Il realismo magico di Marika Carniti Bollea

di Redazione Ville&Casali

realismo magico

Realismo magico è il concetto alla base del riammodernamento di un casale nel Parco di Veio, nei pressi di Roma, dove Marika Carniti Bollea ha creato un vero e proprio rifugio per l’anima. Marika Carniti Bollea è considerata la signora italiana dell’interior designer, scenografa costumista, esponente del design artigianale che, attraverso un’accurata artigianalità made in Italy non disgiunta da echi di grandi maestri del passato, ha arredato splendide abitazioni in tutto il mondo. In esclusiva per Ville&Casali, ha aperto le porte del suo splendido casale, un luogo destinato alla gioia, alla felicità e alla fantasia. Fuori il paesaggio è disarmante per tanta bellezza, sentimento, colori, foglie, cuore e tre morbidi, scattanti maremmani.

Il lavoro creativo nasce dal fatto che tante cose te le ricordi, tante te le sei dimenticate e moltissime non le hai mai conosciute. La memoria ha bisogno di un po’ di generosità, spontaneità e un po’ meno di razionalità. Come quando Borges scriveva che il lavoro è sospeso tra memoria e oblio perché dobbiamo ricordarci moltissime nozioni, ma non tutte, dato che intorno ad essa ci sono vuoti e buchi dentro ai quali puoi muoverti e inventarti quello che vuoi. Un momento, un segno, l’opera d’arte di un certo periodo e una importante intercettazione da collegare alla realtà: stando molto attenti a non esagerare e a non usarla in modo sconsiderato o avulso dal contesto. Ed ecco che dove la razionalità non riesce più ad essere interessante arriva la sorpresa, il controluce, l’intuizione e quel coraggio di guardare nel buio che è il sogno metafisico, quello che crea il silenzio e il raccoglimento contro il rumore: silenzio e introspezione che troviamo appunto nell’espressione surreale”.

Per questo Marika Carniti Bollea ha voluto dividere i due linguaggi: al piano terra ha voluto far respirare l’aria e la poesia della calma che fanno appunto parte del sogno metafisico. Specchi obliqui, lampade, sculture, sedie che lasciano lo spazio per pensare, visto che, come afferma, “siamo schiacciati dal voler sapere ogni giorno di più e dal capire ogni giorno sempre di meno. De Chirico, Carrà rivisitati frontalmente e inventati posteriormente, formano un metabolismo di meditazione. Quell’homo baco diviso tra un lato martoriato e insanguinato e l’altro perinfetto e levigato, non può non farti riflettere sulla condizione umana: col mio intervento ho cercato di farlo respirare. Tutto quello che coinvolge lo spirito potrebbe anche salvare la nostra vita”.

Il concetto espresso chiaramente in questa abitazione è che l’arte è sempre un grande gesto di riparazione al quale chiunque possa guardare, ancorarsi e respirare.

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