Un weekend a Ferrara, fra la storia degli Este e l’arte francese

di Claudia Sugliano

A Palazzo dei Diamanti, fino al 6 gennaio, “Courbet e la natura”. Successivamente, “Boldini e la moda”. Sono due degli eventi più importanti dei prossimi mesi a Ferrara.

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Una buona occasione per visitare la città estense.

A Ferrara l’arte francese in due mostre

Poche città d’arte come Ferrara sono così a misura d’uomo da poter essere visitate a piedi, o magari in bicicletta, il mezzo di locomozione prediletto dai suoi abitanti.

I magnifici monumenti, che ne costellano il centro storico, segnato da una straordinaria stagione rinascimentale, rappresentano le tappe di un itinerario di non comune fascino, ogni anno arricchito da ulteriori attrazioni.
Si tratta delle rassegne d’arte, ospitate nell’iconico Palazzo dei Diamanti che, fino al 6 gennaio 2019, presenterà l’attesa mostra “Courbet e la natura”, il ritorno in Italia, dopo ben mezzo secolo, del grande pittore francese. Successivamente, dal 16 febbraio al 2 giugno, sarà la volta di “Boldini e la moda”, dedicata all’artista ferrarese, affermatosi a Parigi come sensibile interprete della Bella Epoque.

Ferrara fra letteratura e cinema

L’humus di Ferrara è così ricco e fertile, che ognuno la può associare a un tema diverso.

Lasciando per un attimo da parte la sua eredità storico-artistica, legata agli Estensi, a cui deve un’inconfondibile impronta, la città può portarci, ad esempio, nel mondo della letteratura e in quello del cinema, in qualche modo collegati fra loro.

Anche se Giorgio Bassani nacque nella vicina Bologna egli, di famiglia ebraica ferrarese, trascorse l’infanzia e fece gli studi liceali a Ferrara, di cui narrò nelle sue opere letterarie tutti i volti. Soprattutto della Comunità Israelitica, rappresentando i ricchi borghesi e gli strati più umili. “Il Giardino dei Finzi Contini” e “gli Occhiali d’oro” ci conducono attraverso le piazze e le strade cittadine, Corso Ercole d’Este I, dov’egli situa la casa dei Finzi-Contini, via Mazzini, arteria principale dell’antico ghetto, con la Sinagoga e il Museo. Fino ad arrivare al Cimitero ebraico, dove l’autore, oltre a immaginarvi la tomba dei protagonisti del romanzo, volle essere sepolto insieme ai genitori.

Se i suoi due libri più famosi ispirarono i film omonimi, rispettivamente con la regia di Vittorio De Sica e Giuliano Montaldo, altri registi hanno utilizzato Ferrara (città natale di Michelangelo Antonioni) come privilegiato set cinematografico. Fra questi Luchino Visconti in “Ossessione”, Florestano Vancini ne “La lunga notte del ‘43”, ed Ermanno Olmi ne “Il mestiere delle armi”, dove il capitano Giovanni dalle Bande Nere attraversa il Ponte Levatoio del Castello Estense. (continua…)

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Approfondimenti:
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