La Malvasia dei Crociati


Dici Malvasia e pensi subito al sapore dolce di Sicilia. Eppure, c’è un’altra Malvasia, antichissima e autoctona, che racchiude un millennio di storia e un gusto aromatico unico al mondo: la Malvasia DOC dei Colli parmensi. Furono addirittura i Crociati e poi, nel Duecento, i mercanti veneziani a portare qui, attraverso il porto greco di ‘Monemvasia’, il ceppo bianco nella “variante aromatica di Candia”, originaria dell’isola di Creta.

Già nel Cinquecento esisteva un catasto di vigneti di Malvasia, stilato dai Farnese, per secoli signori di queste terre. Le vicende storiche lo hanno reso un prodotto ‘no global’: si trova solo su queste colline. Il principale depositario è il borgo rinascimentale di Sala Baganza, comune “Gioiello d’Italia 2012” a dieci chilometri da Parma. Immerso negli incantevoli boschi di Carrega, è testimone di un passato luminoso, con la quattrocentesca Rocca di San Vitale, magnificamente affrescata e affacciata su giardini all’italiana del Seicento. Proprio a Sala si svol

ge, ogni maggio, il Festival della Malvasia “Cosèta d’or” che si richiama alla ‘cosèta’ (l’antica ciotola di legno usata per bere nelle cantine): due giorni di festa, tra cena con bicchiere al collo (la “MagnaRocca”), raduni in Vespa e bici, mostre in Rocca e concerti in giardino. Con un sorriso, si racconta da queste parti che Garibaldi, ospite a Maiatico della marchesa Trecchi Araldi, si innamorò tanto della Malvasia di collina («non c’è aroma più delicato, non c’è nettare più allettante», scriveva alla nobildonna) che tentò di farla attecchire a Caprera Inutilmente.

Questo terroir – a medio impasto argilloso, ricco di sedimenti marini – è unico e irriproducibile; un vino ancora timido e a buon mercato (cinque-otto euro a bottiglia), ma con i numeri da eccellenza made in Italy. Da poco sono iniziate le esportazioni in Australia. All’ultimo Festival della Malvasia, Sala Baganza ha messo in mostra le sue etichette storiche (datate anni Venti e Sessanta: ovvero fino al declino e a partire dalla ripresa), accanto a nuovi concept per il 2013- 2014, frutto del concorso per creativi under 35. La nuova etichetta premiata è di Folco Amoretti dell’agenzia Nafta Comunicazione e fonde i colori della Malvasia con l’immagine della Rocca di San Vitale.

Un weekend autunnale a Sala Baganza satura di bellezza i sensi e la mente. La cittadella farnesiana rientra nel circuito dei Castelli del Ducato di Parma e Piacenza e nei tour della Strada dei Vini e dei Sapori. Il centro risplende per i restauri: il selciato antico, la Cortaccia, alcune ville storiche del Trecento e dell’Ottocento. Dopo la Rocca, sono tornati al pubblico anche i giardini  arnesiani, inaugurati nel 2007 dopo un oblio di cinquant’anni e un lungo recupero. La Rocca, di proprietà dei Sanvitale dal 1258, poi dei Farnese dal 1612 e infine dei Borbone dal 1733, toglie il fiato per l’opulenza degli affreschi cinquecenteschi e seicenteschi, alcuni in restauro. Oggi gli antichi ambienti ospitano anche le opere della nota scultrice parmense Jucci Ugolotti.

Magiche sono le passeggiate nei Boschi di Carrega, mille ettari di Parco regionale protetto: erano l’antica riserva di caccia ducale, amata da Maria Amalia di Borbone e da Maria Luigia d’Austria, moglie di Napoleone e duchessa di Parma. Per gli amanti degli scenari naturali, a Maiatico si trovano i calanchi ricchi di fossili, mentre il Gruppo Escursionistico Salese organizza itinerari sull’Appennino parmense-.

Di Cristina Gattamorta

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