Invece, serve saper fare una lettura complessiva, che risponda a domande che precedono e guidano la scelta stessa dei singoli strumenti. Dunque, occorre chiedersi quali obiettivi abbia la famiglia, quale orizzonte temporale consideri e quale ruolo attribuisca a ciascun bene nel passaggio da una generazione alla successiva.

Arte e patrimonio: quando il mondo cambia, cambiano anche la qualità e il significato delle cose
Ogni decisione deve porsi all’interno di una prospettiva il più possibile ampia, che guarda anche agli obiettivi a lungo termine

Negli oltre 160 anni di relazione con i propri clienti, oggi in più di 50 mercati, UBS Wealth Management porta avanti il principio descritto, cercando di comprendere il patrimonio nella sua interezza. Senza la pretesa di sostituirsi alle competenze specifiche richieste da ciascun ambito, UBS aiuta le famiglie a collocare ogni decisione all’interno di una visione coerente con i propri obiettivi di lungo periodo. Si tratta di un approccio che unisce una prospettiva globale – che riconosce le specificità di generazioni e geografie diverse nel gestire i patrimoni – alla conoscenza approfondita dell’unicità di ciascuna famiglia. Evitando così di appiattire e uniformare il significato di una collezione, di una villa o di una partecipazione.

Quello che scegliamo di custodire

Siamo così tornati alle considerazioni di Ronca riportate di apertura. Oggi più che mai, il patrimonio non riguarda solo ciò che si accumula, ma quanto si sceglie di conservare, vivere, valorizzare e trasmettere. Una casa, insomma, non è soltanto un immobile. E un’opera non è soltanto un oggetto, così come una collezione non è un semplice insieme di beni. Ciascuno di questi elementi assume un significato diverso a seconda della storia della famiglia, del momento che sta attraversando e del futuro che immagina.

È in questa capacità di tenere insieme dimensione finanziaria e dimensione personale del patrimonio che secondo Giovanni Ronca si gioca oggi la vera sfida per le famiglie imprenditoriali italiane. E per chi, come UBS Wealth Management, identifica il proprio tratto distintivo nel riconoscerne la complessità.

Per approfondire:

www.ubs.com/it

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