Val d’Ultimo: il Trentino nascosto


La Val d’Ultimo parte da Lana e si sviluppa per una quarantina di chilometri in direzione Sud Ovest, correndo quasi parallelamente al primo tratto della Val Venosta, da cui è separata da una catena montuosa che termina nei 3400 metri del Zufritt Spitz. L’unico collegamento tra la valle e il resto del mondo si è per lunghi secoli limitato a una disagevole mulattiera, da dove si poteva vedere scorrere il legname lungo il torrente Valsura, alla volta di Lana.

La via di accesso alla Val d’Ultimo è davvero poco usuale, per non dire sorprendente. L’auto si arrampica subito su una ripida salita segnata dai tornanti, lasciandosi alle spalle un magnifico panorama sulla conca di Merano. Fittissime coltivazioni di frutteti e vigneti costeggiano la strada, che a un certo punto sfiora le vestigia del duecentesco Castel Montebruno.

Quindi si prosegue quasi a mezza costa, sempre più in alto, mentre il Valsura, raramente visibile, scorre vorticoso in fondo alla gola. Poi la strada cessa di salire, i frutteti e i vigneti si diradano, per lasciare posto ai boschi e a una torre cuspidata che sbuca da un mare di abeti. La torre è ciò che rimane del Castello dell’Ultimo, edificato nel XII secolo.

Da non perdere San Pancrazio, un suggestivo paesino da cui spunta il campanile della Chiesa di San Sebastiano. Da qui, muovendosi verso Santa Valburga,  la valle non è più cupa e impervia, ma armoniosa e la popolazione è distribuita in singole e isolate unità abitative. Spettacolare la vista che si apre poco dopo, nei pressi del Lago di Zoccolo, il più esteso bacino artificiale della valle.

Proseguendo ci si imbatte in San Nicolò, forse il paese più delizioso della Val d’Ultimo, sorto in bella posizione a mezza costa, da cui si può raggiungere la chiesetta gotica di San Maurizio, ritenuta la più antica della Val d’Ultimo stessa.

Oltre San Nicolò la vallata diviene più tipicamente montana, e si prosegue quasi accanto al torrente, incrociando di tanto in tanto piccoli gruppi di masi che sembrano uscire da qualche favola d’altri tempi.

Si giunge così a Santa Gertrude, situato ai margini del Parco Nazionale dello Stelvio e annunciato da qualche larice millenario.

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