L’Abruzzo in un weekend


L’Abruzzo, idealmente, è diviso in vallate parallele che dall’Appennino vanno verso l’Adriatico, il che lo rende una meta perfetta per scoprire in un solo weekend diverse realtà. Magari partendo dalla provincia di Chieti, facilmente raggiungibile grazie agli agevoli collegamenti autostradali. Puntando verso l’entroterra, arriviamo a Fara San Martino, forse il tempio italiano della pasta. Qui hanno sede colossi del calibro di De Cecco e Del Verde, ma anche piccole realtà che sono veri e propri tesori. Uno su tutti: Cavalier Cocco. Il pastificio fu fondato nel 1987 da Giuseppe Cocco, dopo 44 anni passati in De Cecco, con vecchi macchinari degli anni ’50 destinati allo sfascio. Forse è questo uno dei punti di forza di questo piccolo pastificio d’eccellenza, produrre poco, a ritmi da artigiano e non da industria. Anche perché, come ci spiega il figlio Lorenzo, “nella pasta non ci sono segreti: semola di qualità e acqua, ma questi due ingredienti ce li hanno tutti. L’unica cosa è che, qui a Fara, l’acqua la prendiamo, purissima, dal fiume Verde e non la riscaldiamo prima dell’impasto”. Però un segreto alla Cocco ce l’hanno: l’essiccatura, 48 ore in celle statiche. Difficile stilare classifiche, ma qui siamo al vertice assoluto.

In questo ideale weekend in Abruzzo, da Fara facciamo tappa a Guardiagrele, paesino noto anche per l’artigianato del ferro battuto. Nel centro, la gastronomia Antichi Sapori di Daniela ed Egidio è fondata sulla passione dei due titolari, che l’hanno creata 10 anni fa unicamente grazie al loro spirito gourmet. Salumi (Coglioni di Mulo e Ventricina Vastese), formaggi (ricottine affumicate al ginepro, pecorino biologico di Anversa, Gregoriano), pane casareccio cotto a legna, ma anche ricercatezze varie della Maiella e vini d’autore. Per contrastare la fame occorre affidarsi alle cure di Peppino e Angela Tinari, titolari di Villa Maiella, ristorante e piccolo hotel al limitare dell’abitato. I due sono veri artisti della cucina e la loro attenzione maniacale, ossessiva, alle materie prime e alla successiva preparazione regala un’esperienza culinaria gustosissima (e digeribile). Nel rispetto della tradizione e senza voli pindarici. Un posto, insomma, che da solo vale il viaggio, anche per gli irresistibili salami fatti in casa dallo stesso Peppino, che alleva in proprio il maiale nero abruzzese in un’ottica di recupero della specie.

Dopo tappe di cotanto spessore c’è già di che essere soddisfatti, ma basta percorrere neanche 3 km per arrivare a San Martino sulla Marrucina, abitato di mille anime che ha guadagnato il palcoscenico mondiale grazie all’opera di un grandissimo uomo: Gianni Masciarelli. Partendo dal nulla e quasi deriso da tutti, nel 1978 intraprese una produzione di vino con metodologia francese, applicandola non solo a varietà autoctone, come Montepulciano e Trebbiano, ma avendo anche il coraggio di confrontarsi con Cabernet e Chardonnay. Questi vini hanno conquistato il mondo e oggi vantano un posto d’onore nel top dell’enologia. Purtroppo Gianni ci ha lasciato tragicamente il 1 agosto 2008, un vuoto incolmabile che solo l’opera della moglie Marina Cvetic riesce a lenire onorandone al meglio la memoria. La cantina, moderna ed efficiente, è costruita su tre livelli proprio di fronte alla residenza di famiglia, quella Villa Gemma che ha dato il nome al Montepulciano più nobile.

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Visto che siamo da Masciarelli, possiamo approfittarne per pernottare al Castello di Semivicoli, il palazzo trasformato in un hotel de charme. Inaugurato lo scorso anno, è un luogo delizioso che ha mantenuto tutta l’originalità della struttura al fianco dei più moderni comfort. Otto camere e tre suite (2 junior e una superior con vista mozzafiato a 360° e vasca idromassaggio) finemente arredate per un’esperienza indimenticabile da non perdere se si visita l’Abruzzo anche per un solo weekend. Per non parlare della colazione nell’antica cucina, della visita al frantoio o alla cantina con le enormi botti… Memorie d’un tempo perfettamente conservate e visitabili, visto che il Castello è aperto al pubblico. Non dispone di ristorante, allora vale la pena fare una ventina di minuti d’auto per raggiungere Pretoro, abitato che si trova sul fianco della montagna. E proprio scavato nella roccia è il suggestivo La Torre, piccolo ristorante che propone una cucina di rigorosa tradizione abilmente preparata dalla signora Concettina, dalla pasta fatta in casa all’irrinunciabile agnello alla brace.

La mattina seguente, ci dirigiamo verso il mare, a Ortona. A Villa Caldari, ha sede Agriverde, cantina ma non solo. La famiglia Di Carlo fa vino dal 1830, ma è solo nel 1991 che, con l’esordio del primo rosso Riesis, Giannicola dà vita ad Agriverde, iniziando anche la costruzione di una spettacolare cantina fondata sui principi della bioarchitettura. Anche perché i 60 ettari di vigneti sono biologici. Montepulciano e Trebbiano fanno la parte del leone con diverse etichette (tra cui, il pluripremiato Plateo). Ma Agriverde è anche un piccolo agriturismo di lusso (6 camere), ristorante con piatti di terra e di mare rielaborati in chiave moderna e sorvegliati dalla signora Fania (nutrizionista e moglie del titolare), una spa legata alla vinoterapia.

Lasciamo la provincia di Chieti e con l’autostrada andiamo rapidamente nel teramano, sempre costeggiando il mare. Uscita Val Vibrata e poi Sant’Omero, dove incontriamo il frantoio d’eccellenza di Masciarelli e, soprattutto, un grande amico del compianto Gianni, anch’egli vignaiolo. È Luigi Valori, un personaggio unico, di una simpatia contagiosa e una cultura spaventosa che spazia dalla teologia alla viticoltura. Che poi è la sua grande passione: il passato da calciatore gli ha permesso di avvicinare i grandi vini, da qui l’idea di produrli da sé: “il punto di arrivo della vita di un uomo dovrebbe essere la vigna”, dice. Ha 26 ettari dai quali produce due rossi Montepulciano, un Merlot e un bianco Trebbiano. D’altronde siamo su una celebre Strada del Vino che sfiora il borgo medievale di Colonnetta, sulla cui collina dirimpetto c’è il “ristorante di campagne” Zenobi. È un’altra di quelle mete enogastronomiche imperdibili, con la signora Patrizia che “lavora solo i prodotti che le piacciano” e tende a fare il più possibile da sé, dal pane alla pasta, fino ai dolci. Ma il suo cavallo di battaglia sono “Le Virtù”, un minestrone con oltre 50 ingredienti (vari tipi di paste e carne, verdure, erbe e spezie) cotti separatamente e poi assemblati. È un piatto della tradizione contadina che veniva fatto il primo maggio raccogliendo tutti gli avanzi dell’inverno in attesa dei raccolti estivi. Un capolavoro cui la signora Patrizia ha ridato lustro e nobiltà. E non perdete il suo Baccalà fritto e il Tiramisu…

L’ultima tappa di questo giro tra paesaggi “naturalmente belli” dell’Abruzzo e un’enogastronomia commovente è la cantina Dino Illuminati. Negli anni ’70 il Cav. Dino, tuttora in azienda, raccoglie la tradizione degli avi, viticoltori dal 1890, e passa all’imbottigliamento in proprio. Nasce la Dino Illuminati, una delle eccellenze vinicole non solo dell’Abruzzo ma dell’Italia tutta, tanto che il suo Montepulciano è apprezzato anche da George Bush Sr. e dalla regina Elisabetta II. Dai 130 ettari di vigna, a filare e con tradizionale tendone, nascono circa un milione di bottiglie che toccano anche diverse etichette bianche e un originale spumante Metodo Classico.

di Alberto Lupetti foto di Corrado Bonomo

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