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19 Agosto 2019
Ville&Casali
Reportage

Philip Roth, in vendita la casa-museo dello scrittore americano

Il 23 maggio di un anno fa, in un ospedale di Manhattan, esalava l’ultimo respiro Philip Roth, uno dei più grandi scrittori viventi fino a quel momento. Aveva 85 anni, e sembra che la causa sia stata un’insufficienza cardiaca. Roth non aveva figli e tutti i suoi beni sono stati ereditati dai parenti, compresa la casa in cui viveva. In questi giorni è arrivata la notizia che in molti aspettavano da tempo: la casa è in vendita, l’agenzia che se ne occupa è Brown Harris Stevens.

La cifra proposta per l’appartamento è 3,2 milioni, ma la vista non ha prezzo.

La scrivania di Roth, con il Pulitzer vinto nel 1998 per “Pastorale Americana”.

Perché dal giorno in cui Roth è mancato, nella sua casa il tempo si è fermato. Lo spazzolino è ancora nel bicchiere, le pantofole davanti al letto, le camicie ordinatamente risposte nell’armadio. Sulla scrivania, in bella vista, c’è il Pulitzer vinto nel 1998 per “Pastorale Americana”. E anche se gli effetti personali non sono compresi nel prezzo, davanti all’agenzia c’è già una fila di potenziali acquirenti, per i quali il valore immateriale di quella casa è inestimabile.

Sono 150 metri quadri e tre balconi su West 79 Street, a due passi dal Museo di Storia Naturale.

L’appartamento, per Manhattan, non dei più sfarzosi, ma è la degna dimora di uno scrittore di successo. Lo scrittore, inizialmente, aveva acquistato in quella stessa palazzina solo un piccolo monolocale, da usare come studio. Era una soluzione comoda, visto che a pochi isolati c’era la casa che Roth condivideva con la moglie Claire Bloom. Poi l’amore finì, Roth si ritirò nel Connecticut e il piccolo monolocale rimase l’ufficio newyorkese da usare occasionalmente. Poi, con il successo della “Trilogia Americana”, lo scrittore si decise a tornare a New York, acquistò l’appartamento accanto al monolocale e ne fece un’unica abitazione.

Tutti i libri andranno alla Newark Public Library.

Dentro ci sono i ricordi che raccontano una vita: il computer Dell usato per anni e la macchina del fax (lo scrittore cominciò a usare l’email solo dopo aver annunciato che non avrebbe più dato un romanzo alle stampe). La poltrona Eames in pelle nera consumata su cui amava leggere. Tra i pochi cimeli il cappello a cilindro indossato da Saul Bellow alla cerimonia del Nobel: premio che a Philip Roth fu sempre negato.

Tutti i libri, ed anche una parte degli altri oggetti, per espressa volontà dello scrittore finiranno alla Newark Public Library.

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Paola Pianzola