Philippe Starck: l’Enfant Terrible del design

di Paolo De Petris

«Mio padre, che disegnava aerei, mi ha lasciato in eredità pochissimi soldi e l’idea che uno dei mestieri più belli che si possa fare è un mestiere creativo. Con la creazione si può effettuare una ricerca interiore e lavorare su se stessi. E creando degli aerei, mi ha insegnato delle cose preziose: per far volare un aereo occorre crearlo abbinando la funzionalità all’estetica, ma per non farlo cadere occorre essere rigorosi in tutti i dettagli del progetto.»
Philippe Starck, designer

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In queste poche parole, piene di saggezza, c’è tutto il pensiero di Philippe Starck.

Genio francese del design, Starck è considerato il numero uno in Europa nella progettazione di oggetti ed edifici residenziali.

Un grande maestro, con un’ inesauribile vena creativa. I suoi capolavori si riconoscono lontano un miglio e portano un marchio di fabbrica indelebile, che li unisce uno a uno, in una catena difficilmente separabile, che fonde la genialità delle forme (Spremiagrumi Juicy Salif, del 1990) con l’impiego di materiali spesso economici (plastica, alluminio) ma di grande effetto estetico.

Certo, essere chiamato nel 1982 – all’età di soli 32 anni – da Mitterrand per rifare le stanze dell’Eliseo assegnate al Presidente “per liberarle da un’insopportabile vetustà” è già un buon biglietto da visita per un giovane designer.

Ma Philippe Starck ha sempre manifestato un suo personale minimalismo nel qualificarsi, con una modestia forse pari alla sua bravura.

Stimato in patria e fuori per le sue qualità umane, per la sua innegabile genialità e per la sua intelligenza da colto autodidatta, è un poetico creatore libero da conformismi, considerato universalmente un “enfant terrible”, dalla controllatissima professionalità. I suoi oggetti più famosi, illustrati su queste pagine, ne rappresentano il “leit motiv” esistenziale, ed è un vanto possederli in casa ed usarli, riscoprendone in ogni momento una funzionalità senza pari, sorridendo amorevolmente ogni volta che abbiamo bisogno di spremere un agrume o di sederci e stare comodi per ore.

Una ragione di essere per Starck è infatti l’idea del servizio, tutto ciò che deve uscire dal suo tavolo da disegno deve essere leggero ed economico, con grande attenzione all’energia necessaria per produrlo e venderlo al consumatore, passando dal packaging al trasporto.

I suoi progetti prevedono l’esasperazione di ogni dettaglio costruttivo, che deve meravigliare in primis se stesso e poi chi li osserverà nella loro forma definitiva, esposti in un negozio o nella casa di un amico, in un gioco delle parti sempre divertente. Non a caso, una delle sue opere più controverse, la Moto, realizzata per Aprilia nel 1994, non fu apprezzata all’epoca dal popolo dei motociclisti perché ritenuta troppo ardita e lineare, con poco appeal, ma oggi è ricercatissima proprio perché unica nel panorama di mercato e perfettamente funzionale in ogni dettaglio, con quotazioni in salita ogni anno.

«Il lavoro di designer, fatto per ragioni prettamente estetiche o culturali non ha senso. Le belle sedie si possono trovare dovunque, le belle lampade sono dovunque, i bei tavoli sono dovunque, ce ne sono già abbastanza. Non può essere diversamente. Oggi tutto il lavoro estetico e culturale è divenuto inutile, l’urgenza di agire non è più là. Oggi l’urgenza è di tipo politico, occorre lavorare sulla ridefinizione della produzione, sulla ridefinizione del rapporto uomo e materia perché l’uomo possa ritrovare il proprio spazio senza essere attanagliato, asfissiato, ricoperto da un mucchio di cose futili, generalmente portatrici di simbolismi estremamente dubbi.»
Philippe Starck, designer

Con queste sue affermazioni e questa linea “politica” applicata nella progettazione, Starck fu chiamato nell’anno 2000 a ridisegnare l’intera collezione di oggettistica della multinazionale americana Emeco, considerata un classico del design USA.

L’inconfondibile e amatissima sedia in alluminio Navy Chair, concepita per la Marina statunitense e diffusa su tutto il territorio americano, fu rivisitata nei dettagli ed ebbe un boom di vendite inaspettato, tanto da essere adottata nei set cinematografici di Hollywood e da tutti i bar alla moda di New York.

Il riconoscimento più importante Starck però lo ebbe da un suo “collega” altrettanto famoso, Frank Gehry, che acquistò uno stock di sedie Navy Chair e altre poltrone della collezione Emeco per arredare le sue residenze sparse per il mondo.

Indirizzario Web:

Visita il sito web dell’architetto/designer Philippe Starck

Approfondimenti:

Scopri il pensiero e il lavoro di un altro grande designer. Leggi L’eleganza dell’architetto Jean Marie Massaud

© Riproduzione riservata.

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