Gianfranco Frattini: un classico del progetto italiano

Avrebbe compiuto cento anni nel 2026 Gianfranco Frattini designer (e architetto) tra i protagonisti più misurati e coerenti del progetto italiano del Novecento. Un anno di mostre e nuove pubblicazioni ne rilegge oggi l’opera come una pratica discreta, rigorosa e radicalmente contemporanea
Il 2026, anno del centenario della sua nascita, diventa così un momento privilegiato per tornare a osservare da vicino l’opera di Gianfranco Frattini designer, liberandola da letture nostalgiche e riconoscendone la sorprendente attualità. Non tanto come repertorio di icone, quanto come metodo: un modo di progettare che tiene insieme architettura, industria e bottega, senza mai rinunciare a una posizione etica e culturale chiara.
Nel design italiano del secondo Novecento esistono figure che hanno costruito la propria autorevolezza senza mai cercare il centro della scena. Gianfranco Frattini è una di queste. Il suo lavoro non ha mai puntato sull’eccezione o sul gesto eclatante, ma su una continuità progettuale fatta di precisione, attenzione all’uso e profondo rispetto per materiali e processi. «Ogni tanto si accende una lampadina. Ma a volte abbaglia e basta», diceva con ironia. Una frase che riassume bene la sua distanza dal mito del colpo di genio e la sua fiducia in un progetto costruito nel tempo, per successive messe a punto.
Formazione e primi passi nel design
Negli anni della formazione di Gianfranco Frattini il design non era ancora una disciplina a sé stante, né una parola diffusa come oggi. Nato il 15 maggio 1926, Gianfranco Frattini si forma al Politecnico di Milano, dove apprende i principi del razionalismo e sviluppa una sensibilità progettuale capace di attraversare scale, linguaggi e materiali. All’inizio della carriera collabora con Gio Ponti, figura decisiva per la sua formazione, imparando il rigore e la misura che contraddistingueranno tutta la sua opera. Nel 1956 diventa uno dei soci fondatori dell’ADI – Associazione per il Disegno Industriale, contribuendo a definire i canoni del design italiano e a costruire una rete di relazioni tra architetti, designer e imprese industriali.
Un percorso tra architettura, interni e oggetti

Protagonista della scena milanese e internazionale, negli anni Ottanta Frattini entra nel comitato direttivo della Triennale di Milano. Lavora con alcune delle aziende più importanti del panorama internazionale (Arteluce, Artemide, Acerbis, Bernini, Cassina, C&B, Fantoni, Gabbianelli, Knoll, Lema, Molteni) e contemporaneamente realizza progetti di interni di grande rilievo, come l’Hotel Hilton a Tokyo e Villa Rossini in Brianza. Fine conoscitore dell’artigianato del legno, intrecciò con il maestro ebanista Pierluigi Ghianda un sodalizio professionale e umano che diede vita a alcune delle sue opere più ammirate, come il celebre tavolo Kyoto prodotto da Poltrona Frau. Un percorso mai urlato, sempre riconoscibile per misura, precisione e attualità.
Il metodo Frattini: misura, coerenza e attenzione al dettaglio

Il lavoro di Frattini si distingue per un approccio funzionale e rigoroso, basato sull’osservazione attenta dei materiali e sul rispetto della loro natura. Come raccontano i figli Emanuela e Marco, ogni dettaglio dei suoi progetti – dal retro delle cornici ai complementi d’arredo – doveva essere coerente e armonioso. Questo metodo nasce dalla sua esperienza diretta, dalla collaborazione con artigiani e dalla capacità di far emergere le forme degli oggetti dalla loro struttura senza ricorrere a eccessi decorativi.
Seguendo l’evoluzione dei suoi progetti, si nota come Frattini sia stato capace di conciliare industria e bottega, sobrietà e sperimentazione. La sua pratica progettuale rimane un esempio di come il design possa essere discreto ma potente, funzionale ma poetico, sempre radicato in una visione etica del fare.
Il centenario 2026: mostre, eventi e pubblicazioni
Il 2026 celebra Gianfranco Frattini designer con un programma ricco di iniziative. Tra i diversi capitoli del centenario, in primavera sarà pubblicato il volume Gianfranco Frattini Designer, edito da Silvana Editoriale e curato da Silvana Annicchiarico. Si tratta di un catalogo ragionato che offre una lettura critica aggiornata del lavoro di Frattini, mettendo in evidenza la solidità del suo pensiero progettuale, capace di conciliare industria e bottega, sobrietà e sperimentazione.
L’anniversario sarà accompagnato da un logotipo creato appositamente da cccppp.studio, simbolo di un progetto che guarda al presente senza indulgere nella nostalgia. Il centenario diventa così un’occasione per riscoperte e nuove prospettive: un invito a osservare da vicino un’opera che continua a parlare al presente, come accade ai grandi classici, quelli che non abbagliano, ma illuminano.

Eredità che parlano al nostro modo di abitare
Condividiamo con piacere e passione questa celebrazione, perché il benessere che cerchiamo sfogliando le immagini di belle case non è mai solo una questione estetica. È il risultato di un pensiero progettuale profondo, di una cultura dell’abitare costruita nel tempo da chi ha fatto di case, spazi e oggetti il senso stesso della propria professione e della propria creatività. Figure come Gianfranco Frattini ci ricordano che il comfort autentico nasce dall’equilibrio, dalla misura, dall’attenzione all’uso quotidiano e alla qualità dei materiali: un benessere silenzioso, ma duraturo, che continua a ispirare il nostro modo di vivere e di raccontare l’abitare.
Per continuare il viaggio tra i grandi maestri del progetto, l’appuntamento è con Ville&Casali di febbraio, in edicola, dove un altro centenario viene celebrato: quello di Verner Panton. A cento anni dalla nascita, ricordiamo il visionario maestro danese del colore, designer anticonformista e sperimentatore dall’anima Pop, che ha rivoluzionato non solo il mondo del design, ma l’idea stessa di abitare, a partire da Visiona, la sua iconica e psichedelica installazione inaugurata nel 1968.
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