Il Labirinto Borges a Venezia riapre al pubblico: completato il restauro dell’opera a San Giorgio

A 15 anni dalla sua realizzazione e nel 40° anniversario della scomparsa dello scrittore argentino, la Fondazione Giorgio Cini restituisce alla città il celebre Labirinto Borges perfettamente rinnovato e reso ancora più accessibile
L’Isola di San Giorgio Maggiore custodisce uno dei luoghi più suggestivi e ricchi di fascino di Venezia. Considerato a tutti gli effetti un terzo chiostro monumentale dopo quelli del Buora e del Palladio, il Labirinto Borges a Venezia rappresenta una sintesi perfetta tra architettura, letteratura e paesaggio. Presentato ufficialmente dopo un accurato intervento di restauro conservativo sostenuto da PwC Italia in veste di Main Sponsor, questo spazio d’arte vegetale torna a essere interamente fruibile dai visitatori.
La riapertura cade in un momento dal forte valore simbolico. Ricorrono infatti i quarant’anni dalla morte di Jorge Luis Borges (1899–1986), l’autore che della figura del labirinto ha fatto un’icona poetica e filosofica della propria opera, oltre ai quindici anni dalla posa della prima essenza verde.
Una storia tra sogni, architettura e memoria veneziana

La genesi di questa straordinaria opera paesaggistica è legata a doppio filo al rapporto intimo che lo scrittore argentino ebbe con Venezia. Nel 1984, due anni prima di morire, Borges visitò la Fondazione Giorgio Cini insieme a Maria Kodama – sua allieva, compagna e poi moglie – per presiedere un convegno internazionale. In quell’occasione, l’autore rimase affascinato dal tessuto urbano della città lagunare, definendola una vera e propria città-labirinto in cui lo smarrimento tra le calli non genera angoscia, ma diventa un invito ad abbandonare la ricerca della meta per lasciarsi trasportare dal flusso dei pensieri.
Alla sua scomparsa fu proprio Maria Kodama a volere fortemente la creazione di un luogo che ne custodisse la memoria a San Giorgio Maggiore, laddove un tempo i monaci coltivavano le erbe officinali. La progettazione fu affidata all’architetto e diplomatico inglese Randoll Coate, amico personale della coppia conosciuto in Argentina negli anni Cinquanta e autore di oltre cinquanta dedali in tutto il mondo. Coate raccontò di aver concepito il disegno del labirinto a seguito di un sogno premonitore sulla morte dello scrittore, traducendo la struttura del celebre racconto “Il giardino dei sentieri che si biforcano” in una trama verde ricca di simboli, cifre e riferimenti nascosti.
Il restauro botanico: la cura di un’opera viva

Esteso su una superficie monumentale e composto da oltre tremila piante di bosso (Buxus sempervirens), il Labirinto Borges a Venezia è una scultura vegetale in continua evoluzione, soggetta all’azione del tempo e alle insidie dell’ambiente lagunare. Per riportare il disegno geometrico alla sua originaria nitidezza, il cantiere ha visto la sostituzione di circa duecento esemplari compromessi con nuove piante già strutturate, successivamente potate con precisione per riallinearsi alle altezze delle siepi storiche.
Parallelamente agli interventi di piantumazione, i tecnici hanno revisionato completamente l’impianto di irrigazione e integrato il terreno con sostanze nutritive idonee a garantire l’attecchimento delle radici. Il lavoro è stato completato con una costante e meticolosa pulizia manuale delle erbe infestanti, indispensabile per mantenere la definizione dei percorsi.
A sottolineare il valore culturale dell’operazione è Renata Codello, Segretario Generale della Fondazione Giorgio Cini:
«Le attività di restauro e di cura permanente dell’isola e del suo patrimonio sono un elemento fondativo della Cini fin dal 1951. Un lavoro costante, un preciso progetto di lungo termine, scientifico e visionario allo stesso tempo, basato su un’idea di restauro conservativo non di emergenza ma di traduzione al contemporaneo. Questo intervento al Labirinto Borges dimostra come sia possibile realizzare il restauro di un’architettura vegetale che è volume, geometrie, spazio meditativo e pagina di letteratura».
Un’esperienza di visita aperta e senza barriere

Oltre al ripristino del patrimonio paesaggistico, il progetto ha colto l’occasione per rendere il giardino un luogo inclusivo per ogni tipologia di pubblico. Il vialetto d’accesso è stato stabilizzato attraverso la posa di pannelli alveolari che compattano la ghiaia, permettendo un transito agevole e sicuro anche a persone con disabilità motoria o a famiglie con passeggini.
Inoltre, la collaborazione con l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ha portato all’installazione di una mappa tattile all’ingresso del percorso. Questo strumento consente ai visitatori ipovedenti di esplorare con le mani il perimetro e i dettagli della struttura geometrica prima di addentrarsi tra i viali di bosso, trasformando la passeggiata a San Giorgio in un percorso sensoriale completo.
Informazioni per la visita
Il Labirinto Borges a Venezia è visitabile tramite i tour guidati organizzati da VisitCini, che offrono l’accesso accompagnato all’interno del complesso monumentale. Nel corso dell’autunno, grazie al sostegno del main sponsor PwC Italia, è inoltre prevista una speciale apertura weekend a ingresso gratuito per consentire a cittadini e appassionati di riscoprire da vicino questa meraviglia del paesaggio contemporaneo.
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