Enoarte – dipingere la bellezza con il vino


Per arrivare a casa di Elisabetta Rogai e scoprire l’Enoarte devi percorrere una strada a tratti tortuosa punteggiata di alti cipressi.

Curva dopo curva lo spettacolo ti riserva nuove meraviglie, passando dalla villa dove una coppia di falconieri addestra aquile e corvi, fino al cancello di casa dove l’artista ti aspetta sorridente.

Siamo a Bargino, lì dove il vino non smette mai di sorprenderti fino a diventare arte. Sì perché la nostra artista è diventata famosa nel mondo da quando ha cominciato a intingere il suo pennello nel vino rosso o rosé, trattato grazie a una tecnica sperimentale brevettata come Enoarte.

Così i suoi quadri invecchiano, ma come il buon vino migliorano, diventano più intensi, con le nuance più scure che scolpiscono volti e figure.

Rosso vinaccia e cremisi sono i colori anche della sua abitazione a Bargino, un ex mulino del 1200 dove l’artista col marito Marco si è trasferita lo scorso autunno.

In città torno ogni giorno, il mio atelier è lì da 20 anni – racconta a Ville&Casali – ma sono felice quando posso trascorrere tempi più lunghi in questa oasi di pace, nel Chianti”.

Il che accade sempre meno di frequente visto che la sua Enoarte è richiesta in Cina come in Russia.

Elisabetta Rogai e l’Enoarte

EnoarteLe aziende vinicole la corteggiano eleggendola ad ambasciatrice del loro “nettare divino” nel mondo. Ma nonostante i successi internazionali l’emozione più grande per Elisabetta rimane l’esperienza a Siena dove nell’agosto 2015 è stata chiamata a dipingere il drappellone dell’Assunta per il Palio.

Un drappo di oltre due metri di seta proveniente dall’Antico Setificio Fiorentino, dove la pittrice, secondo il cliché, ha dipinto la Madonna circondata di spighe, gli stemmi delle contrade, la città di Siena.

Grazie all’Enoarte si è anche guadagnata la copertina del Vinitaly sempre lo scorso anno ed è entrata tra gli accademici dell’Accademia delle Arti e del Disegno di Firenze.

Quest’anno è già volata due volte in Cina e si prepara a sbarcare a Saigon, in Vietnam, dove realizzerà una performance in diretta con i vini di un’azienda toscana.

Aveva appena nove anni quando iniziava a “imbrattare” fogli e tele rimediate in casa. I suoi primi soggetti erano rubati alla natura e dunque gli animali, i cavalli soprattutto.

Poi la sfida con se stessa, ovvero l’anatomia. Così frequenta un maestro che la mette sulla buona strada. Il resto lo farà da sola, sempre in sella alla sperimentazione. Ed ecco le prime figure su tessuto denim, sempre donne, e di carattere: “La bellezza – dice – è nell’equilibrio di un volto e non nella simmetria del canone classico”.

 

 

 

 

A cura di Loredana Ficicchia
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