Montagna e spirito: arte senza tempo


Come si può dare un corpo artistico alle visioni suggerite dalla vita in montagna? L’abbiamo chiesto a Gabriele Maquignaz.

L’artista e la montagna

Jeans, scarpe da tennis, un maglione a giro collo da cui esce il colletto di una camicia chiara, i capelli un po’ spettinati e la barba incolta ma ben curata. L’aspetto casual, vagamente grunge, da studente universitario non fa pensare a quello di un artista “maledetto”. Sono gli occhi lucidi e inquieti, la rapidità dialettica, la destrezza quasi compulsiva con cui passa da un concetto ad un altro a tradire la curiosità vorace del creativo. Figlio d’arte, Gabriele Maquignaz, classe 1972, manifesta la propria vocazione creativa fin da ragazzo, ma si distacca nettamente dallo stile del padre, noto pittore di Breuil-Cervinia saldamente ancorato al territorio. Anche Gabriele attinge dalle sue cime austere e “spirituali”, ma lo fa in maniera del tutto originale. Le sue pitto-sculture, forgiate e assemblate nel laboratorio-atelier al piano terra della casa di Valtournenche, con fucina, maglio, incudine e martello, pinze e tenaglie e altri strumenti del fabbro, sono il retaggio di giochi d’infanzia, momenti felici e incontri con animali mitici o di fantasia. Ma toccano anche gli abissi senza fondo della disperazione e la sublimazione dell’anima. Così con la maestria e l’abilità nel manipolare i materiali che lo caratterizza, Maquignaz combina ferro, acciaio, bronzo, legno, plastiche e resine, per dar vita alle sue creature fantastiche, specchio delle paure terrene e di una società priva di spiritualità, come le “Icone sexy chic”.

Un’arte senza tempo

Nella casa in cui vive con la moglie Nicole e i figli Aimé e Cherie molte delle sue opere sono parte integrante dello stile abitativo e si integrano con arredi e complementi di design. L’arte è elemento della quotidianità, interpretazione della vita terrena ma anche instancabile ricerca di un ulteriore piano esistenziale. Ne sono conferma le sue più recenti opere “Il Pianto di Cristo”, una tela gigantesca di 3 metri per 7 che rappresenta il volto di Cristo e simboleggia la pace nel mondo e il “Codice Maquignaz”, un trittico che è stato, fino ad ora, realizzato in 25 pezzi unici nei quali è sempre presente un manifesto composto da 10 frasi, che è parte integrante dell’opera. L’artista ha realizzato numerose mostre, in Italia e all’estero ed è seguito ed apprezzato da numerosi critici.