La gastronomia della Cascina Belvedere


Se esiste un prototipo dell’agriturismo, questa cascina che sta piazzata nelle campagne bresciane tra profumi grassi di stalla e bouquet di pianure fiorite ne è la perfetta materializzazione. Ci si trova immersi tra peonie e ciliegi oppure tra zagare e distese di fiori gialli di colza. È sempre il momento giusto per andare a trovare Giovanni Baronchelli e la sua accogliente famiglia, ma la primavera fino alle prime calure estive è forse il momento topico.

Giovanni, in famiglia lo chiamano affettuosamente “il pazzo” perché è estroso, ha una sorta di intima effervescenza che lo rende capace delle imprese gastronomiche più faticose e affascinanti e perché con determinazione colta trae dalla sua terra tutti gli ingredienti per una cucina sapida senza essere spessa, profumata senza in nulla tradire l’origine. Piatti esaltanti sono i tortelli di patate e cipolle (ci vuole molta perizia a fare un ripieno così), rinascimentale il risotto zucca e salsiccia, mediterranei i tortelloni di ricotta di capra con zeste di limone della casa e pomodoro fresco, goloso il fritto misto dell’orto (ovviamente autocoltivato), del tutto inconsueta e appetitosa l’insalata Gonzaga.

Per non dire della dovizia di carni, formaggi e salumi che hanno tutti origine aziendale. Una cifra del locale sono i confetti che Giovanni usa per i dolci (ce n’è uno affascinante nella sua autenticità: il crumble di mele con crema pasticciera) ma anche come segno di benvenuto per gli ospiti che vengono accolti in una grande sala dove gli archi di ammattonato sono intersecati in un gioco di contemporanee architetture, con travi bianche che riflettono la luce. Delizioso il salottino all’ingresso con un caldo camino, piacevolissimo il fienile trasformato in dehors. La cantina ha quanto serve per soddisfare gli enopassionati.

Di Carlo Cambi e Petra Carsetti

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