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10 Dicembre 2019
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Anni '70
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Anni ’70: arte e mobili vintage, successi di oggi

Gli anni ’70 hanno rappresentato per intere generazioni un periodo di rottura dal passato, con la fine del boom economico e l’inizio di una rivoluzione industriale e sociale che portò austerity e cambiamenti in tutti gli angoli del mondo. Nascono oggetti dalle forme straordinarie, capolavori assoluti e senza tempo, che ancora oggi sono da ricercare per godere appieno della loro personalità. Bambola “07” di Mario Bellini, ne è un primo, fulgido esempio.

Espressione degli anni ’70

Anni '70La serie Bambola rappresenta una autentica espressione della voglia di sbalordire ed inventare qualcosa di nuovo, partendo da una “sporta” (un sacco contenitore, n.d.r.), come la definì Bellini, che contenesse materiale senza forma e si modellasse solo una volta appoggiata a terra. L’idea iniziale del progetto nasce nel ’72, con una vaga ispirazione alla poltrona “Sacco” del ’68 di Zanotta, divenuta nel frattempo un best seller mondiale, ma in questo caso si punta a realizzare un grande cuscino, morbido in ogni parte, però scomponibile, in modo da far emergere altri cuscini sotto i cuscini di seduta. Totale sintesi di comfort, morbidezza ed elasticità, in un oggetto speciale ed ancora attuale, dal quale verrà derivato anche un divano a due posti (Bibambola 07) ed un tre posti (Tribambola 07). Il telaio in tubolari e profilati d’acciaio dona la giusta robustezza, la schiuma di poliuretano la giusta morbidezza, la fodera in fibra di poliestere una piacevole sensazione tattile ed il fondo in juta il giusto grado di traspirazione. Il capolavoro è servito! La vittoria del Compasso D’Oro nel ’79 ne decreta un meritato e invidiabile successo commerciale.

La serie Bambola è commercializzata da B&B Italia.

Arte dai materiali riciclati

Anni '70Sempre negli anni ’70 comincia a diffondersi seriamente nel mondo la cultura del “riciclo urbano”. Un architetto geniale, Frank Gehry, decide di sviluppare alcuni progetti partendo proprio da materiali riciclati, in particolare il cartone ondulato, che fu presto apprezzato per le caratteristiche di resistenza e di modellabilità. Nel ’72 si mette all’opera e realizza diversi prototipi di poltrone con tecniche di incollaggio proprie del mondo industriale, fino ad arrivare alla sua creazione più importante, la “Wiggle Side Chair” dalla particolare ed esclusiva forma a sinusoide, con spalliera leggermente inclinata ed un buon grado di elasticità, per migliorare il comfort di seduta. Per realizzarla, Gehry impiega 60 fogli di cartone eco-compatibile pressato ed incollato con una colla senza solventi chimici, rispettando in pieno le nuove esigenze di sostenibilità ambientale. Presenta quindi il prototipo a diverse industrie, ma la sua idea viene inesorabilmente bocciata. Fino ad arrivare ad una piccola manifattura di Ottawa che crede nel progetto e ne inizia la produzione e la commercializzazione.

Insuccessi, attese, contaminazioni

anni-'70 (4)La Wiggle Side viene però accolta con freddezza dai mobilieri tradizionali che la considerano un oggetto più da ammirare che da usare. Molti esemplari rimangono invenduti nei magazzini dei negozi ed inizia una parabola discendente che porta alla svendita dell’oggetto nei suoi stock di produzione: la fine (solo temporanea) della sua carriera. Negli anni 2000, grazie a Vitra, ricompare sul mercato ed è oggi un prodotto ricercatissimo dagli appassionati di vintage puro e del vivere green.

Nel decennio successivo, le contaminazioni nel design e nell’architettura si manifestano in modo evidente e le tecniche di lavorazione dei materiali – decisamente più raffinate rispetto al passato – consentono la creazione di oggetti incredibilmente complessi e dalle forme più strane. Ne è un attivo testimone l’architetto americano Tom Dixon, grande esperto in strutture metalliche e saldature, che all’inizio degli anni ’80 esplora il pianeta delle “sedute” e presenta la sua “S-Chair”, una sedia/poltrona dalla forma particolarissima ed inconfondibile. Sinuosa per creare armonia, robusta e stabile nella sua ardita progettazione. La sua struttura portante, in acciaio temperato, può essere rivestita con diversi materiali (paglia di palude, midollino, maglia di lana, tessuto in vari colori, cuoio o pelle!) per creare un oggetto fortemente personalizzato sulle richieste del cliente.

La sua presenza nella permanente del MoMA di New York ne testimonia l’alto valore culturale e non c’è da stupirsi se oggi la S-Chair è considerata un’icona immortale del design d’arredo domestico.

Nuove tecniche e spinte artistiche

Anni '70Mentre Dixon si scervellava per curvare a suo modo l’acciaio, dall’altra parte del mondo, a Sydney in Australia, un certo Marc Newson si cimentava in falegnameria per curvare il legno con tecniche di vario tipo, dal vapore all’immersione in acqua calda con tiranti, cercando di realizzare delle centine robuste e flessibili, da utilizzare come struttura per sedute di poltrone.

Con una caratteristica che poi lo renderà famoso: rimanere a vista senza imbottitura! Nel 1988, dopo una lunga serie di esperimenti, ecco arrivare sul mercato la “Wooden” realizzata con una tecnica totalmente differente da quella impiegata da Thonet nei primi del ‘900. Ventiquattro liste di legno di faggio si piegano e si incrociano per formare la lettera “Alpha” dell’alfabeto greco in un’estasi visiva che lascia senza fiato chi la osserva, ovviamente con qualche perplessità sull’effettiva robustezza e, soprattutto, sul grado di comfort! Ma Newson, da buon architetto, aveva viaggiato per la sua strada, anche per far prevalere il piacere visivo del cliente rispetto al piacere funzionale dell’oggetto.

Una poltrona da guardare, certo, ma sulla quale ci si può comunque sedere tranquillamente senza pericolo di piombare per terra in mezzo a trucioli e schegge di legno.

Cappellini, vanto dell’industria nazionale, ne ha sapientemente ottimizzato la produzione e la commercializza in tutto il mondo.

 

 

 

di PAOLO DE PETRIS

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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