Il Giardino di Ninfa: storia e segreti del parco più romantico d’Italia

Un viaggio tra rovine medievali, corsi d’acqua e una straordinaria varietà botanica. Scopriamo l’evoluzione dell’antica città fantasma trasformata dalla famiglia Caetani in un eden spontaneo celebre in tutto il mondo
Il Lazio custodisce un luogo in cui la storia e la natura si fondono in un perfetto equilibrio visivo e sensoriale. Il Giardino di Ninfa, situato a Cisterna di Latina, è considerato uno dei parchi più romantici in assoluto. Dichiarato “Monumento Naturale” dalla Regione Lazio nel 2000 per il suo eccezionale valore storico e paesaggistico, questo spazio di oltre otto ettari accoglie più di 1.300 specie vegetali e un’importantissima oasi di avifauna, offrendo un’atmosfera di scoperta che da secoli affascina poeti e viaggiatori.
Dalle origini romane alla città medievale

Il nome stesso del sito evoca il mito: la leggenda vuole che derivi da un antico tempietto dedicato alle Ninfe Naiadi, divinità delle acque, costruito in prossimità delle sorgenti che alimentano il laghetto e il fiume. Nel corso dei secoli, la posizione geografica strategica lungo la Via Pedemontana (via alternativa alla Via Appia, spesso impaludata) permise all’insediamento di svilupparsi fino a diventare, a partire dall’XI secolo, una vera e propria città.
Governata da illustri famiglie nobiliari come i Frangipane e i Colonna, la cittadina visse un momento di grande splendore architettonico e politico. Nel 1159, la chiesa di Santa Maria Maggiore fece persino da cornice all’incoronazione di Papa Alessandro III. Tra il 1297 e il 1300, l’ascesa di Benedetto Caetani (Papa Bonifacio VIII) segnò l’inizio della presenza stabile del casato nel territorio pontino, un legame indissolubile che avrebbe attraversato i secoli.
L’abbandono e la nascita del primo “Giardino delle Delizie”

La fioritura della città si interruppe bruscamente nel 1382, quando la città fu saccheggiata e distrutta dalle truppe sostenitrici dell’antipapa durante il Grande Scisma. L’avanzare della malaria nella pianura circostante impedì la ricostruzione, trasformando il centro in una suggestiva città fantasma. Oggi, a testimonianza di quel passato, rimangono i ruderi di sei chiese medievali, i cui preziosi affreschi sono stati distaccati negli anni Settanta per essere custoditi nel vicino Castello Caetani di Sermoneta.
Il primo nucleo botanico del Giardino di Ninfa nacque nel 1578 per volere del cardinale Nicolò III Caetani. Appassionato di botanica, commissionò all’architetto Francesco Capriani da Volterra la realizzazione di un Hortus Conclusus accanto alla rocca medievale: un giardino regolare e delimitato da mura, dedicato alla coltivazione di pregiate varietà di agrumi. Nonostante le cure successive del duca Francesco IV, la malaria costrinse nuovamente la famiglia ad allontanarsi, lasciando dietro di sé solo fontane e polle d’acqua.
La rinascita del Novecento: l’evoluzione del Giardino di Ninfa

La vera metamorfosi del Giardino di Ninfa iniziò alla fine dell’Ottocento con il ritorno dei Caetani. La nobildonna anglo-scozzese Ada Bootle Wilbraham, moglie di Onorato Caetani, avviò insieme al figlio Gelasio una monumentale opera di bonifica. Furono eliminate le piante infestanti, restaurato il palazzo baronale e piantati i primi storici lecci, cipressi e faggi, oltre a un gran numero di rose. L’approccio scelto fu libero, spontaneo e informale, teso a assecondare e imitare la fluidità della natura stessa.
Nel Novecento, Marguerite Chapin introdusse nella proprietà un vivace circolo di letterati e artisti internazionali, legati alle sue riviste d’avanguardia. L’ultima erede e custode del parco fu la figlia Lelia Caetani, pittrice di grande sensibilità. Donna Lelia curò il complesso naturalistico come una vera e propria tela, accostando i colori delle fioriture (tra cui magnolie e prunus) senza forzature e bandendo l’uso di sostanze inquinanti.
Cinque anni prima della sua scomparsa, nel 1972, istituì la Fondazione Roffredo Caetani, che ancora oggi tutela questo straordinario patrimonio culturale e ambientale, permettendo ai visitatori di scoprire i segreti custoditi all’interno del parco.
Un patrimonio di biodiversità celebrato nel mondo

Incluso dal New York Times nella lista dei giardini più belli e romantici del pianeta, il Giardino di Ninfa si rivela uno scrigno di eccezionale biodiversità, tutelato da un calendario di aperture limitate proprio per preservarne il delicatissimo equilibrio ambientale. Passeggiando lungo i corsi d’acqua risorgiva, si incontrano diciannove varietà di magnolia decidua, betulle, iris d’acqua e aceri giapponesi, accanto a scenografici ciliegi ornamentali, meli e maestosi alberi dei tulipani. A rendere celebre lo scenario sono soprattutto le numerosissime rose che si arrampicano sulle rovine storiche e lungo le sponde dei ruscelli, mentre microclimi particolari permettono la convivenza con essenze esotiche e tropicali, come l’avocado, i banani e la Gunnera manicata sudamericana.
Il quadro naturalistico è completato dal fiume Ninfa, che sorge proprio presso l’insediamento e alimenta un limpido laghetto dove vive una specie di trota introdotta in epoca romana. Tutto intorno al nucleo storico, un’ampia oasi di protezione nata nel 1976 tutela la fauna locale: un rifugio sicuro per oltre 150 specie di uccelli, dove trovano ospitalità rari rapaci come il Falco Pellegrino e il Barbagianni, insieme a eleganti trampolieri come l’Airone cenerino.
© Riproduzione riservata.





