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12 Settembre 2019
Ville&Casali
Cantine

Pinot Nero, sangue blu dell’Oltrepò Pavese

La giovane contessa Ottavia Vistarino al timone dell’azienda Conte Vistarino ha rimodernato la cantina e migliorato il rapporto tra Vitigno e Terroir. Il Pinot Nero, sangue blu dell’Oltrepò Pavese.

Il vino è sempre più argomento da donne

Quando si incontrano le nuove imprenditrici si divertono un mondo a commentare la svolta. Siamo andati stavolta nell’Oltrepò Pavese, lì dove la terra, in gara con la Borgogna, sembra particolarmente vocata a dare linfa al più elegante dei vitigni, il pinot nero.

L’affresco è particolarmente suggestivo

Proprio di fronte e vicinissima all’imponente villa dei conti Giorgi Vistarino è stata di recente rimodernata la storica cantina risalente al 1904. Ottavia Vistarino, al timone dell’azienda, ha chiesto allo studio dell’architetto Andrea Borri di mantenere intatto l’involucro esterno ma di rimodernare radicalmente le funzioni interne rispondendo alle esigenze della tecnologia contemporanea.

Una cantina capace di interpretare al meglio i doni della natura

Il cuore della tenuta, a Rocca de’ Giorgi, a sud di Pavia – oltre 800 ettari di cui circa 200 vitati – è la storica Villa Fornace, incastonata tra irti vigneti e fitti boschi. Qui vive la famiglia Giorgi di Vistarino di cui Ottavia oggi è il volto. La giovane contessa, una laurea in economia e commercio e sufficienti nozioni di enologia, in squadra con l’enologo Vittorio Merlo e l’agronomo Paolo Fiocchi, da anni si dirige verso la qualità convinta com’è che i vini industriali non hanno più futuro, mentre prende sempre più quota l’emozione che ruota intorno a un’etichetta che sa raccontare una storia.

La sua fu iniziata dal trisavolo Augusto, nella seconda metà dell’800

Il nobiluomo porta direttamente le barbatelle dalla Francia, pianta i primi ettari e sperimenta le tecniche conosciute oltralpe. Col nuovo corso, ecco accanto allo storico cru Pernice, farsi largo Bertone e Tavernetto. Nel 2015 nasce Saint Valier, pinot nero vinificato in bianco, mentre il millesimato 1865 porta la bandiera del metodo classico.

Per le annate migliori Ottavia Vistarino ha selezionato alcune partite del metodo classico Brut Cépage, con 10 anni di maturazione sui lieviti

Con 10 anni di maturazione sui lieviti, l’azienda conta oggi su una superficie di 826 ettari e occupa il 95% del comune di Rocca de’ Giorgi, un borghetto costellato di cascine recentemente ristrutturate dalla famiglia Giorgi e destinate a ospitalità. Complessivamente 620 ettari tra boschi, prati, seminatavi, piante arboree da legno pregiato. Metà del vigneto è stato reimpiantato negli ultimi 25 anni secondo criteri di qualità, alla luce di un mercato in trasformazione  cui si vuole rispondere con grandi vini. Oltre ai locali di vinificazione, maturazione, spumantizzazione e affinamento, la cantina ospita anche ampie sale di degustazione e uno spazio dedicato alle bottiglie storiche, l’”infernotto”, ricavato dentro gli antichi tini di cemento. Al centro una grande scala in ferro elicoidale, battezzata “cavatappi”, che a partire dalla suggestiva barricaia, sale per quattro piani. Acciaio, ferro grezzo, legno e cristallo sono i materiali protagonisti di un’architettura dove trovano casa didattica e accoglienza

Per i nuovi impianti di pinot nero, Ottavia Vistarino ha privilegiato la scelta di portainnesti e cloni (importati dalla Francia)

Con caratteristiche produttive precise: bassa produzione, grappolo e acino piccolo e grande potenziale aromatico. Per i nuovi impianti – 10 ettari all’anno – si è scelta una densità minima di 5.000 piante per ettaro.

La geografia della Tenuta è caratterizzata da un mosaico di piccole unità sparpagliate su una superficie molto estesa. Il lavoro di zonazione per ottimizzare l’interazione tra vitigno e terroir è stato lungo e dettagliato e continuerà nei prossimi anni fino a coprire l’intero patrimonio vitato” spiega Ottavia Vistarino.

Ottavia Vistarino, Contessa e proprietaria dell’azienda Conte Vistarino

Tutto questo accade in cantina

Un secolo fa era un’architettura pioneristica e per questo abbiamo voluto prima di tutto salvaguardarne l’involucro e il carattere. La nuova struttura si sviluppa su quattro livelli per 3.300 mq nei quali uva e vino si muovono – passaggio dopo passaggio – sempre per caduta.

Andrea Borri, architetto

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