Da Ragusa a Modica sulla strada del Barocco


Si racconta che una parte dei cittadini di Ragusa, dopo il terribile terremoto del 1693, guidati dal ceto nobiliare, volesse ricostruire le proprie abitazioni nell’antico sito e un’altra parte, più borghese ed imprenditoriale, nel nuovo sito del Patro, ma pare che a dividere i ragusani fossero due chiese, quella di San Giorgio e San Giovanni, con la seconda da tempo sottomessa alla prima. Il terremoto fu l’occasione per i fedeli di dividersi e dar vita a due distinti insediamenti e a due nuove chiese. Il Duomo di San Giorgio, al centro di Ibla, fu dedicato al patrono della città. Percorrendo Corso XXV Aprile si raggiunge, poi, il giardino di Ragusa Ibla, conosciuto come villa comunale, con gli affacci sulle vallate di San Domenico e San Leonardo. Spostandosi di poco si riconosce la meridiana, l’orologio solare, che contraddistingue il campanile di San Domenico.

Ragusa occasioneNella villa comunale, tra zampilli di fontane e siepi curatissime ci si può concedere un panino seduti all’ombra delle palme, come suggerisce il libro 101 cose da fare in Sicilia almeno una volta nella vita. Ragusa Ibla va girata a piedi per ammirare non solo le chiese, ma anche i palazzi, i balconi, le sculture sardoniche e sbeffeggianti, e così tuffarsi nel suo passato ricco di storia. Ma val la pena visitare anche i suoi negozi che propongono l’artigianato siciliano o i profumi e la gastronomia locale. Lasciando piazza del Duomo, solo dopo aver assaggiato il gelato di Gelato DiVini, scegliendo tra vari gusti che vanno dal gelsomino alla menta, si possono scegliere due ristoranti con chef a due stelle: il Duomo e Don Serafino.

Modica, la Venezia del sud

Percorrendo la statale 115 per una quindicina di chilometri, eccoci a Modica, dove si consiglia di arrivare di sera e cominciare la visita dall’alto, dalla strada del Belvedere. La vista lascia senza fiato: una grande valle, dove un tempo scorrevano i fiumi Ianni Mauro e Pozzo dei Pruni, e si potevano contare 23 mulini, e all’interno del centro urbano ben 17 ponti, tanto da farla immaginare come la Venezia del sud. Ricoperti i fiumi, dopo l’alluvione catastrofica del 1902, si è sviluppata Modica bassa. Quasi mille anni di storia sono testimoniati da chiese, castelli e palazzi di straordinaria bellezza. Qui il 25 marzo 1296 nacque la contea di Modica, uno dei più importanti feudi del Mezzogiorno d’Italia, che abbracciava Ragusa, Scicli, Chiaramonte Gulfi, Vittoria, Santa Croce Camerina, Pozzallo, Ispica e Caccamo (Palermo). Un feudo che cessò di esistere nel 1816 con il Regno delle Due Sicilie. “Modica rappresenta un modello esemplare di città fortezza. Con il suo castello e l’antica chiesa madre di S. Giorgio essa si erge a baluardo inespugnabile nella lunga guerra civile tra le fazioni latina e catalana che si contendono il dominio dell’isola”, racconta Giuseppe Barone, storico, presidente della Fondazione Giovanni Pietro Grimaldi di Modica. “Anche quando l’investitura feudale passerà alla famiglia Cabrera (1392-1480)”. Fuori dalle sue mura sorgerà una fiorente comunità ebraica, decimata nel Medioevo dai pogrom, conseguenza della conquista turca di Costantinopoli e del conflitto ottomano con l’Occidente cristiano. Ne è testimonianza il quartiere Cartellone, a ridosso del centro, dove è in corso un’intensa attività di recupero edilizio da parte di locali e stranieri. Modica alta e bassa, che in passato hanno vissuto forti contrasti, oggi affascinano per le costruzioni tardo barocche, successive al terremoto del 1693, mentre il loro benessere deriva dall’intensa stagione di “città-capitale”, dalla diffusione, nel Seicento e nel Settecento, dell’enfiteusi e della privatizzazione della terra (una ragione per la quale la mafia qui non ha mai attecchito). “In questa età dell’oro”, aggiunge il professor Barone, “l’impianto urbanistico registra una profonda trasformazione”. Le due chiese cattedrali, di S. Giorgio (nella zona alta) e di S. Pietro (nella parte bassa) costituiscono le direttrici dell’espansione edilizia ecclesiastica e civile. Purtroppo nel dopoguerra sono sorti diversi palazzi “moderni”, che hanno un pò deturpato la bellezza architettonica della città, ma per fortuna oggi non si costruisce più e si cerca di restaurare antiche case e palazzi sia per accrescere l’ospitalità alberghiera sia per accogliere i numerosi turisti che desiderano possedere una parte di una “terra impareggiabile”, come il premio Nobel per la letteratura, Salvatore Quasimodo, nato a Modica, ha definito la Sicilia. Arte e cultura a Modica sono, infatti, di casa. Ma questa cittadina, di poco meno di 60 mila abitanti, attrae oggi il turista non solo per il suo itinerario barocco, ma anche per quello dolciario (la cioccolata di Modica è unica al mondo), per la sua vicinanza al mare (le sue spiagge conquistano da molti anni la Bandiera Blu), e per i numerosi eventi culturali.

Un’occasione speciale

È una terra ricca di storia, di luoghi da vedere, di tradizioni da vivere, un territorio passionale e vivo. Con molte occasioni. Ne abbiamo parlato nel numero di aprile del nostro giornale. Se te lo sei perso, o se vuoi rileggere l’articolo, puoi scaricare la App che ti permette di consultare gli arretrati: fai clic su questo collegamento.

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