15 dicembre 2018
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Arte e Poesia nella Fattoria di Celle a Pistoia

La poesia ha trovato casa nella Fattoria di Celle a Santomato di Pistoia, lì dove l’arte ambientale, messa insieme a partire dagli anni ’70 dal collezionista Giuliano Gori, respira a cielo aperto il magico paesaggio toscano. L’ultima perla della collezione tra le più importanti al mondo è “La serra dei poeti”, una struttura di acciaio satinato e vetro ispirata alla forma paraboloide iperbolico, mito ingegneristico del XIX secolo. È il frutto di un progetto congiunto tra il paesaggista-musicista Andrea Mati e lo scrittore Sandro Veronesi, che per l’occasione ha messo all’opera quella sua laurea in architettura “sacrificata” sull’altare della letteratura. L’80° opera ambientale di Casa Gori è un monumento alla poesia, un’installazione work in progress intorno alla quale sbocceranno reading affidati a poeti contemporanei e altre iniziative culturali. Danno slancio all’ingegneristica serra, trenta cipressi “Bolgheri” disposti su quattro filari convergenti. Un suggerimento per il visitatore a confluire verso il punto focale dell’installazione, ovvero un semenzaio entro il quale coltivare le piante amate e celebrate dai poeti.

Ogni cipresso è legato a un poeta del passato, il cui nome è serigrafato sul vetro della serra, da Bartolomeo Sestini a Dino Campana, da Mario Luzi ad Alda Merini. Per altri poeti e non solo italiani saranno piantati altri cipressi in futuro, spiega Giuliano Gori, doveroso risarcimento alla vegetazione del parco di Celle, nel 2015 duramente colpita da una tempesta che l’ha privata di 550 piante storiche. L’opera è un incontro ideale con Bartolomeo Sestini. Il poeta ottocentesco è presente nel parco con l’unica sua opera architettonica, una voliera a cui Giuliano Gori è particolarmente legato. Forse ispirazione a una collezione iniziata a Prato nel dopoguerra e poi esplosa 36 anni fa nella fattoria di Celle a cui l’imprenditore dopo l’acquisto si dedicherà anima e corpo. L’avventura comincia con 18 opere permanenti, tra cui quelle di Daniel Burin, Alberto Burri, Sol Lewitt e Mimmo Paladini, tanto per citarne alcuni. Altri importanti artisti contemporanei su invito di Gori hanno lasciato un’opera ambientale site-speci c in quei 45 ettari di parco, dove vige la regola ferrea secondo cui “i diritti dell’arte nascono dove niscono quelli della Natura”. Oggi di opere se ne contano 80 e portano la firma di grandi artisti. Tutte dialogano con lo spazio, con la storia del luogo e con la committenza, specie in estinzione, sottolinea Gori.

La collezione è aperta ai visitatori gratuitamente, ma su prenotazione, dal 1° maggio al 30 settembre (www. goricoll.it). All’interno dell’edificio settecentesco, dove Giuliano Gori vive da oltre 30 anni, c’è anche un suo ritratto da giovane firmato Andy Warhol e dalle grandi vetrate delle sale puoi spingere lo sguardo su una campagna incontaminata che produce vino e olio, punteggiata di piccoli borghi. A spasso nel parco dall’incontro con le installazioni originarie del parco, come la Voliera, la Palazzina del Tè e il monumento egizio, comprendi immediatamente la vocazione del luogo all’arte ambientale. Il viaggio inizia già al cancello. Appena lo varchi si apre alla vista l’opera Grande Ferro di Alberto Burri. Una gigantesca opera di acciaio verniciato di rosso, somigliante a una cipolla. Sali con l’auto fino al parcheggio superiore e a stupirti c’è l’opera di Luigi Mainol. Per quelli che volano, una panchina situata sul tetto della Fattoria in ricordo a Pina Gori (moglie di Giuliano) cha amava ammirare il tramonto dall’alto della terrazza. Potrai persino avventurarti nel Labirinto di Robert Morris o specchiarti nello specchio d’acqua di Fausto Melotti. Una raccolta di opere inamovibili che non occupano uno spazio, ma entrano a far parte integrante del paesaggio stesso. Un progetto senza precedenti, poi imitato da altri collezionisti nel Mondo.

 

Di Loredana Ficicchia