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Una tradizione di fette perfette

di Redazione Ville&Casali

Una felice intuizione alla base di un grande successo commerciale Siamo a Rotterdam nel 1898. Nell’anno in cui Guglielmo Marconi deposita il brevetto della radio, i coniugi Curie scoprono le radiazioni dell’Uranio ed Edison brevetta il filamento incandescente che prenderà il nome di lampadina, il 29enne macellaio olandese Wilhelmus Adrianus van Berkel è alle prese con un cruccio che lo affligge nel suo lavoro. Ogni giorno deve tagliare decine di fette di carne e, lavorando con il coltello, la fatica alla fine della giornata si fa sentire. Poi il taglio non è mai costante, la lama del coltello e il suo movimento non uniforme spesso sfibrano le fette, e tagliare fette sottili di salumi risulta difficoltoso. Insomma, per il coscienzioso van Berkel, il prodotto finale dei propri sforzi non è per nulla soddisfacente. Per nostra fortuna, alla passione per il proprio lavoro van Berkel unisce un altrettanto forte interesse per la meccanica.

1Così si mette a trafficare con ingranaggi, viti e tiranti e, dopo innumerevoli tentativi, riesce a mettere insieme il primo prototipo di un’affettatrice manuale a volano, caratterizzata da una lama rotante concava il cui movimento assicura la costanza del taglio e un piatto mobile su cui viene posizionato il trancio di carne o il salume da tagliare, bloccato da una morsa regolabile e che scorre verso la lama. Van Berkel, convinto della bontà della propria realizzazione, da buon olandese dotato di spirito imprenditoriale, intuisce che quanto fatto non può rimanere un esemplare unico per un suo personale uso, ma che anzi c’è un mercato tutto da conquistare (praticamente le macellerie di tutto il mondo!). E dato che non esistevano, ovviamente, impianti produttivi in grado di costruire su scala più ampia la sua affettatrice, decide di creare lui stesso i prezzi salgono anno dopo anno e si trovano in giro tante copie scadenti – assemblate spesso con componenti di qualità mediocre – che rafforzano il valore del prodotto originale. Una Berkel è per tutta la vita: si sogna, si compra, si utilizza e si tramanda di generazione in generazione, con la certezza che funzionerà sempre come il primo giorno. la proprio fabbrica. Rileva quindi una tipografia in città prossima al fallimento per farla diventare la prima fabbrica delle sue affettatrici. Così avviene, e il 12 ottobre 1898 viene fondata la “van Berkel’s Patent Company”. Nel primo anno di attività vengono venduti ben 84 esemplari (76 del modello A, 3 del modello B e 5 del modello C) con le vendite che iniziano a crescere vorticosamente. Si tratta ovviamente dei modelli più rari e costosi ancora oggi ricercati dai collezionisti che, rimessi in sesto, possono funzionare perfettamente a distanza di più di un secolo dalla loro produzione! Nel dicembre 1952 Wilhelmus van Berkel si spegne in Svizzera, lasciando agli eredi un ramificato impero commerciale. Ma il mercato cambia e vengono richieste sempre di più le affettatrici elettriche, di dimensioni minori e soprattutto di prezzo più contenuto. Le meravigliose macchine Berkel sono sempre meno richieste, e vengono ben presto sostituite nelle macellerie di tutto il mondo dai nuovi, più aggiornati ma assai meno affascinanti strumenti elettrici. L’azienda così passa di mano, assorbita nel 1993 da una multinazionale inglese, ma nel 2004 inizia di nuovo a brillare di luce propria con l’acquisto del marchio Berkel da parte di due manager italiani (www.berkelinternational. com). Alle tradizionali doti di affidabilità, precisione, sicurezza connaturate alla storia della ditta olandese si unisce ora il design di architetti italiani, che proietta le “nuove” macchine Berkel ben addentro il XXI secolo. Ma il fascino delle “vecchie” Berkel continua a crescere e possederne una oggi è sinonimo di esclusività e grande attenzione per un buon investimento, considerando che

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