I Castelli Romani tra vini e storia


I Castelli Romani figurano ai primissimi posti d’Italia con la più antica tradizione vitivinicola, se non addirittura sul gradino più alto del podio. Il suo vino più celebre, il Frascati, era apprezzato già in epoca romana e diversi papi ne sono stati cultori nel XVII secolo. Dal 1966 il Frascati è una DOC, la più rappresentativa delle ben sette denominazioni dei Castelli Romani (le altre sono Colli Albani, Colli Lanuvini, Marino, Montecompatri, Velletri e Zagarolo) unite dalla Strada dei Vini dei Castelli Romani.

Siamo alle porte di Roma, una terra di origine vulcanica intrisa di storia e nota anche per le celebri “gite fuori porta” sull’onda dei vini ma anche dell’ottima gastronomia locale. Il centro di gravità dei Castelli Romani è dunque la stessa Frascati, cittadina nata a seguito della distruzione dell’antichissima Tusculum nel 1191: fu rasa al suolo e gli abitanti si rifugiarono in capanne di frasche, da qui il nome della città. Frascati è nota per le ville, costruite tra il XVI e il XVII secolo per motivi politici e sociali dall’aristocrazia romana e dalla corte papale. La più celebre è proprio Villa Aldobrandini, che oggi domina la grande Piazza Roma.

Dei numerosi, importanti artisti che descrissero, adornarono o amarono Frascati (tra cui Vanvitelli, Goethe, Byron, Belli), tanti trovarono spunto nelle mescite di vino, le osterie (dette fraschette), che furono non solo punto di incontro popolare, ma tratti specifici del luogo. E fino agli anni ’70 del XX secolo queste sono rimaste meta privilegiata delle “gite fuori porta” dei romani per gustare il vino. Ma, proprio in tema di vino, i più importanti produttori di Frascati si trovano nelle zone limitrofe dei Castelli Romani.

Nella vicina Monte Porzio Catone, ad esempio, ha sede una cantina emblematica del vino Frascati: Fontana Candida, che da sola significa oltre il 40% della Denominazione. Ed è uno dei rari casi in cui quantità fa rima anche con qualità: il Frascati Superiore Terre dei Grifi vanta gusto e freschezza irresistibili, il cru Santa Teresa è un Frascati di longevità inaspettata e il nuovo Luna Mater, frutto di una rigorosa selezione, è un bianco di alto livello. Ma ne parliamo meglio nell’apposito box. A ogni modo, Fontana Candida è tra quei pochi produttori che, dopo l’inevitabile “diluizione” della qualità subìta dal Frascati a seguito dell’enorme picco di popolarità degli anni ’80 e ’90, ha saputo riportare questo vino agli antichi splendori.

Da Monte Porzio Catone, basta fare pochi chilometri verso Colonna per trovare un altro produttore di tradizione, Principe Pallavicini. L’antica famiglia produce vino in zona dal 1700 ma oggi è più che mai orientata alla qualità e degli 80 ettari vitati, ben 50 sono iscritti all’albo del Frascati. La cantina ha il punto accoglienza a ridosso della via Casilina, ma la parte storica dell’azienda è sul versante opposto, in zona Marmorelle, con i vigneti storici e il casale sotto il quale si snodano due livelli sotterranei di grotte, tuttora utilizzate per affinare i vini sia in botte sia in bottiglia. Poggio Verde è l’etichetta di punta del Frascati, mentre il 1670 (che segna l’anno di inizio dell’attività vitivinicola) è un IGT bianco di fascino.

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A pochi chilometri da Frascati, stavolta verso la parte sud dei Castelli Romani, troviamo l’elegante Grottaferrata, cittadina residenziale dominata dall’Abbazia di San Nilo (costruita nell’anno 1006) e con piccole catacombe (Ad Decimum, sulla via Anagnina), scoperte casualmente nel 1905 e risalenti al III secolo d.C.Attraversando Grottaferrata e passato il noto crocevia di Squarciarelli, la via Frascati ci porta verso la via dei Laghi, dove nei pressi, proprio tra Marino e Grottaferrata, troviamo Castel de Paolis. È uno dei produttori di maggior valore del Lazio tutto, con un Frascati veramente degno di nota ma anche rossi di spessore, tra cui il Quattro Mori, un rosso pluripremiato che unisce quattro varietà in uvaggio (Syrah, Cabernet Sauvignon, Merlot e Petit Verdot). In alcune annate, la cantina ancora produce un vino bianco dolce squisito ma, purtroppo, praticamente sparito, il Frascati Cannellino. Castel de Paolis è nata nel 1983 a opera dell’On. Giulio Santarelli e al termine di sperimentazioni condotte dal prof. Attilio Scienza. Molto bella la sala dove sono accolti i visitatori, affiancata da due ampi spazi per eventi con terrazza panoramica.

Risalendo la via dei Laghi, si può visitare Castelgandolfo, con l’omonimo lago balneabile di origine vulcanica e la residenza estiva del Papa, ma per rimanere a tema vino bisogna scendere verso la via Appia per arrivare in località Frattocchie. Sulla piccola via Colle Picchioni, ha sede l’omonima cantina, non facile da rintracciare: “prima ci devono trovare…”, scherza il titolare Armando Di Mauro, figlio di quella Paola che ha dato vita e lustro a questa piccolissima cantina. Anzi, nel periodo buio per i vini del Lazio, Il Vassallo ha dimostrato al mondo e una volta per tutte le potenzialità del terroir dei Castelli Romani, anche grazie all’abile mano di Riccardo Cotarella. Colle Picchioni produce anche tre bianchi, due IGT Lazio e un DOC Marino.

L’ultima tappa vinicola nei Castelli Romani può essere un paese meno noto per la DOC (Colli Lanuvini) ma ben più valido per un produttore: parliamo di Genzano e della cantina Cavalieri, da cinque generazioni produttrice di vini. La moderna sala degustazione affaccia sulla vigna più vecchia, dalla quale nascono i bianchi, l’ovvio Colli Lanuvini e la selezione Teresa. Ma c’è anche un grande rosso, l’IGT Rùtilo, maturato in tonneaux. A proposito di Genzano, la cittadina dell’Infiorata, sulla strada principale la norcineria Azzocchi ha fatto della Porchetta un’arte dal 1830 grazie a una particolare speziatura. Non sono da meno gli altri salumi di produzione propria (dalle coppiette all’eccellente Filetto del Ghiottone) così come i formaggi e le altre prelibatezze. La vera patria della porchetta, però, è l’adiacente Ariccia, dove questo arrosto di suino non solo ha guadagnato l’IGP, ma sarebbe perfino nato. Dal 1950, poi, la prima domenica di settembre vi si svolge la Sagra della Porchetta.

A proposito di gastronomia, la cucina dei Castelli Romani risente molto degli influssi romani, ma non mancano tipicità come la suddetta porchetta, le bruschette in numerose declinazioni, ma rigorosamente con il pane casareccio di Genzano, le fettuccine all’uovo, la polenta con le spuntature, le castagne, i salumi (soprattutto corallina e coppiette), i formaggi della pastorizia come la squisita – e rara – provatura. Il celebre ristorante di Frascati Cacciani, ad esempio, ci farcisce degli squisiti crostini alla provatura.

Ma se di questa meta frascatana ci occupiano nelle pagine a seguire, vale la pena segnalare un altro locale di livello: l’accogliente Locanda dello Spuntino a Grottaferrata. Il nome è una garanzia dagli anni ‘80 ma, soprattutto, la famiglia Fortini porta avanti una tradizione iniziata nel 1960 dal nonno come “fraschetta” e oggi diventata ristorante. Il locale è a dir poco suggestivo, i piatti gustosi e giustamente “abbondanti”.

Per chi frequenta i Castelli Romani, Cacciani è un nome talmente noto da rasentare il mito. O meglio, da rappresentare la meta gastronomica imprescindibile per quanti passano a Frascati. Il ristorante nacque nel lontano 1922 con il “nonno” Leopoldo, convinto dal padre Tommaso ad avviare un’attività di ristorazione visto il grande turismo dell’antica cittadina laziale (alcuni piatti ideati all’epoca da Leopoldo – il crostino alla provatura, il pollo alla diavola, il fritto di verdure – sono tutt’oggi presenti in carta). Negli anni ’50, Cacciani è non solo un punto di riferimento della cucina romana, ma anche meta del jet-set. Quindi rimane per oltre vent’anni un ristorante di alto livello più che una semplice alternativa gourmet alle trattorie e alle “fraschette” che popolavano Frascati. Ma dalla fine degli anni ‘80 la ristorazione dei Castelli Romani è cresciuta sia in quantità sia in qualità, così Cacciani si è ritrovato nella posizione di non essere più “il solo”, ma è in questo momento che entra in gioco la terza generazione di famiglia, con Leopoldo, Caterina e Paolo. Ed è proprio quest’ultimo, abile chef ma anche sommelier, a proporre la ricetta tipica.

di Alberto Lupetti – foto di Corrado Bonomo

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