Liguria: viaggio nell’entroterra sanremese


L’entroterra sanremese ha una notevole valenza paesaggistica all’interno della regione Liguria ed è interessante per la presenza di una serie di borghi di origine medioevale dal fascino indubbio, anche se talvolta un po’ decadenti. Si tratta in genere di borghi a forma di grappolo, ubicati in posizione elevata e non facilmente raggiungibile, sulla sommità di un colle.

Passando per Ventimiglia, si giunge a Camporosso, un centro assai animato che risente in modo evidente della vicinanza della costa ed è uno dei pochi centri dell’entroterra, insieme a Dolceacqua, a non aver subito, nel dopoguerra, un netto decremento della popolazione.

Qui l’economia si basa in primo luogo sulla fioricultura e le zone limitrofe sono letteralmente cosparse di serre. Tra serre e vigneti si giunge a Dolceacqua preannunciata da lontano dagli spettrali avanzi del Castello di Doria. L’abitato è tagliato in due dall’ampio letto del Nervia, che divide il quartiere Terra, dal più antico Borgo. La visione d’insieme del Borgo con il suo ponte a schiena d’asino, il campanile barocco della parrocchia e il castello diroccato. Il suo fascino dolce e sinistro allo stesso tempo, ha attirato anche Monet, che l’ha magistralmente raffigurato in un quadro del 1884.

Da qui, con una deviazione verso sinistra, ci si muove in direzione Rocchetta Nervina. Questo paese è curioso per il fatto di sorgere su uno sperone compreso tra due corsi d’acqua e per la sua insolita conformazione a “Y”.

Nelle vicinanze, il borgo di Pigna, così chiamato per la sua caratteristica conformazione ad anelli concentrici che culminano nell’alto e slanciato campanile parrocchiale. Il centro è raggiungibile in macchina, ma è preferibile parcheggiar in basso e arrivarvi risalendo i “chibi”, un intrico di vicoli stretti e cupi, in alcuni casi completamente coperti. In cima si arriva a Piazza Castello, degna di nota per la presenza di alcuni vecchi portali di ardesia, scolpiti con motti e stemmi gentilizi.

Proseguendo si incontrano i borghi di Baiardo, arroccato sulla sommità di una collina, e Apricale, alla cui sommità si trova Piazza Vittorio Emanuele. Nelle vie, numerosi affreschi, raffiguranti paesaggi o scene di vita contadina, che decorano i muri in pietra delle case. Apricale è stato infatti abitato, specie negli anni Sessanta e Settanta,  da una comunità assai attiva di artisti minori.

Da non perdere infine Perinaldo, adagiato pressochè per intero lungo il crinale di un’altura, secondo una disposizione curiosamente lineare. Il panorama che si ammira dalla piccola piazza di questo borgo, rappresenta la degna conclusione di un viaggio alla ricerca di luoghi dimenticati dell’entroterra della regione Liguria.

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