La biodiversità della Costa degli Etruschi


La Costa degli Etruschi, quel territorio della Toscana bagnato dal Mar Tirreno, è una delle più importanti culle della Civiltà Etrusca. Un terreno ricco di minerali, molto importante per la qualità del vino e del cibo. In termini geografici parliamo di Piombino, San Vincenzo, Suvereto, Castagneto Carducci, Bolgheri, Bibbona, Sassetta, Cecina, Rosignano Marittimo, Collesalvetti, Campiglia Marittima e Livorno. L’assessore al Turismo della Regione Toscana, Stefano Ciuoffo  spiega:

Parlare della Costa degli Etruschi significa evocare spiagge, pinete, siti archeologici e borghi pieni di storia che ne rendono una parte ricercatissima della Toscana. Guardando il mare limpidissimo si apre un profilo di golfi, promontori e isole, con l’Elba che quasi si tocca e l’isola turchese, la Corsica, che lontana appare con colori straordinari, e il cielo che tra il turchese, il rosa, il rosso, il viola rende i tramonti unici. Prati di orchidee e iris selvatiche spuntano dai sassi, dove gli etruschi scavarono miniere e gallerie, e forgiarono metalli in un contesto adatto per gli amanti della natura e delle escursioni.

Un’ampia zona ricca di biodiversità, dunque, all’interno della Maremma, caratterizzata da distese sabbiose e da scogliere rocciose, bagnata dal fiume Cornia e a ridosso delle Colline Metallifere, incorniciata da coltivazioni di splendidi oliveti e vigneti. Un vero patrimonio di testimonianze ambientali e culturali. La Città del Vino di Bolgheri sorge, ad esempio, ai piedi della collina di Castagneto Carducci, caratteristico borgo medievale da sempre dominio dei Conti della Gherardesca, proprio al termine della famosa strada Bolgherese, dove sorgono alcune tra le più importanti cantine di vini al mondo.

Qui nasce il famosissimo Sassicaia, divenuto oggi il vino simbolo di Bolgheri e della Costa Toscana. Ed è proprio lungo questa strada, la Bolgherese – che si estende per poco meno di 9 km – che inizia il nostro viaggio; da un lato il mirabile progetto della Città del Vino con ospitalità, ristorazione e Museo del Vino; dall’altro i cipressi “alti e schietti” che hanno ispirato la famosa “Davanti San Guido” del poeta Giosuè Carducci, tutto intorno alla Bolgheri DOC, con 1.220 ettari di vigneti e 4,5 milioni di bottiglie, di cui la maggior parte – 3,8 milioni – di rosso e rosso superiore.

Il più grande circuito enogastronomico

Dal Casone Ugolino (www.casoneugolino.com), ricavato (3.300 metri quadrati su tre ettari), nel giugno 2015 dopo dieci anni di lavori, da un’antica fattoria cinquecentesca appartenuta alla famiglia della Gherardesca e dedicata alla fabbricazione di tabacco e canapa, partono molte idee brillanti nel mondo dell’accoglienza, ristorazione, aggregazione, cultura. La più recente – dopo la Città del Vino del giugno scorso – si chiama World Wine Town (fa parte del circuito mondiale delle Wine Town), presentata all’ultima era del Turismo di Rimini, il TTG.

Sarà il maggiore circuito internazionale del turismo enogastronomico in Italia. Nel nostro settore ci sono soltanto due grandi realtà frutto d’investimenti privati, in cui il pubblico non ha partecipato per nulla (a differenza de la “Cité du Vin” a Bordeaux, parco a tema sul mondo del vino, costato 92 milioni di euro, con una notevole presenza d’investimenti pubblici): il nostro World Wine Town e il FICO Eataly World di Bologna di Oscar Farinetti, che vorrei coinvolgere.

– spiega Franco Malenotti, principale promotore, imprenditore settantenne che ha venduto il marchio di abbigliamento Belstaff agli austriaci ed è oggi patron di Matchless con i figli Michele e Manuele.  Le Wine Towns sono spazi dedicati alla cultura enologica, dove le ricchezze e diversità del patrimonio vitivinicolo del territorio sono esaltate.

Promuovono la cultura del vino con eventi, corsi e scuole dedicate ad appassionati e in particolare a giovani interessati a un’attività lavorativa nei comparti del food e del vino. Il progetto comprende la Città del Vino di Bolgheri, la “Casa del Chianti Classico” a Radda in Chianti, la “Venice Wine Town” in Veneto e il “WIMU Museo del Vino a Barolo”.  Malenotti aggiunge:

Ci presenteremo tutti assieme alla prossima fiera internazionale a Berlino. Ho incontrato a Bolgheri una coppia straniera che sta girando il mondo seguendo i luoghi del vino. Mi hanno detto che quando viaggi in questo modo, hai la possibilità di scoprire i posti più belli d’Italia.

Da rilevare il notevole investimento economico privato dietro World Wine Town. Ogni partecipante ha investito circa 10-12 milioni di euro. Lo stesso importo che ha investito Malenotti per realizzare la World Wine Town di Bolgheri, che include il Casone Ugolino con ristorazione, aggregazione e ospitalità e il MUSEM Museo sensoriale e multimediale del vino, che spazia su una superficie di oltre 1500 metri, disposta su due piani, e affaccia sulla campagna e sui terreni della Bolgheri Doc, al centro del quale è collocato il “Mercato del Vino”, opera artistica del tre volte premio Oscar Dante Ferretti. Una vera e propria “Città del Vino”, voluta e ideata anche dall’amico Gaddo della Gherardesca (la casata più antica d’Italia), manager, presidente dell’Associazione Dimore Storiche Italiane e grande conoscitore del mondo del vino. È stato difatti presidente della Tenuta di Biserno.  Gaddo della Gherardesca  spiega:

La Città del Vino è nata per incitare i nostri connazionali a comunicare quel che avviene in Italia e a far sapere ciò che succede a Bolgheri. Da noi si usa in genere spendere soldi su destinazioni che puntualmente sono affollate d’estate invece che investire in piccoli borghi iconici.

Non a caso al Casone Ugolino (tre ristoranti e una gelateria; 60 camere e 15 appartamenti) si fa anche formazione. È difatti la sede della scuola Ais (Associazione Italiana Sommelier) di Livorno. Non solo. Come spazio aggregativo propone anche corsi di ballo della famosa ballerina Sara Di Vaira, la cui tenuta agricola di famiglia produce vini doc e olio extravergine di oliva proprio qui a Bolgheri.

Monteverde marittimo

Le spettacolari colline dietro Castagneto e Bolgheri sono in realtà territorio di Monteverdi Marittimo, borgo di nemmeno 800 abitanti, nella valle del fiume Sterza, uno degli affluenti del Cecina, lungo una delle vie di comunicazione fra la valle del Cecina e la Maremma. Immerso in ampi boschi con vegetazione tipica della macchia mediterranea e le cascate dello Sterza, Monteverdi Marittimo ospita il Monastero benedettino di San Pietro in Palazzuolo, e due edifici religiosi importanti all’interno del centro storico: la Chiesa di Sant’Andrea, con all’interno la Madonna col Bambino di F. Valdambrino; e la cappella del Santissimo Sacramento affianco della chiesa con Il Cristo Nero, un crocifisso ligneo del XIV-XV secolo, esposto e visibile solo ogni tre anni. Tutto l’abitato è attraversato dalle “Rughe”, un fitto reticolo di percorsi con piazzette e scorci veramente incantevoli.

Il futuro del vino

Piermario Meletti Cavallari è presidente della Strada del Vino e dell’Olio Costa degli Etruschi, ma è stato soprattutto il patron del Podere Grattamacco. Uno fra i vini toscani più apprezzati al mondo, come il Sassicaia, Ornellaia, Piastraia e altri. E racconta:

Quando arrivai, nel 1977, la viticoltura era solo una parte dello schema economico mezzadrile e quindi di scarsa importanza economica e qualitativa. Aveva appena chiuso la cantina del castello della Gherardesca di Castagneto e l’unica luce era rappresentata dal Sassicaia di Mario Incisa che, dal 1968, metteva in commercio un ridotto numero di bottiglie attraverso l’organizzazione del cugino Piero Antinori, che peraltro produceva già in zona un vino rosato. Io arrivai in zona per caso con l’idea di trasformarmi in viticoltore, ma senza nessuna velleità; all’inizio il mio vino di punta fu un bianco ma presto mi resi conto dell’importanza del rosso e, con l’annata 1982, uscii con il primo Grattamacco, maturato in barrique, che fece parte dell’esigua schiera dei Supertuscans. Il 1985 fu la prima annata di Ornellaia di Ludovico Antinori. Eravamo in pochi, ma la qualità dei vini e anche una discreta attività che misi in piedi (fui anche assessore all’agricoltura del Comune di Castagneto) portarono a una rapida notorietà.

Negli anni ’90 la zonazione del territorio viticolo (una delle prime in Italia), i convegni sull’enoturismo e sulla nuova legge viticola, la creazione della Strada del Vino furono tappe importanti dello sviluppo della denominazione. Il motore principale è comunque stato il Sassicaia. Piermario Meletti Cavallari  conclude:

Si tratta di un unicum senza un mercato. Un ettaro di vigna a denominazione Bolgheri Rosso può valere da 300 a più di 500 mila euro. Di recente sono arrivate sul territorio grosse aziende vinicole desiderose di aggiungere al proprio catalogo vini a denominazione Bolgheri e anche qualche investitore estero.

Anche Bibbona si muove

Grande fermento sul fronte del vino e dell’accoglienza turistica anche in questo splendido borgo medievale (dove nel 2020 sorgerà, fra l’altro un resort di lusso e un green da 18 buche, su 100 ettari). Umberto Mannoni, 54 anni, uno dei tre soci della Tenuta di Biserno (fra le più importanti del territorio) produce il Lodovico, Cabernet franc da 240 euro e il Biserno, da 100 euro, ed è anche presidente di Terre di Vigne, società con la quale ha lanciato nel 2015 la Locanda dell’Aioncino, ristorante di alta cucina, wine shop e b&b con quattro camere sulla vigna Ca’ Marcanda (che produce il Promis di Angelo Gaja). Una vera chicca in quest’angolo di verde, e Mannoni annuncia:

Entro il 2019 avrà due nuove camere e un altro b&b grazie al recupero di Podere San Giovanni, con la Chiesa templare, che diventerà un centro congressi. Un nuovo relais con mini Spa nell’ex casolare della località Ceppatello, sempre a Bibbona.


Di Alessandro Luongo

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