Val Gardena: tesori della tradizione da scoprire


Sono molte le meraviglie della cultura e della tradizione della Val Gardena che possono incuriosire eppure sfuggire al turista occasionale. Vediamone due molto affascinanti.

La lingua ladina, patrimonio della Val Gardena

Val GardenaQuando i gardenesi sono tra di loro, parlano prevalentemente il ladino. Questa lingua antica risale al periodo della presenza dei Romani nella zona alpina e mostra delle evidenti analogie con il castigliano, con il provenzale e con il catalano. Nell’anno 15 a.C. il condottiero romano Druso conquistò la regione montana e dalla fusione dell’antica cultura celtica con quella dei romani nacque la lingua ladina. Numerosi nomi di masi, di zone e di luoghi dimostrano ancora oggi nell’Alto Adige trilingue la notevole diffusione del ladino fino al XVI o XVII secolo: Ciardes, Tarces e Pra Maggiore (Prämajur) in Val Venosta e Tschöfas, Tanürz e Albions adiacenti alla Val Gardena sono degli esempi tangibili. Con le migrazioni delle popolazioni germaniche si impose il tedesco, isolando la lingua ladina nelle valli laterali, difficilmente raggiungibili. Oggigiorno il ladino è materia obbligatoria nelle scuole ladine ed esistono diverse pubblicazioni in lingua ladina (libri e giornali), trasmissioni radiofoniche e televisive.

Le antiche bambole della Val Gardena

Val GardenaNel diciottesimo secolo, prima che ci fossero le piste da sci e gli impianti di risalita, la Val Gardena, con le sue distese di boschi, era considerata una “fabbrica di giocattoli”. Qui, infatti, abili intagliatori realizzavano bambole, orsetti, pinocchi e altre figure, tutte tassativamente in legno. Una tradizione che si è persa verso la fine dell’ottocento, quando la valle ha cominciato ad essere conosciuta soprattutto come meta turistica. Judith Sotriffer, di Ortisei, ha riportato in vita le tradizioni del 1700 e nel suo laboratorio realizza bambole in legno che seguono, nel design, le forme del passato, ricordando la vera identità del giocattolo in legno. Le bamboline, intagliate a mano con cura, esperienza e passione, sono caratterizzate da forme semplici e colori che si ripetono: capelli corvini, occhi chiari, gote rosse e un sorriso. Judith riesce a costruirne di tutte le dimensioni, dalle più piccole, di un centimetro e mezzo, a quelle in scala 1:1, a dimensioni naturali. I clienti non arrivano qui solo per cercare dei giocattoli di altri tempi, ma anche per trovare un oggetto originale da inserire nell’interior design della propria casa. “Le mie bambole, nelle varianti più grandi, sono state scelte per essere collocate all’ingresso di case importanti e di alberghi della valle”, conferma l’artista, che con autentica passione lavora da anni il cirmolo trasformandolo in piccole biancanevi gardenesi.