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Open space a Parigi in stile minimalista

di Anita Laporta

Open space a Parigi in stile minimalista
Foto di Stephan Julliard

Due designer francesi della società Le Berre Vevaud fanno dialogare arredi Art Déco, linee architettoniche pure e materiali sofisticati, senza soluzione di continuità

Due designer francesi alla conquista di Plaine Monceau

Con il suo romantico Parc Monceau, il grande giardino all’inglese creato dal barone Haussmann e inaugurato nel 1861 da Napoleone III, e le facciate sofisticate delle sue residenze private, Plaine Monceau è uno dei più eleganti quartieri parigini. Poco noto ai turisti, nonostante i bei viali pedonali e le strade pullulanti di ristoranti e boutique alla moda, fa parte del XVII arrondissement della capitale francese.

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È qui che Le Berre Vevaud, la società di architettura d’interni e design fondata nel 2008 da Raphaeël Le Berre e Thomas Vevaud, ha firmato la totale ristrutturazione e il design degli interni di un open space di 225 metri quadri, con un obiettivo ben chiaro: rendere gli spazi più fluidi e conviviali in funzione delle esigenze di una famiglia con bambini aperta alla socialità.

L’eleganza incontra l’innovazione in un open space minimalista

Nel rispetto dell’impianto haussmaniano originario, che ha imposto una valorizzazione della luce naturale offerta dalle ampie finestre, diverse partiture sono state rimosse a vantaggio di una grande area living con cucina adiacente e la hall di ingresso è stata ridimensionata, così da ricavare una spaziosa camera da destinare ai bambini.

La vocazione domestica della casa, richiesta dai proprietari, non ha tuttavia impedito ai designer di esprimere al meglio la loro cifra stilistica: estetica minimalista, con riferimenti al movimento Memphis e alle arti del XX secolo, e un tocco di esuberanza nella selezione di materiali pregiati in cromie bold, che esplodono in forme dinamiche, sensuali e inattese.

L’arte dell’accostamento e dell’innovazione

Arredi Art Déco, linee architettoniche pure e materiali sofisticati dialogano, senza soluzione di continuità, nel grande involucro strutturale che orgogliosamente ostenta i dettagli originali del 1800. Dalle pannellature operate a parete ai balconi in ferro battuto, dai pregiati stucchi del soffitto al parquet spigato, tutto è stato riportato allo splendore originario, assecondando il non celato debole dei designer per le migliori espressioni di alto artigianato europeo.

Zona dining dell'open space parigino
Foto di Stephan Julliard

L’impianto classico dell’open space, ristrutturato ad arte, è stato sapientemente sdrammatizzato attraverso soluzioni di design innovative e accenti di colore impattanti, che hanno aperto gli ampi volumi a nuovi orizzonti estetici. Ne è un brillante esempio l’inserimento, su porzioni di parete, di rettangoli piatti di colore dell’apprezzato brand francese di pitture Ressource, come l’inserto in blue Yves Klein che nella hall sfiora lo specchio concavo blu cangiante di Christophe Gaigon.

Collocato sulla console Bélize, in metallo laccato lucido con top in marmo bianco, parte della collezione Empreinte di Le Berre Vevaud Editions, fronteggia il paravento color ebano di Renaissance et Restauration collocato sull’opposta parete, in dialogo con l’opera fotografica di Hannah Whitaker, acquistata presso la Galerie Christophe Gaillard.

Lo stesso stratagemma ritorna nel living, con l’ampia porzione di parete in un tenue verde acqua che flirta con il sofà anni Cinquanta di manifattura italiana della Glustin Gallery. Sulla scacchiera cromatica del tappeto, dialoga con le poltrone Pacha di Pierre Paulin, ritappezzate in un caldo color zafferano, e con la poltrona Tre Pezi di Franco Albini.

Il metallo forgiato della sua struttura ritorna nel coffee table Alma di Le Berre Vevaud; nella scultura di Sido & Francois Thevenin, a destra del camino, e nelle sedie Kolton di Pierre Staudenmeyer & Julio Villani che arredano l’adiacente area dining. Alle spalle del divano, sulla console Nano di Le Berre Vevaud, la tela a parete è un’opera di Arman mentre la scenografica lampada accanto al camino è Monaca di Mauro Fabbro. Alle linee morbide del suo diffusore fanno eco le voluminose sospensioni del lampadario Cloud Softlight Mobile di Molo, che si riflettono in scala minore anche nel trio di vasi scultura degli anni Cinquanta collocati sul tavolo.

L’espressione dell’eccellenza

L’estro creativo di Le Berre Vevaud è alla base del tappeto Bel Air, in tonalità di grigio che esaltano il rivestimento in pelle color geranio del divano semicircolare, disegnato su misura. Ovunque spazi la vista, il risultato è teatrale, espressione del potente linguaggio creativo che è alla base del lavoro del duo. Un senso estetico sofisticato e mai banale che plasma anche la cucina, in materiali pregiati che la rendono un ambiente iconico, e non una stanza di servizio, parte integrante di una casa nella quale i proprietari amano intrattenere gli ospiti in maniera informale.

Protagonista di questo spazio è la monumentale isola, un volume asimmetrico scolpito nel granito Blue Wood, percorso da venature screziate color ruggine e orche dialogano magistralmente con gli sgabelli in massello di noce, con le impugnature dorate di credenze e pensili e con lo scintillante affresco Meteorite realizzato su commissione dal decoratore parigino Solène Eloy.

Una composizione luminosa e materica esaltata a soffitto dalla sospensione rivestita in stucco di Gilles & Bossier e a pavimento, per contrasto, dall’inserto in granito nero zimbabwano che interrompe, in corrispondenza dell’isola, il pavimento spigato. Il décor sottilmente spaziale della cucina è un fil rouge che percorre anche la camera da letto padronale, con sfumature rasserenanti di blu che si rincorrono, in tonalità differenti, nelle applique Ocelles di Vincent Beaurin; nella biancheria da letto di Society Limonta e nel tappeto Aswan, di Le Berre Vevaud, come la poltroncina Peonia e la panca Lou.

Articolo pubblicato su Ville&Casali di Settembre 2022

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