Il Modernismo a Vienna: gli eventi del 2018


Gli anniversari si succedono a Vienna, ma quelli celebrati nel 2018 portano alla ribalta uno degli aspetti più coinvolgenti della città mitteleuropea, il Modernismo. Lo slogan «Bellezza e abisso» racchiude in sé la filosofia di un’epoca a cavallo tra Ottocento e Novecento, cui appartengono quattro figure come Gustav Klimt, Egon Schiele, Otto Wagner, Kolo Moser. Proprio questi uomini di genio – pittori, architetti, designer – sono al centro di una serie di eventi, che ne ricordano la scomparsa, avvenuta nel 1918, anno in cui si concluse anche la guerra, da cui era stato spazzato via l’Impero Austro-ungarico.

Tutto il 2018 sarà dunque dedicato a numerose rassegne, per illustrare come artisti, architetti, scienziati e musicisti, a fine XIX – inizio XX secolo cambiarono il volto della capitale. Vienna conserva molte testimonianze della loro creatività fuori dagli schemi e l’architetto Otto Wagner vi ha lasciato una traccia indelebile: designer e urbanista, egli volle affermare un nuovo linguaggio formale, in cui si riflettesse il dinamismo di una metropoli di due milioni di abitanti. A lui, che progettò la metropolitana, la Stadtbahan, si devono i due padiglioni della Karlsplatz, esempi dello Jugendstil viennese, dove il bianco del marmo si contrappone al verde delle strutture metalliche, mentre le decorazioni in oro e i motivi dei girasoli, opera di Josef Maria Olbrich, rimandano al barocco della vicina chiesa di San Carlo. Quello occidentale è una delle sedi del Wien Museum, mentre l’altro ospita un locale di tendenza, il Club U.

Altro suo progetto iconico è la Cassa di Risparmio austriaca in Georg- Coch Platz, dalla facciata austera in marmo di Vipiteno, in contrasto con i palazzi neorinascimentali del vicino Ring. Lungo la via Linke Wienzelle si ammirano poi alcune case, opera del celebre architetto, fra cui la Majolika-Haus, con la facciata a motivi floreali. Il palazzo d’angolo è invece ornato da medaglioni di Kolo Moser, il giovane designer, che spesso collaborò con lui. Sue sono, infatti, le spettacolari vetrate della chiesa di San Leopoldo sulla collina Steinhof, primo edificio religioso europeo modernista, dalla grande cupola rivestita di lastre di rame, e di cui Wagner disegnò anche molti degli arredi interni. Ospita oggi il museo di Ernest Fuchs, esponente del realismo fantastico (1930-2015), la villa bianca, immersa nel verde e con sontuose decorazioni, che l’architetto progettò per sé e per l’amata consorte Louise. Intimamente legato a Vienna e rappresentante di primo piano di quell’epoca, è Gustav Klimt il quale, all’inizio della carriera, eseguì, insieme al fratello Ernst e a Franz Matsch, lavori su commissione nello stile dello storicismo viennese nello scalone del Burghteater e nel Kunsthistorisches Museum. Per questo, nel 1890, egli realizzò pennacchi e intercolonne, dedicati alla storia dell’arte, che dal 13 febbraio al 2 settembre 2018 si potranno ammirare da vicino, a un’altezza di 12 m., grazie al Ponte di Klimt.

Dopo la cosiddetta “era della Ringstrasse”, iniziata a metà del XIX secolo, con la sua teoria di edifici fastosi, decorati in stili storici diversi, nel 1897 nasceva la Secessione viennese, di cui Klimt fu primo presidente. Fra i luoghi di ritrovo dei suoi protagonisti c’era il Caffè Sperl, ancora oggi esistente. Nel 1898 sorse, su progetto di Olbrich, il palazzo della Secessione, dominato dalla cupola con un intreccio di 3000 foglie d’alloro dorate e nel cui seminterrato si conserva uno dei capolavori di Klimt, il grande Fregio di Beethoven (1902). Punto di rottura nel lavoro dell’artista, esso dà inizio, insieme alla sensuale Giuditta I del 1901, ora alla Galleria del Belvedere, al “periodo aureo”, poi influenzato da viaggi in Italia, in particolare a Ravenna, per studiare i mosaici. Klimt, che fece scandalo per i suoi nudi erotici e impudichi, fu il ritrattista prediletto dalle signore dell’alta borghesia viennese. Una straordinaria serie di questi lavori (e anche il celeberrimo Bacio del 1907) si trova alla Galleria del Belvedere, che possiede la più grande collezione al mondo di dipinti di Klimt. Highligt del Leopold Museum è, invece, La vita e la morte, terminata nel 1915, quasi un presagio della prematura ne dell’artista nel 1918. Quest’ultimo museo, nel Museumsquartier, il vivace quartiere dedicato all’arte, dove l’eredità barocca si intreccia all’avanguardia, conserva la più grande e significativa collezione di dipinti e opere su carta di Schiele, il più giovane fra i quattro protagonisti del Modernismo viennese.

Malgrado la morte precoce a soli 28 anni, l’artista ha lasciato un eccezionale corpus pittorico, in cui ha sviluppato il nuovo ideale liberty del corpo giovane e adolescente, eccellendo nella rappresentazione di erotismo e sessualità e in una auto rappresentazione, vicina all’espressionismo. Suoi lavori si possono vedere anche in altri importanti musei, al Belvedere, il complesso barocco, progettato dal celebre architetto von Hildebrandt per il principe Eugenio di Savoia, e all’Albertina, palazzo un tempo destinato a residenza per gli ospiti dell’imperatore, e che oggi conserva la più grande collezione di arte grafica al mondo. Un’altra tappa museale imprescindibile per completare la conoscenza del modernismo è il MAK, Museo di Arti Applicate/ Arte contemporanea, dove troviamo le creazioni di Kolo Moser per la Wiener Werkstätte. Il movimento fu da lui fondato nel 1903 insieme all’architetto Joseph Hoffmann e a Fritz Waerndorfer, allo scopo di creare oggetti di artigianato artistico per una clientela esclusiva, in un concetto di arte totale, che caratterizzò Vienna in quegli anni, lasciandole un’impronta unica, che ancora oggi ci affascina. (www.vienna.info)

Di Claudia Sugliano

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