Meccano: scatole di fantasia


La storia del Meccano, gioco di montaggio per eccellenza, inizia nel lontano 1898 da una geniale intuizione dell’inglese Frank Hornby, che progetta una serie di parti metalliche di varie forme e alleggerite da fori, tra loro collegabili attraverso piccoli dadi e bulloni oppure snodi meccanici e ruote di varie dimensioni.

Probabilmente Hornby non immaginava che la sua invenzione si sarebbe trascinata fino ai giorni nostri, facendo la felicità di bambini, ragazzi e adulti in tutto il mondo, per oltre cent’anni. E non avrebbe immaginato di certo che a far dimenticare il Meccano sarebbe stata una Mela, un sistema operativo a finestra, un file elettronico pieno di musica digitale e un sistema di gioco e comunicazione adatto al cyber-spazio.

Eppure ancora oggi i sociologi ritengono il Meccano (e i giochi affiliati nella categoria) quanto di meglio si possa dare ad un ragazzo di 8-10 anni per stimolarne la manualità e il senso creativo.

Storia del Meccano

La prima fabbrica del Meccano, sorta nella fumosa Liverpool in Inghilterra, nel 1907 già sfornava alcune migliaia di scatole al mese, per arrivare a commercializzarne, insieme a quelle prodotte nel secondo stabilimento di Bobigny, nel 1951, più di cinquecentomila in un anno!

Era il periodo in cui i pezzi metallici erano verniciati rosso e verde, con diverse evoluzioni per ogni Meccanotipologia di accessorio, ed erano abbinati a tanti particolari di plastica colorata, per consentire la costruzione anche di macchine e oggetti molto complessi.

Il nome, d’altronde, proviene proprio da “Mechanics Made Easy” (Oggetti meccanici di facile costruzione), ma vedendo alcune incredibili realizzazioni non si può certo dire che sia proprio facile mettere in piedi con i pezzi del Meccano un diorama con treni, binari, stazioni, passaggi a livello ecc.

Da notare che la scatola n. 10, in legno di mogano con 4 cassetti pieni di ogni ben di Dio, numerata e con serratura a chiave, vale oggi circa 2000 euro ed è una rarità in tutto il mondo. Se qualcuno ce l’ha in soffitta, la tiri fuori. Può rappresentare una piccola fortuna.

 

 

 

Testo di PAOLO DE PETRIS

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