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Orci antichi e moderni, le aziende dove trovarli

di Sara Perro

Gli orci, antichi e moderni, sono sempre più ricercati per arredare.

Quando erano le grandi famiglie a commissionarli alle fornaci, gli orci uscivano dai forni con impresso nella pancia lo stemma del casato. Anche i manici, decorati ad hoc, erano incaricati di mostrare l’opulenza della famiglia. Parliamo di pezzi rari, perlomeno ottocenteschi, a cui i più raffinati collezionisti non smettono di andare a caccia.

Nati per contenere l’olio, il vino, e persino il frumento, gli orci, questi eleganti contenitori di cotto, diffusi principalmente nelle regioni del Centro Italia, dagli ultimi decenni mostrano vocazione ornamentale in residenze lussuose di tutto il mondo. Se è sicuramente la Toscana, con le fornaci di Impruneta e Montelupo, ancora attive, a custodire i più eleganti orci d’antan, preziosi di rosoni e stemmi, anche l’Umbria (a Sant’Elia) vanta significative tradizioni.

La storia di un settore affascinante e oggi produttivo, l’affidiamo a un esperto del settore, l’antiquario Roberto Bianchi di Monterchi: «Gli orci toscani d’epoca si riconoscono dal colore rossiccio e dalla forma panciuta, diversamente da quelli umbri, più chiari e affusolati nella forma, meno costosi. La patina esterna e interna dell’orcio ne rivela senza equivoci l’età, ma la rarità che influenza significativamente il prezzo è da ricercare soprattutto nei decori esterni, spesso stemmi di casati importanti. Anche la dimensione- aggiunge Roberto Bianchi, che ha imparato tutto dal padre Umberto determina il prezzo -. Si va dai 1000 ai 4000 euro a pezzo per i più belli, alti almeno 90 cm. Gli orci piccoli, invece, sono più facili da trovare anche se antichi. Potevano essere infornati in un’unica mandata e questo ne ha favorito la produzione anche nei secoli scorsi, così da contenere il prezzo. Un orcio piccolo antico, decorato, si può trovare a 300 euro».

Gli orci antichi sono uno dei business dell’azienda umbra “Lacole casa italiana”, a Pristino di Citerna, specializzata nel recupero di antichi camini, portali, materiali di recupero, mobili e porte dei secoli passati. Uno show room di 30mila mq, tra Arezzo e Perugia, ricostruisce ambienti di antiche dimore italiane con scenografiche ambientazioni.

«L’autenticità di un orcio antico – spiega Mario Tavanti, nipote dei titolari, Italo e Velia Radicchi – è data dalla patina del tempo, dallo stemma e dalla data impressa a fuoco. I più antichi scovati nel territorio risalgono al ’700. Una coppia di orci gemelli sono una rarità che fa la differenza, ovviamente anche di prezzo (6/8mila euro)».

Anche gli orci nuovi hanno il loro mercato e la loro dignità (200/500 euro), soprattutto quelli fatti a mano: «È diventato di moda vinificare negli orci alla maniera antica – racconta Enrico Mariani, titolare della storica azienda “Mital”, a Impruneta -.  L’estrazione dalla vicina cava va fatta d’estate e l’argilla estratta, ripulita dei sassi e asciugata al sole, viene poi lavorata a mano con l’antica tecnica “a colombino”. Un’arte che si tramanda da almeno due secoli di cui il territorio è attento custode».

Sottobraccio a tradizione e tecnologia, il futuro della Mital guarda a una committenza nuova, interessata anche ad orci ornamentali per ville in stile classico, con i mercati di Danimarca, Finlandia e Svezia, oltre a quelli consolidati di Germania e Usa. «Per soddisfare tutte le richieste dei nostri clienti produciamo vasi ornamentali a livello artigianale e industriale con l’ausilio di presse, e stampi in gesso o metallici» spiega Stefano Farnetani dell’azienda Fa.Pa. di Petroio (Trequanda), dove a giugno di ogni anno si celebra la “Corrida del contadino”, una festa che valorizza la peculiare produzione locale, la terracotta.

di Loredana Ficicchia, foto di Edi Solari 

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