Le emozioni ceramiche di Bitossi Ceramiche

di Redazione Ville&Casali

Ogni colore ha un odore, un sapore, un suono; innesca e rappresenta un’emozione. Ma è quando il colore viene associato alla sua forma privilegiata che raggiunge l’apice delle sue potenzialità espressive. Nelle ricerche Bitossi Ceramiche è sottintesa la possibilità di instaurare una comunicazione intersoggettiva fra il fruitore e l’oggetto creato, così il design, cardine della produzione dell’azienda nata a Montelupo Fiorentino nel 1921, è molto di più che il dare una forma ad una cosa.

Il design è la ricerca del come compiere quell’alchimia perfetta fra materia, forma e colore che rende l’oggetto in ceramica, oltre che un complemento d’arredo, una sorta di attivatore di processi emotivi e veicolo di conoscenze. L’oggetto ceramico che interagisce al pari di un soggetto con il fruitore e gli “dice qualcosa”, toccandone le corde più intime, sembra, allora, voler richiamare l’esistenza di una realtà essenziale che si celerebbe dietro le cose e ricoprire, così, un ruolo sia psichico che sociale. È per questo la ricerca estetica di Bitossi coincide con la ricerca di una sorta di relazione indissolubile fra materia, forma e colore.

Un’azienda che affonda le sue radici storiche in una tradizione e in un contesto geografico, come quelli del distretto ceramico fiorentino, altamente specializzato, rinomato e identificativo del Made in Italy per la sua produzione di ceramica, non può non dare un peso più che rilevante a quest’eredità. A questo patrimonio si aggiunge quello artistico che Bitossi ha accumulato negli anni della sua attività con, per esempio, Aldo Londi (storico direttore artistico della manifattura),  Karim Rashid e con il geniale Ettore Sottsass. Le nuove forme ideate negli atelier Bitossi sono sì frutto di nuove intuzioni e adattamenti alle innovazioni delle materie prime, ma sono anche un omaggio alle tante forme venute prima, sono interpretazioni di un’eredità artistica che non smette di ispirare nuovi pensieri e nuove possibilità.

Il processo creativo sta per concludersi quando alla forma viene associato il colore che le appartiene e il semplice oggetto ceramico viene elevato a simbolo, recipiente di contenuti, di ispirazioni, di racconti e di emozioni, pronto a dischiudersi a contatto con l’osservatore. Ecco, non copiare l’esistente, come avviene in alcune produzioni industriali, e investire, invece, sulla creatività e sul design equivale a non chiudere l’accesso alla conoscenza dei meccanismi sociali e dell’anima umana, equivale, parafrasando Ettore Sottsass, a vincere la paura: tentare di finire nell’ignoto e di limitarlo in qualche modo.

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