Portofino: un eremo dei sapori
La passione per il borgo ha spinto residenti e frequentatori di Portofino, circa una decina, a costituire una società con lo scopo di recuperare le tradizioni locali, porre fine allo stato di abbandono delle campagne e riqualificare alcuni spazi disabitati da lungo tempo.
Nonché, rendere Portofino un luogo vivo dodici mesi l’anno, destagionalizzando e incrementando il turismo e soprattutto far conoscere i prodotti tipici del borgo in Italia e all’estero.
Per la ristrutturazione del Fondaco, prima abbandonato e ora fulcro delle attività di Niasca con gli uffici, il laboratorio, il frantoio e la sala didattica, il progetto ha coinvolto l’architetto e museografo Luca Cipelletti e David Tremlett, artista inglese di fama internazionale, che insieme hanno avviato una ricerca approfondita sulle tipologie tradizionali dell’architettura e della facciata ligure.

Un progetto totale in cui le geometrie trapezoidali, presenti in facciata, ritornano nel disegno dei dettagli: dalle maniglie di mobili e porte, al decoro dei piatti, fino alle luci che, studiate dallo Studio Pasetti, ripropongono il segno concettuale del progetto.
Cuore verde del progetto è la campagna alle pendici del monte di Portofino, a due passi dalla storica piazzetta e con vista inedita sul borgo.
“Qui, il lavoro di intervento sul terreno è stato notevole, attraverso la piantumazione di erbe aromatiche, di agrumi, il recupero delle coltivazioni antiche come quella della mela limonina, oltre alla regolare manutenzione di centinaia di ulivi”, racconta a Ville&Casali Alice Paraboschi, agronoma del gruppo.
I prodotti tipici di Portofino
Arricchiscono l’offerta la realizzazione di due laboratori per le produzioni alimentari, l’apertura di uno spazio di degustazione e vendita di prodotti, i corsi nella sala didattica in collaborazione con enti e scuole, ma non solo.
Croceristi, escursionisti e turisti possono cimentarsi in corsi di cucina e di pesto al mortaio, o dedicarsi a degustazioni di olio.
A Villa Prato, altro spazio importante di Portofino, vigneti, aranceti e uliveti fanno da cornice alla splendida vista sul mare.
Una grotta viene usata come cantina per i vini e la birra e qui è possibile fare visite e percorsi enologici.

C’è chi dice che era un modo per “allungare” il pesto, condimento a quel tempo caro e non di uso quotidiano.
Divertenti e originali le etichette che accompagnano i prodotti, realizzate come finte cartoline.
Il nome del progetto, decisamente curioso, deriva proprio dall’eremo di Niasca, che prende il nome dalla valle in cui è situato, che doveva inizialmente far parte del progetto.
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